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ATTUALITÀ POLITICA | 13 agosto 2020, 09:13

Buonsenso Cercasi 2

Il politichino quando dovrebbe tacere straparla e quando dovrebbe parlare se ne sta zitto, la storia continua a dimostrarci come il buon senso non aleggi su piazza Deffeyes. Speriamo che le prossime elezioni di settembre siano una nuova alba per la nostra Regione, per il momento ci dobbiamo tenere quello che abbiamo

Buonsenso Cercasi 2

Il prossimo 8 settembre andrà in scena presso il Tribunale di Aosta l’ennesimo atto della vicenda casino, vicenda che ormai ci ha spossato, trovare ogni volta delle parole nuove per descrivere quanto succede é sempre più difficile, questo va di pari passo con molte altre cose in Valle legate al Consiglio regionale, legate a filo diretto con i nostri politichini che mai una volta hanno trovato una soluzione che stia in piedi, regalandoci negli anni ampia dimostrazione di totale mancanza del più elementare buonsenso. Speriamo che le prossime elezioni di settembre siano una nuova alba per la nostra Regione, per il momento ci dobbiamo tenere quello che abbiamo.

L’ultima notizia in ordine di tempo sul casino e le sue mirabolanti vicende proviene dal web, sul sito ilformat.info due giorni orsono è uscito un articolo d’inchiesta dal titolo “l’imminente fallimento tra incarichi e incompetenze” che mette in dubbio alcuni passaggi del curriculum vitae dell’attuale amministratore unico, spetterà a chi di dovere controllare (oltre al datore di lavoro) se sono state fornite informazioni diversamente vere, adesso i problemi urgenti sembrano essere altri.

Se un qualsiasi politichino guardasse sul sito del casino nell’apposita sezione riguardante gli incarichi esterni non troverà riportato neanche un contratto dei tanti sottoscritti con i professionisti o studi che hanno partecipato alla predisposizione e gestione del concordato, una cosa parecchio strana visto che si tratta di circa 4 milioni di euro di incarichi, nel 2020 una parte di questi contratti vengono poi richiamati sul sito in quanto, a detta del casino, i nuovi incarichi del 2020 sono una conseguenza dei precedenti e legati al concordato, quindi sono una continuazione di contratti che sul sito del casino sono come il fantasma formaggino. Non si rinviene nemmeno alcun bando emesso per la ricerca di detti professionisti.

Eppure la legge regionale n. 20/2016 prevede che tutte le partecipate procedano a fornire indicazioni sia sul loro sito sia su quello della Regione in merito alla procedura utilizzata, il numero delle ditte invitate o interpellate, il criterio di aggiudicazione, il contraente e l'importo del contratto. Se poi un politichino mediamente istruito o un qualsiasi potenziale fornitore volesse leggere il regolamento per la gestione dell’acquisizione di beni e servizi sul sito del casino non lo troverebbe, infatti, nell’apposita pagina, si viene informati che il regolamento è depositato presso l’Assessorato competente della Regione Autonoma Valle d’Aosta. A questo punto il politichino potrebbe andare in assessorato invece il potenziale fornitore dovrebbe armarsi di pazienza e andare a cercare sul sito dell’assessorato compente le informazioni che cerca. Già ma quale assessorato? Sanità, turismo, agricoltura? Per cui dopo aver cercato un po’ si arriva nell’apposita sezione del sito della Regione e non si trova alcun regolamento del casino, infatti la legge n. 20/2016 prevedeva che i regolamenti dovessero essere pubblicati in apposita sezione del sito della Regione, tale determinazione è stata poi abolita con legge alla fine del 2017, i motivi di tale retromarcia non sono conosciuti.

Se poi si va sempre sul sito della Regione nell’elenco operatori economici e esiti procedure alla sezione Casino de la Vallée spa si viene rimandati alla pagina del sito del casino, come nel gioco dell’oca si torna alla casella di partenza, eppure il regolamento per l’acquisizione di beni e servizi è un obbligo per il casino sancito dal disciplinare per la gestione e andrebbe, almeno per opportunità, reso visibile visto che è citato nella sezione del sito amministrazione trasparente.

