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Salute in Valle d'Aosta | 16 luglio 2020, 10:04

PROGETTO SALUTE 2030: TRE FASI PER UNA SANITA’ VALDOSTANA MODERNA ED EFFICIENTE

L’emergenza pandemica ha segnato profondamente la vita di molte persone anche nella nostra Regione. Ha causato sofferenze e messo a nudo alcune debolezze strutturali del nostro sistema socio-sanitarion ell’ultimo decennio. Ora siamo ad un bivio

Mai più ospedali da campo per assistenza sanitaria

Mai più ospedali da campo per assistenza sanitaria

Stiamo gradualmente uscendo dalla fase di emergenza e dobbiamo scegliere come ripartire dimenticando però il motto più diffuso durante la pandemia e cioè tutto tornerà come prima. No. Nulla dovrà essere come prima! Perché l’emergenza è stata aggravata (non solo in Italia, ma anche qui da noi) da anni di politiche di “tagli”.

 Si sono così impoveriti i servizi socio-sanitari e ostacolate le innovazioni e le riorganizzazioni necessarie a fronteggiare i nuovi bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana. Per ripartire con il piede giusto è necessario rispondere ai bisogni che l’emergenza ha alimentato e dare risposte concrete in tempi brevi.

UNO SGUARDO AL CONTESTO

I 53 Stati membri della Regione europea dell’OMS hanno recentemente definito un nuovo progetto in tema di politica sanitaria denominato “Salute 2020” in cui vengono individuati tre obiettivi comuni:

·il miglioramento del livello di salute e di benesseredelle singole popolazioni;

·la riduzione delle disuguaglianze in ambito sanitario;

·il rafforzamento dei servizi sanitari pubblici. Riconoscendoci pienamente in questi obiettivi abbiamo, tuttavia, provato a ragionare su come tradurli, concretamente, a livello locale, cercando di ridisegnare una sanità valdostana post-covid.

E abbiamo convenuto che, oggi, si può “volare più in alto” perché avremo, probabilmente,a disposizione uno strumento nuovo: il Pandemic Crisis Support cioè la speciale linea di credito creata nell’ambito del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). Risorse che per l’Italia ammonterebbero a circa 36 miliardi di euro e che sarebbero soggette ad un’unica condizione: dovranno essere usate per finanziamenti in ambito sanitario per consentire al Paese di fronteggiare l’emergenza pandemica.

Con questo strumento i Paesi europei si propongono di imprimere una accelerazione significativa alla modernizzazione dei singoli sistemi sanitari affinché siano in grado di affrontare e gestire al meglio eventuali nuove emergenze epidemiche.

E noi dobbiamo fare di tutto per poter accedere a questi fondi perché le linee di intervento ricomprendono sia nuovi programmi da finanziare ex-novo che la copertura di stanziamenti già esistenti. In ogni caso, al di là dell’eventuale Pandemic Crisis Support, bisognerà trovare idonee risorse per:

·modernizzare la rete ospedaliera;

·mantenere ed attrarre professionalità sanitarie in ambito specialistico ospedaliero;

·rafforzare le reti di monitoraggio sanitario (ricordiamo che in Valle da anni non esiste più neppure l’Osservatorio Epidemiologico anche se, recentemente, è stato inserito tra i Disegni di Legge Regionale in via di approvazione che ne prevedono il ripristino);

·rafforzare la Medicina Generale sul territorio;

·rilanciare le attività di Telemedicina, Teleassistenza e, più in generale, la digitalizzazione in Sanità;

·governare al meglio il rapporto tra Servizio Sanitario pubblico e privato in un’ottica di complementarietà ed efficienza orientata a soddisfare le esigenze dell’utenza.

Un richiamo va fatto al DM 70/2015 (pubblicato sulla G.U. nr. 127 del 4 giugno 2015) sugli standard qualitativi e strutturali relativi all’assistenza ospedaliera, il ruolo della prevenzione e dell’assistenza territoriale.

Oggi dobbiamo chiederci come mai quelle indicazioni sono state in larga parte disattese in Valle d’Aosta dove, invece, negli anni ’90 c’era stata una lungimirante attenzione ai servizi sul territorio.

