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CULTURA | 08 agosto 2020, 10:18

Etica, sviluppo e Covid-19; lectio magistralis del professor Ermanno Vitale al Circolo della Stampa

Il professor Ermanno Vitale, la presidente del Circolo della Stampa VdA Maria Grazia Vacchina e Riccardo Jacquemod

Il professor Ermanno Vitale, la presidente del Circolo della Stampa VdA Maria Grazia Vacchina e Riccardo Jacquemod

Pubblico delle grandi occasioni quello che ha partecipato, nella serata di martedì 4 agosto all’incontro culturale organizzato ad Aosta dal Circolo Valdostano della Stampa. La serata si è svolta all'aperto, in ottemperanza alle norme anticontagio, sotto i gazebo e tra i fiori del Ristorante 'Intrecci’.

Occasione di approfondimento sul tema coronavirus per la Valle, la discussione corale introdotta dal socio Riccardo Jacquemod, Portavoce F3S-VdA e Consigliere nazionale di Federsolidarietà, Presidente della cooperativa La Sorgente e della cooperativa sociale Bourgeon de vie.  “La pandemia di Coronavirus che ha attanagliato il mondo intero - ha sottolineato Jacquemod - ha creato indubbi problemi sia nella fase acuta (morti, difficoltà sanitarie, sociali ed economiche ) che non si sono esaurite nel periodo del lockdown ma che continueranno a dispiegare i loro effetti anche dopo “ha spiegato Riccardo Jacquemod. “Il Coronavirus ha sicuramente aumentato la forbice tra le categorie delle persone che hanno possibilità economiche e tra quelle che non ne ha hanno. Non è stato solo un enorme problema sanitario ma è stato anche un grave problema economico di cui gli effetti si vedranno ancora nel lungo periodo”.

Oratore della serata è stato Ermanno Vitale, docente di Filosofia politica e di Etica dello sviluppo all’Università della Valle d’Aosta, che ha trattato il tema 'Etica dello Sviluppo nei tempi del Coronavirus'.

 “La mia impressione - ha esordito il professor Vitale -  è che la maggior parte di noi abbia considerato e consideri questo periodo un incidente di percorso, vale a dire una fatalità, o una parentesi che non inficia un percorso di progresso e di sviluppo, che deve riprendere – appunto, la ripresa – e continuare come prima, forse più di prima, dimenticando che il ‘racconto interrotto’ dalla pandemia non era propriamente paradisiaco, che in realtà un sacco di spade di Damocle sociali, politiche, economiche e ambientali pendevano sulle nostre teste anche prima che arrivasse il meteorite covid-19".

Il virus, che ha dimostrato come il capitalismo finanziario che ha intossicato le nostre società sia un gigante dai piedi d'argilla, potrebbe essere interpretato, gobettianamente, come l'autobiografia della globalizzazione.

”La concreta possibilità che arrivasse una pandemia era non solo un evento prevedibile - ha sottolineato Vitale - ma tutto sommato previsto dall'OMS nel 2018. Ancora prima, a fine 2014, dopo che  il virus Ebola aveva falcidiato l’Africa, gli Stati Uniti sotto la presidenza Obama avevano pensato di costruire un centro di ricerca e un'unità di crisi specifica, capace di collaborare con analoghe strutture di altri paesi. La pandemia ci ha mostrato, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che non è una ‘livella’, che anche in questa occasione non è vero che siamo tutti sulla stessa barca. Per nessuno è stata una passeggiata, ma in alcuni casi il virus ha gettato sul lastrico, o letteralmente sulla strada, persone e intere famiglie".

La forbice delle diseguaglianze, già prima decisamente aperta, sembra destinata a aprirsi ancora di più. "Se poi allarghiamo lo sguardo al mondo che una volta si diceva dei 'dannati della terra'  - ha proseguito il professore - allora possiamo scoprire che la nostra ‘pandemia’, che tanto ci ha terrorizzato, è qualcosa di normale in altre regioni del mondo, regioni di cui evidentemente non ci importa nulla. Di malaria ancora oggi muoiono più di quattrocentomila persone l'anno, una cifra superiore ai nostri morti di o con covid-19, e la differenza nella speranza di vita è di circa 30 anni".

 L'iper globalizzazione ha portato con sé l'occupazione/distruzione di ambienti prima selvaggi, dove esistono sconosciuti agenti (per noi umani)  patogeni; i viaggi rapidi di larga portata (e alla portata di molti); le mega-cities, in cui si concentrerà sempre di più la popolazione del pianeta, il cambiamento climatico, con tutti gli effetti devastanti (siccità, inondazioni, migrazioni climatiche, ecc.).

"Tutti problemi che ben conosciamo ma che tendiamo a ignorare, a non prendere sul serio. Un po’ perché ci appaiono ‘sovrumani’, un po’ perché in cuor nostro sappiamo che imporrebbero una seria revisione del nostro stile di vita e di consumo”. E ancora: “In fondo il virus è venuto a annunciarci che altre emergenze sono dietro l'angolo, e non è detto che presto riguardino direttamente anche noi e non solo i dannati della terra. E lo facciano in modo più massiccio di questo virus che ci toglie il sonno perché forse non finisce il campionato e forse non potremmo andare in vacanza. Distogliere lo sguardo, perché non si vuole pagare in termini di cambiamento di stili di vita, di rinuncia a una quantità di cose superflue che spesso ci fanno pure male, è anche questa una scelta. A mio parere miope e irresponsabile, per non dire criminale”. 

valentina praz

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