Tornando agli incarichi conferiti da Rolando senza selezione aperta e bando potrebbe anche essere che, data l’urgenza della situazione, Rolando avesse comprensibilmente deciso di agire in deroga alle procedure interne a causa dei tempi ristretti, questo può valere però solo per la presentazione della domanda di concordato in bianco visto che pendeva la richiesta di fallimento avanzata dalla Procura, per tutti gli altri incarichi si poteva tranquillamente esperire una veloce attività di selezione nel rispetto dei regolamenti e successivamente, una volta concessa l’apertura della procedura da parte del Tribunale di Aosta, confermarli, garantendo trasparenza e pari opportunità a chi voleva partecipare e potenzialmente anche dei risparmi. Non si è a conoscenza di altre possibilità di deroga o autorizzazioni del socio e se così fosse andrebbe comunicato, anche perché è evidente che il rispetto del regolamento avrebbe aiutato a sgombrare i possibili dubbi sui costi milionari della procedura concordataria che ha pesantemente gravato sui lavoratori (100 licenziamenti), sui creditori ed anche sulla società stessa.

Infatti il collegio sindacale nella sua relazione al bilancio del 2018 ha rilevato come alcuni contratti con alcuni studi professionali erano avvenuti in deroga sia rispetto alle norme di riferimento in materia di concorrenza e trasparenza che delle procedure aziendali e della legislazione regionale in materia (l.r. n. 20/2016), oltre al fatto che l’incarico conferito era il medesimo conferito precedentemente ad altro professionista tramite avviso di ricerca nell’anno 2017 per gli anni 2018-2019-2020. Si parla di incarichi dal valore importante che avrebbero anche potuto garantire qualche risorsa in più ai creditori.

La cosa più strana di questa vicenda è il comportamento di chi esercita direzione e coordinamento sulla società, cioè i politichini: il silenzio più assoluto. Nel passato abbiamo assistito a sceneggiate di ogni genere a riguardo di pettegolezzi ed anche fatti senza alcuna rilevanza, solo con l’obbiettivo di mettere in difficoltà chi amministrava l’azienda e il governo regionale del momento, tale accanimento i nostri Torquemada a dire il vero lo hanno riservato a tutte le partecipate causando danni incalcolabili alle aziende a alle persone.

Eppure questi eventi si sono verificati in un periodo di interregno dove i moralisti chez nous hanno potuto dare il meglio di loro stessi, dopo aver puntato per anni il dito contro tutto e tutti, nel 2016 hanno votato una legge ancor più restrittiva rispetto a quelle nazionali per dimostrare quanto erano dei duri (per fare poi una retromarcia parziale nel 2017), come se in Valle d’Aosta ci fosse il far west delle consulenze e degli incarichi, la storia e le inchieste ci dicono invece che, almeno al casino, gli incarichi dal 2016 sono verosimilmente aumentati. Infatti il casino, come le altre partecipate, è dotato da tempo immemore di regolamenti per l’acquisizione di beni e servizi e in questo perimetro ha sempre operato, nel 2016 sono state poste delle regole più restrittive e gli uffici preposti si sono adeguati come si rileva per esempio dal sito del casino.