E allora dobbiamo recuperare il tempo perso ed in questo senso diventa necessario accedere a questi nuovi fondi. Ma per farlo bisogna dotarsi di un credibile Piano che partendo dalle difficoltà evidenziate dalla pandemia, trasformi i punti di debolezza in occasioni di cambiamento valorizzando (anche in   termini di percezione dell’opinione pubblica) il prezioso supporto fornito dall’Europa per correggere le storture evidenziate nell’attuale sistema socio-sanitario valdostano.

Se queste sono le premesse, necessariamente sintetizzate e non esaustive, i passi successivi (per arrivare alla realizzazione di un Nuovo Ospedale) si possono riassumere, ragionando per grandi aggregati, in tre fasi:

1.Post-Covid;

2.Territorioe Ospedale (fase intermedia)

3.Nuovo Ospedale.

FASE 1 –POST COVID

Non si può pensare di realizzare un Ospedale Nuovo in pochi mesi o pochi anni. Per questo occorre ragionare in termini di “fasi”. Il primo passo riguarda l’attuale momento post-Covid.

Nel decreto Rilancio, per gli Ospedali post-Covid, sono disponibili 1 miliardo e 460 milioni di euro, ma possono essere utilizzati solo per strutture ad alto valore aggiunto in termini di innovazione tecnologica e competenze. Dedicati esclusivamente alle attività Covid e gestiti da personale apposito.

In questi ultimi tempi abbiamo assistito a diverse ipotesi di Ospedale post-Covid (Triangolo interno all’area del Parini, nuova struttura ad Est, accordo con la Clinica di Saint-Pierre, possibile struttura prefabbricata esterna, riadattamento dell’attuale Piastra) e questo ci preoccupa.

Noi vorremmo che questa prima fase si concludesse entro l’autunno con la possibilità, se si verificherà una recrudescenza dell’epidemia, di poter contare su un servizio di epidemiologia per il monitoraggio e la gestione del fenomeno, ma sarà altresì indispensabile:

§ adottarele misure necessarie per eventualmente contenerla,potenziando l’attività di “filtro” offerta dalla medicina di base e l’assistenza domiciliare mediante personale adeguatamente formato;

§potenziare le capacità del laboratorio analisi per gli esami relativi al sars-cov-2;

§prevederela possibilità di una trasformazione di reparti ospedalieri isolati con percorsi riservatie personale dedicato in caso di necessità;

§incrementare le possibilità di posti letto e attrezzature per la terapia intensiva;

§mantenimento delle attività diagnostico/terapeutiche per le patologie non-Covid;

§prevedere,in ambito ospedaliero, specifici percorsi e ambienti a favore dell’utenza che non necessita di ricovero per acuzie.

Contemporaneamente (come dicevamo poco sopra) bisogna partire con l’elaborazione di un Piano (quello che ci chiede l’Europa) di riorganizzazione complessiva dei servizi pubblici di tutela della salute che comprenda anche la revisione del ruolo della rete ospedaliera razionalizzando le esigenze con le linee di finanziamento già esistenti e/o individuando eventuali nuove forme di partecipazione alle spese che permettano di realizzare nuove strutture in sostituzione di quelle esistenti.

In questa logica l’obiettivo primario è quello di arrivare ad un unico Ospedale per ottimizzare qualità assistenziale e costi. In attesa di questa soluzione (di cui tratteremo più avanti) occorre studiare una soluzione intermedia che, in tempi brevi e con costi contenuti, ci permetta di avere un unico Ospedale per la degenza.

FASE 2 : TERRITORIOE OSPEDALE (fase intermedia)

L’epidemia ha dimostrato le lacune di un sistema socio-sanitario ospedalocentrico.

Per affrontare al meglio la seconda fase si suggerisce di liberare l’Ospedale da servizi amministrativi ed ambulatoriali e portare al Presidio Ospedaliero UmbertoParini il Dipartimento materno-infantile, con un pronto soccorso ginecologico-pediatrico che potrebbe diventare, temporaneamente,di backup in caso di chiusura del Pronto Soccorso medico-chirurgico per nuove pandemie. Ambulatori,farmacia ospedaliera, attività per i pre-ricoveri e servizi amministrativi potrebbero trovare posto in una struttura esterna eventualmente prefabbricata, realizzata in tempi che possono essere molto brevi in un’area all’interno dell’attuale terreno ospedaliero.

