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FEDE E RELIGIONI | 12 ottobre 2020, 09:00

E’ beato Carlo Acutis, una vita luminosa donata agli altri

Ad Assisi, nella terra benedetta dalla vita di san Francesco, la beatificazione del giovane che aveva “con Gesù un rapporto personale, intimo, profondo”, come sottolineato dal cardinale Agostino Vallini, rappresentante del Papa, nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica Superiore. Carlo sarà celebrato ogni anno il 12 ottobre, giorno della sua nascita al Cielo

E’ beato Carlo Acutis, una vita luminosa donata agli altri

I riccioli scuri accarezzati dal vento, l’accenno di un sorriso, uno sguardo di pace. Carlo Acutis è raffigurato così nel drappo che viene svelato non appena il cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi, pronuncia la formula di beatificazione. Accanto all’altare la reliquia con il suo cuore; un cuore che palpita ancora in quello di molti e soprattutto in quello dei suoi genitori, Antonia e Andrea, che il cardinale Vallini chiama a sé per salutare. Nel suo abbraccio c’è quello della Chiesa, riconoscente verso questi sposi per aver lasciato libero Carlo di camminare sulla strada indicata da Gesù. Faro di luce E proprio la Chiesa da oggi ha un “faro di luce” che qui, nel cuore dell’Umbria, ha attirato al Signore migliaia di persone. Carlo ha sollevato domande, interrogato sul proprio cammino di fede, ha suggerito l’unica “autostrada” da percorrere per il Cielo.

Stupisce la sua semplicità. Stupisce il sì al Vangelo detto con convinzione fin da bambino, stupisce la rivoluzione che quella breve risposta compie in lui e in tutti quelli che lo hanno conosciuto, perché una volta che la luce ti investe non puoi più scivolare nel buio.

Gesù, l’amico Il cardinale Agostino Vallini ripercorre nella sua omelia i tratti della vita del giovane, stroncato nel 2006 da una leucemia fulminante. Si interroga su quanto aveva di speciale, pur essendo come tutti gli altri ragazzi della sua età, ma in lui spiccava la passione per internet, via “per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza”, come sottolineato da Papa Francesco nella Christus Vivit. Grande era l’amore per il Signore, suo “Amico, Maestro e Salvatore”, fonte della sua energia per offrire ancora di più l’amore alle persone e fare loro del bene.

“Aveva il dono di attrarre – spiega il porporato - e veniva percepito come un esempio”. L’immagine della vite e dei tralci è molto eloquente per esprimere quanto sia necessario per il cristiano vivere in comunione con Dio. La sua forza sta proprio qui: avere con Gesù un rapporto personale, intimo, profondo, e fare dell’Eucarestia il momento più alto della sua relazione con Dio. (Benedetta Capelli)

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