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CULTURA | 19 agosto 2020, 10:30

IL GIARDINO DI LILITH: Perché le quote rosa sono importanti?

Con il passare degli anni di studio, la mia opinione al riguardo si è completamente capovolta e ne ho meglio compreso l’ultilità. Anzi, necessità

IL GIARDINO DI LILITH: Perché le quote rosa sono importanti?

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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Perché le quote rosa sono importanti

All’inizio dei miei studi in Scienze Politiche ero contraria alle Quote Rosa: non mi convinceva la teoria secondo cui fossero necessarie per via dell’arretratezza culturale del nostro paese. Con il passare degli anni di studio, la mia opinione al riguardo si è completamente capovolta e ne ho meglio compreso l’ultilità. Anzi, necessità. In questo articolo vorrei riportarvi un punto di vista diverso dai soliti articoli di attacco verso le Quote Rosa, sperando di darvi qualche elemento in più sul quale ragionare a proposito di un tema tanto controverso.

Nippet in primo piano dal Web

“Le  quote rosa sono un rimedio adottato da chi legifera per garantire una "quota" del sesso meno rappresentato nelle istituzioni politiche, nell'economia, nella direzione degli ordini professionali e così via” (Repubblica.it). Sono spesso viste di cattivo occhio, poiché la norma che le impone viene considerata “umiliante” per le lavoratrici e le donne in generale, nonché incostituzionale in quanto crea distinzioni (in questo caso di genere) tra cittadini. In realtà, il loro obiettivo è quello di aprire le porte a tutti i talenti disponibili.

In loro assenza infatti, i dati non lascerebbero scampo: dovremmo davvero incominciare a  pensare che gli uomini siano oggettivamente più bravi delle donne, visto che meno del 5% degli amministratori delegati – in Italia - è donna. Quando si parla di Quote Rosa in politica, è come se ci si dovesse preoccupare che l'obbligo di trovare donne da mettere nelle liste elettorali potrebbe portare a includere persone incapaci e non meritevoli, al solo scopo di pareggiare una discriminzazione fittizia.

Bisogna però rendersi conto che una classe dirigente (soprattutto politica) formata in maggioranza da maschi anziani e attaccata alle proprie comode posizioni di rendita non può che vedere come un problema vero e proprio, nonché un rischio, un rinnovamento che dia spazio a nuovi protagonisti, con modalità diverse da quelle del controllo tradizionale. Con la conseguente marginalizzazione costante femminile, in uno stato di totale assenza di barriere di difesa. In una società stagnante come la nostra, dobiamo iniziare a comprendere che garanzie rigide, anche a livello legislativo, siano ora l’unica via (per quanto ancora non sufficiente), per abbattere lo squilibrio di genere.

Se andiamo ad analizzare i dati, non possiamo che confermare l’importanza rivestita da questa norma in tal senso: Secondo l’Executive Outkool 2019  (il quale analizza le società quotate in Borsa), il numero di donne nei consigli di amministrazione in Italia è arrivato al 36,5%; è cresciuto dunque di ben sei volte in otto anni, da quando è stata introdotta la legge sulle quote rosa (120/2011).

Come ha affermato l’anno scorso  Barbara De Muro, Avvocato di ASLA, Associazione Studi Legali Associati: “È stata importantissima, perché ha permesso di modificare i consigli di amministrazione un po’ forzatamente, facendo entrare donne, ma anche giovani”.

Nei fatti, dunque, non esistendo in toto pari opportunità di partenza (neanche se vengono eliminati gli ostacoli formali), l’effettiva parità non potrà mai essere raggiunta attraverso la sola parità di trattamento, poiché le discriminazioni dirette e un complesso insieme di barriere indirette (culturali e non), impediscono alle donne di condividere il potere politico e non solo.  Le quote e le altre forme di azioni positive sono quindi un mezzo verso la parità di risultato. Nella speranza che rimanga il più temporaneo possibile.

Isabella Rosa Pivot

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