È incredibile che oggi nessuno dei nostri politichini cerchi almeno di capire se sotto la loro gestione possano essere successi dei fatti, nel momento più delicato della vita di una loro partecipata, non conformi alle regole da loro imposte. Nemmeno una piccola interrogazione indignata dell’onnipresente Cognetta, nemmeno una lezione di diritto e aministrazione di Gerardin, nessuno strale lanciato da Chatrian, nessun comunicato stampa di alcun gruppo, Lega e M5S zitti, neanche una votazione con le palline bianche e nere (forse perché l’ultima volta i nostri eroi riuscirono a contare più palline rispetto ai consiglieri presenti in aula, materializzando un’altra volta il fantasma formaggino) e nemmeno nessuna commissione incaricata della Santa inquisizione. Le cronache italiane raccontano come con l’acuirsi delle crisi d’impresa il business delle varie procedure fallimentari abbia portato anche molte storture, il politichino non si è mai chiesto come sia possibile che il casino e i suoi consulenti abbiano scelto una procedura concordataria in continuità (che in Italia produce scarsi risultati positivi) rispetto ad altre forme molto meno costose, dal bilancio del 2019 del casino è evidente come il concordato non abbia consolidato vantaggi economici all’azienda e quindi non l’abbia particolarmente aiutata, anzi, a dire il vero i pagamenti in prededuzione dei professionisti sommati alle difficoltà Covid-19 hanno allontanato di molto nel tempo le speranze per molti creditori di avere almeno una parte dei loro soldi. È provato che i costi della procedura concordataria sono praticamente quasi gli stessi della falcidia dei creditori, eppure fin dall’inizio Rolando dichiarò di voler seguire una meno costosa (difficile ma formalmente meno rischiosa) procedura di ristrutturazione dei debiti, poi con l’avvento dei professionisti la procedura é diventata un concordato in continuità, non è chiaro chi e perché abbia deciso tale cambiamento ma se si va dal becchino con un problema di salute è probabile che lo stesso proponga la costruzione di una costosa ma elegante bara di mogano con interni in seta invece di prendere magari un’aspirina. Sulla base dei dubbi emersi una comunicazione puntuale da parte dell’azienda e del socio Regione sarebbe stata utile, anche per calmare le segnalazioni di alcuni creditori (i quali denunciano possibili distrazioni degli attivi) che è bene ricordare non sono state superate dal Tribunale di appello di Torino, ma semplicemente assorbite dall’innammissibilità del concordato, se la Cassazione dovesse dare ragione al casino il Tribunale d’appello dovrà chinarsi su tali segnalazioni con esiti imprevedibili, sempreché il tribunale prima non sancisca il fallimento e allora le segnalazioni dei creditori saranno lette sotto una differente angolatura. Forse il socio Regione farebbe bene a chiedere la convocazione di un’assemblea societaria per capire il da farsi, decidere se continuare con la stessa squadra (Di Matteo, e di conseguenza i suoi consulenti, fu revocato per molto meno) ma soprattutto per valutare gli effetti di un’eventuale decisione di fallimento da parte del Tribunale per insolvenza dell’azienda, fallimento che comporterebbe per la Regione un danno gigantesco e difficilmente calcolabile con centinaia di persone e famiglie in mezzo ad una strada, tutto questo probabilmente a fronte della decisione di non trasferire l’ultima tranche di 6  milioni di euro prevista dalla legge n. 7 del 2017 e negare il supporto ad un’azienda che oggi sembra essere risanata. Se ci fosse del buon senso un socio accorto soppeserebbe tutte queste evenienze invece che affidarsi al fato e sperare che con un po’ di fortuna andrà tutto bene e la pallina caschi sul numero giusto.

Non è accettabile che, al di là dell’opportunità politica di cercare di passare innosservati proprio prima delle elezioni, la Regione e i politichini abdichino il loro dovere di esercitare il controllo sull’azienda, anche perché una loro inattività potrebbe costituire una responsabilità dell’ente regionale, cosa di cui potrebbe anche interessarsi chi vigila sui possibili danni erariali che si produrranno, revoca del concordato compresa, a fronte di milioni di euro spesi in prededuzione (se la Cassazione confermerà l’inammissibilità del concordato è evidente che qualcuno ha sbagliato) e a maggior ragione in caso di fallimento dell’azienda.

Il politichino quando dovrebbe tacere straparla e quando dovrebbe parlare se ne sta zitto, la storia continua a dimostrarci come il buon senso non aleggi su piazza Deffeyes.

 

 

 

red.eco.

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