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Varie cronaca | 17 ottobre 2020, 19:53

Motivazioni sentenza processo Geenna a Torino, 'in Vda diverse 'ndrine'

Sono state depositate ieri venerdì 16 ottobre alla Cancelleria del tribunale di Torino le motivazioni della sentenza di condanna in primo grado nel processo 'Geenna' svolto in rito abbreviato lo scorso luglio e terminato con 12 condanne

Il processo Geenna in rito abbreviato a Torino si è svolto nell'aula bunker del carcere 'Lo Russo e Cotugno' alle Vallette

Il processo Geenna in rito abbreviato a Torino si è svolto nell'aula bunker del carcere 'Lo Russo e Cotugno' alle Vallette

"L'inchiesta di Dda di Torino e carabinieri del Gruppo Aosta e del Ros - scrive la gup Alessandra Danieli nelle 849 pagine della sentenza - consente di ritenere acquisita la prova in ordine alla esistenza nel territorio della Valle d'Aosta", quantomeno a partire dal 2014, "di una associazione mafiosa denominata locale di Aosta, articolazione territoriale della associazione di stampo mafioso denominata 'ndrangheta', dalla quale ha mutuato rituali, ruoli, e modelli organizzativi, al cui interno sono inseriti soggetti appartenenti a diversi 'ndrine (in particolare a quella dei Nirta, provenienti da San Luca), nonché in ordine all'appartenenza a tale sodalizio mafioso dei soggetti" imputati per questo reato.

Secondo il giudice di primo grado, infatti, ricorrono "i presupposti per la configurabilità del delitto di associazione di tipo mafioso alla luce dei principi" elaborati dalla Corte di Cassazione "in materia di articolazioni territoriali del sodalizio mafioso costituite fuori dal territorio di origine". Se fino agli anni 2000 la presunta locale aostana faceva riferimento al "Mandamento Tirrenico" (comuni di San Giorgio Morgeto, Rosarno, Cittanova con le rispettive locali) l'avvio dell'indagine Geenna ha portato alla luce la presenza dei fratelli Giuseppe e Bruno Nirta, originari di San Luca, parte del "Mandamento Ionico". E' emerso, scrive il gup, uno "stretto legame tra Marco Fabrizio Di Donato (originario di San Luca e cugino di Bruno Nirta) e" il ristoratore "Antonio Raso (originario di San Giorgio Morgeto)", considerati ai vertici della locale aostana. Nella sentenza il giudice conferma inoltre l'impianto accusatorio relativo alle passate inchieste mai sfociate in processi: "Le risultanze delle attività investigative svolte tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, ed in particolare quelle confluite nella indagine denominata 'Lenzuolo', rilette" anche alla luce del processo Minotauro "consentono di ritenere che, all'epoca, in Valle d'Aosta, fosse presente ed operativo un vero e proprio locale, la cui costituzione risaliva, verosimilmente, alla fine degli anni '70". Inoltre, per la gup "Non può non sottolinearsi come il fatto che gli ultimi tre presidenti della Regione autonoma Valle d'Aosta (Augusto Rollandin, Pierluigi Marquis e Laurent Vierin, i quali hanno peraltro avuto anche attribuzioni prefettizie), si incontrino, anzi, cerchino addirittura, i due fratelli Di Donato, entrambi pluripregiudicati e notoriamente legati da vincoli di parentela con la famiglia Nirta di Quart, emersa anche nelle cronache locali per il coinvolgimento di alcuni suoi componenti in traffici di stupefacenti.

La sentenza del gup Danieli aveva parzialmente ridotto le richieste di condanna avanzate nel febbraio scorso dai pm della Dda Stefano Castellani e Valerio Longi: un anno e 4 mesi per Giacomo Albanini 59 anni, di Novara, sospensione condizionale della pena; 10 mesi e 20 giorni per Vincenzo Argirò (63, di Locri); un anno e sei mesi per per Roberto Bonarelli (65, Aosta); 9 anni per Marco Fabrizio Di Donato (51, Aosta); 5 anni e quattro mesi per Roberto Alex Di Donato (43, Aosta); tre anni per Roberto Fabiani (47, Chiaromonte), 2 anni e 4 mesi per Salvatore Filice (53, Petilia Policastro), 5 anni e 4 mesi per Francesco Mammoliti (49, Aosta), 12 anni e 8 mesi per Bruno Nirta (62, San Luca), un anno e 4 mesi per Rocco Rodi (46, Locri), pena sospesa; 4 anni e 6 mesi per Carlo Maria Romeo (61 avvocato torinese originario di Bovalino); 4 anni per Bruno Trunfio (50, Chivasso).

Condannati alle pene più pesanti per associazione a delinquere di stampo 'ndranghestista sono stati Bruno Nirta, i fratelli Di Donato e Francesco Mammoliti. Nirta sarebbe stato il promotore della 'ndrina di Aosta, Marco Fabrizio Di Donato il capo, suo fratello Alex e Mammoliti i sodali operativi. Un locale di 'ndrangheta per gli inquirenti teso a condizionare e inquinare la vita politica, amministrativa ed economica della Valle. Marco Fabrizio Di Donato è stato anche condannato per voto di scambio relativamente alla campagna elettorale di Monica Carcea a St-Pierre (imputata nel procedimento Genna in rito ordinario ad Aosta).

Bonarelli e Albanini erano stati invece condannati per favoreggiamento: avrebbero avvertito Antonio Raso (ristoratore aostano a processo ad Aosta in rito ordinario) della collocazione di microspie nel suo ristorante-pizzeria 'La Rotonda' ad Aosta. Salvatore Filice era accusato di tentata estorsione in concorso e violazione delle norme sulle armi mentre Trunfio, Argirò, Romeo, Rodi e Fabiani sono stati condannati per traffico internazionale di stupefacenti.



red. cro.

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