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CULTURA | 30 settembre 2020, 10:30

IL GIARDINO DI LILITH: Sei stressata?

“Io stessa non sono mai stata in grado di scoprire cosa è esattamente il femminismo; so solo che la gente mi chiama femminista ogni volta che esprimo sentimenti che mi differenziano da uno zerbino.” (Rebecca West)

IL GIARDINO DI LILITH: Sei stressata?

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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Sei stressata?

L'altro giorno, sono andata a bere un caffè con un'amica, che aveva appena finito una visita dal fisioterapista.

Visibilmente irritata, mi raccontò che era stanca che i suoi malesseri venissero costantemente legati allo stress.

"Hai mal di pancia? Stress! Hai le occhiaie, la ritenzione idrica? Colpa dello stress! Senti dolore alla spalla? Sempre e solo stress!!".

Il fisioterapista aveva infatti collegato il suo mal di schiena alla sua situazione emotiva: "gli ho domandato perché, se fossi stata un uomo mi avrebbe chiesto quali pesi avessi alzato;  mentre, visto che sono donna, tutto si riducesse ad una reazione emotiva. Lo trovo irritante e sessista. Ho passato il fine settimana a fare il giardino, faccio la spesa quasi ogni giorno con mia figlia legata al petto e ho spostato un mobile a casa... Forse, ho semplicemente la schiena a pezzi".

Confesso che, inizialmente, avevo trovato la sua reazione esagerata. Prendersela con il fisioterapista per una 'sottigliezza' simile mi pareva proprio un effetto dello stress che tanto rinnegava: che ne poteva sapere lui di tutti i lavori fisici che faceva, d'altronde? I giorni a seguire però, pensai molto alle sue parole ed ai miei pensieri relativi: in effetti, la mia amica non aveva tutti i torti. Era proprio il fatto che il fisioterapista non considerasse la possibilità che lei facesse sforzi fisici di una certa entità, il problema.

Ripensai a quante volte le mie reazioni venissero additate direttamente e banalmente allo stress. E a quante poche volte mi era capitato di sentire una giustificazione simile per un uomo.

–    Se sei di cattivo umore, sei stressata per gli ormoni.

–    Se ti arrabbi, sei stressata e ti manca il sesso.

–    Se hai dei malesseri fisici, è sicuramente esaurimento nervoso.

Se da un lato, le donne sono spesso costrette ad occuparsi di troppe cose, portandole inevitabilmente ad essere sottopressione, dall'altro non dovrebbe essere un automatismo prendere per scontato questo stress come giustificazione di ogni nostra reazione emotiva né, al contempo, accettarlo se davvero presente.

Lo "stress" è l' "Isteria femminile" dei giorni nostri: proprio come nel '600, le reazioni ed i malesseri femminili vengono quasi unicamente asssociati ad una psiconevrosi.

Come se fosse impossbile dissociare il concetto di donna da un'influenza emotiva costante e invalidante.

E mentre la donna vede sminuire ogni suo disagio in un problema psicologico limitante, all'uomo viene tolto il diritto a questa giustificazione emotiva.

Perché come ogni medaglia, anche l'inequità ha due facce: se la donna viene considerata schiava delle sue emozioni e perciò irrazionale; se ogni suo male è perlopiù mentale e dunque da lei stessa creato... L'uomo d'altro canto deve dimostrarsi costantemente all'altezza di una razionalità priva di sbalzi ormonali. Deve essere forte ed avere i nervi saldi.

Un uomo non può cedere allo stress: potrà al massimo esser stanco, dopo una giornata od un periodo intenso. Se si piega alle influenze emotive è un uomo debole, incapace di rappresentare il giusto sostegno per la sua famiglia.

La donna è spesso esageratamente pressata e perciò sminuita, come se fosse costantemente in preda alla sue emozioni, rendendo impossibile prenderla sul serio; nel dolore, come nella vita quotidiana.

L'uomo viene invece incatenato nella mistificazione della forza, senza il sollievo della presa di coscienza dei suoi stati emotivi. Non gli è concessa la debolezza dello stress, del cedimento psicologico.

Questo è ciò che traspare da un'analisi più profonda di quel banale e apparentemente innocuo "sei stressata?".

Un dettaglio, un vocabolo, una minuzia linguistica nella lotta verso la parità dei sessi? Può darsi... Ma come diceva Harvey S. Firestone, "Il successo è la somma dei dettagli".

Isabella Rosa Pivot

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