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ECONOMIA | 15 settembre 2020, 10:30

Addio pasti fuori casa, come cambia il carrello degli italiani

Se è vero che siamo quello che mangiamo, e che il carrello della spesa è lo specchio della società, allora quello 2020 racconta un Paese profondamente cambiato

Addio pasti fuori casa, come cambia il carrello degli italiani

Le dispense degli italiani descritte nel Rapporto Coop 2020 segnano una netta inversione di tendenza rispetto solo a un anno fa. La prima sorpresa è che, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe di fronte a una crisi, risparmiare sul cibo non è più la norma. La strategia è cambiata, e se pure quasi un terzo degli italiani (il 29%) prevede di ridurre i propri consumi, e le spese per i beni di consumo scendono del 25%, alla spesa non si rinuncia.

Solo il 31% dichiara di voler acquistare prodotti di largo consumo confezionato più economici a fronte di un 37% della media europea: rispetto all’anno scorso sono il 50% in meno. Come dire che  oggi non è lo sconto il driver di scelta al supermercato. Altra novità: dopo anni di fuga dai fornelli, a subire un drastico calo è il ready to eat, il “pronto da mangiare”, che scende del 28% a fronte di un rialzo del 28% degli acquisti per ingredienti base per il “fatto in casa”, come uova e farine.

Il homemade, nato come esigenze nei mesi di clausura forzata, è diventato dunque consuetudine, con l’aiuto spesso di macchine supertecnologiche (la vendita dei robot da cucina ha segnato a giugno +111% rispetto al 2019). “La preparazione domestica dei cibi è probabilmente anche la nuova strategia degli italiani per non rinunciare alla qualità e contemporaneamente alleggerire il proprio budget familiare”, si legge nel rapporto.

Qualità e sicurezza contraddistinguono infatti gli acquisti in epoca Covid. Torna protagonista il cibo confezionato, che in un anno cresce ad un ritmo più che doppio rispetto all’intero comparto alimentare: +2,3% contro +0,5% (periodo giugno-metà agosto 2020). Il packaging fa la differenza anche per ortofrutta, salumi e latticini, e il 44% dei consumatori pulisce e disinfetta le confezioni acquistate prima di riporle in dispensa, per essere certo di non rischiare il contagio.

Al di là di questa importante novità, i tratti distintivi del carrello si confermano quelli del passato: nelle scelte degli italiani pesano ancora la sostenibilità (42%), il made in Italy (49%), il salutistico (38%). Per un italiano su 2 l’italianità e la provenienza dal proprio territorio acquistano ancora più importanza di quanta ne avessero prima, mentre riacquista forza il gourmet (+16,9%), l’etnico (+15,4%) e il vegan (+6,9%).  Su tutti, però, spicca la vittoria dell’e-food, nonostante sia più costoso (+25% rispetto al carrello fisico) e resti prerogativa dei ceti medio alti (vi ricorre il 56% dell’upper class contro il 39% della lower class).

In questo scenario nuove forme che mixano canale fisico e virtuale si affermano, come il click&collect, che passa ad occupare dal 7,2% delle vendite on line del 2019 al 15,6% nel post pandemia. Molti, infatti (è il 42%) ritengono comunque importante il consiglio del negoziante o dell’addetto al banco a riprova che il domani il modo modo di fare la spesa sarà multicanale. Tra le “vecchie” e buone abitudini, c’è poi quella green.

Gli italiani restano ai primi posti per la crescente attenzione alla sostenibilità con il 27% di persone che aumentato l’acquisto di prodotti ecofriendly, e l’attenzione alla sostenibilità influenza anche il 75% la scelta dei canali di acquisto. A questo proposito, il rapporto si chiude con una bella previsione: un milione e 700 mila italiani sperimenteranno acquisti green dopo la pandemia.

Bruno Albertinelli

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