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Chez Nous | 29 agosto 2020, 13:29

Politica e Giustizia

Senza entrare nel merito di recenti sentenze e decisioni della giustizia al cittadino sfuggono le diverse valutazione alle base delle sentenze

Politica e Giustizia

Da qualche anno a questa parte la giustizia penale e quella amministrativa condizionano la politica. Per contro la politica in questi ultimi anni ha fatto molto perché la giustizia penale e amministratine si occupasse della sua attività.

E’ bene ricordare che i tre poteri fondamentali dello Stato sono: Potere legislativo che deve fare le leggi; Potere esecutivo che deve farle eseguire, Potere giudiziario che deve giudicare se la legge viene rispettata.

Senza entrare nel merito di recenti sentenze e decisioni della giustizia, al cittadino sfuggono le diverse valutazione alle base delle sentenze.

Un esempio per tutte: in Valle alcune liste sono state escluse dalle competizioni elettorali per evidenti mancanze rispetto al dettato dei regolamenti. Nulla da eccepire. Ma allora perché la giustizia di Salerno per la medesima  manchevolezza, ovvero la mancata apposizione, sui moduli con le firme dei sottoscrittori, del contrassegno della lista, depositato quando è stata presentata la formazione elettorale, ha disposto la presentazione della lista?

Per il tribunale regionale di Salerno, il simbolo anche se non riportato graficamente sui moduli di presentazione risulta comunque descritto, per cui il ricorso è fondato. Secondo il Tar, non può essere messa in discussione la consapevolezza della lista che si andava a presentare. Allora perché il giudizio ad Aosta diverso che da Salerno?

Sulla prestigiosa rivista ‘Il Mulino’, il Costituzionalista Valerio Onida ha pubblicato un interessante quanto intrigante saggio dal titolo: “Politica e giustizia: problemi veri e risposte sbagliate”. Tra l’altro si legge: “«In Italia la sovranità è oggi passata dal Parlamento al partito dei giudici». Qual è il significato e qual è il grado di plausibilità (non si dice di veridicità) di queste parole, pronunciate in un incontro pubblico di partito dal presidente del Consiglio? Davvero in Italia c’è un rischio di «governo dei giudici»?” Per Onida no.

Per contro Domenico Annunziato Modaffari sul Foglio ha scritto: “Nella visione illuminista della disciplina dei poteri pubblici, il rapporto tra politica e magistratura è quello di un modello di netta separazione. Farsi carico della polis determinando le scelte collettive è cosa diversa dall’applicazione di quelle scelte alle controversie che possono nascere tra i membri di una comunità. In ogni caso, sono le costituzioni liberali ad affermare chiaramente che la politica deve fare le leggi e la magistratura applicarle: due compiti, chiari e distinti a cui si deve legare la “responsabilità”, che costituisce invece il valore principale per ispirare i comportamenti di tutti gli attori costituzionali in un sistema di legalità democratica. La regola del diritto è prodotta dalla politica ma è applicata dalla magistratura, ragion per cui, tutte le ipotesi che cercano di eliminare o confinare il ruolo dell’uno o dell’altro potere sono destinate a fallire nella pratica, ad alimentare una violenta conflittualità istituzionale nonché una esasperata sovrapposizione nelle diverse aree di competenza”.

I recenti fatti di cronaca saliti agli onori della cronaca con il pm Palamara, già presidente dell’Associazione Magistrati, hanno rafforzato l’opinione di chi sostiene che la giustizia è al pari della politica. Ci sono politici bravi e magistrati incapaci; ci sono magistrati impegnati e con la schiena dritta e ci sono politici stuoini che si interessano solo della loro poltrona; ci sono magistrati e politici che accettano tangenti e vengono meno ai doveri di imparzialità, di rispetto dei cittadini, ci sono politici e magistrati seri, onesti e che interpretano con responsabilità e buon senso il rispettivo mandato.

Ma tutto questo non spiega perché quello che va bene a Salerno non va bene ad Aosta.

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