Tutto ciò consentirebbe di adibire un’ala nell’Ospedale Beauregard, lasciata libera da ginecologia -pediatria, per un reparto a bassa intensità di cura, tipo Ospedale di Comunità, per accogliere  dall’Ospedale pazienti medici e chirurgici che necessitano ancora di assistenza (terapie infusive, medicazioni, esami di controllo...) che non può essere erogata sul territorio ma che non necessita della complessità e dei costi dell’assistenza ospedaliera.

Questo potrebbe determinare una ottimizzazione, a livello ospedaliero, dei posti letto disponibili, contribuendo a migliorare la qualità dell’assistenza riducendo, verosimilmente, le spese sanitarie per i pazienti. Nell’Ospedale Beauregard potrebbe trovare posto il servizio di day surgery, utilizzando così anche le sale operatorie già presenti.

Bisogna, contemporaneamente,recuperare il ruolo e l’importanza del territorio, ma con un progetto di lungo respiroche abbia il paziente al centro del sistema. Bisogna utilizzare al meglio la telemedicina rivedere il ruolo delle strutture intermedie di cura, quelle di prossimità e ricalibrare le funzioni delle RSA rendendole pandemic-compliant.

Anche sul territorio, in sostanza, bisogna accendere un faro che guardi alla modernizzazione del sistema non solo in termini di strutture edilizie, ma nella logica più generale di assicurare un filtro all’accesso ospedaliero ed una continuità assistenziale tra ospedale e territorio utilizzando di più, e meglio, le nuove tecnologie . Più in generale uno sguardo nuovo al Territorio dovrebbe prevedere: ad integrazione dell’assistenza medica individuale, delle strutture (tipo case della salute) con budget autonomi, dislocate in punti strategici della Valle, gestite sotto la responsabilità dei Medici di Medicina Generale e PLS con il supporto di operatori socio-sanitari ed amministrativi, adeguatamente formati e dedicati,aperte h 24 e 7 giorni su 7.

Dovranno essere dotate di appropriata strumentazione per una diagnostica di base (ecografica, radiologica, laboratoristica...) e per offrire cure medico-chirurgiche essenziali. Potranno usufruire di consulenze specialistiche anche mediante contatto telematico con l’Ospedale. Si occuperanno anche di prevenzione delle malattie, della promozione degli stili di vita, di garantire la continuità assistenziale e la prevenzione   delle recidive di malattia collaborando con medici e infermieri di famiglia. La parte sanitaria dovrà integrarsi con la parte sociale per una presa in carico globale della persona;vuna nuova organizzazione dell’assistenza domiciliare che dovrebbe essere potenziata dal punto di vista medico-infermieristico, incrementando i medici per la continuità assistenziale, dotandoli di tecnologie diagnostiche portatili, organizzare al meglio gli infermieri di famiglia/comunità, realizzare un servizio di teleconsulto nell’ambito di un programma regionale di telemedicina. I servizi per l’assistenza domiciliare potranno avere la base nelle “case della salute”, con cui si integreranno;

le micro-comunità e le RSA rivelatesi estremamente a rischio durante la pandemia, devono essere ristrutturate e riorganizzate per riuscire a mantenere sufficienti standard di sicurezza ed il personale deve avere una formazione adeguata. T

utte attività che possono rientrare nel decreto RILANCIO-SALUTE pubblicato il 19 maggio 2020 in Gazzetta Ufficiale per le quali sono disponibili (a livello nazionale) 733 milioni di euro a cui vanno aggiunti altri 61 milioni (circa) per le USCA e 332 milioni per L’INFERMIERE DI QUARTIERE.

Una figura, quest’ultima, molto vicina all’INFERMIERE DI COMUNITA’ di cui si è parlato a lungo in Valle senza mai concretizzare nulla. La speranza è che, ora, con queste nuove disponibilità chi di dovere si occupi di promuovere progetti concreti e credibili da sottoporre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e/o al Ministero della Salute per poter accedere a questi fondi.

FASE 3: OSPEDALE NUOVO

Nella programmazione EU4hEALTH si legano i futuri finanziamenti anche ai documenti di programmazione socio-sanitaria regionale che, a loro volta, dovrebbero contenere le informazioni aggiornate in materia di composizione per età e dotazione degli ospedali esistenti.

In Italia (come risulta da una ricerca del 2018 del CNETO-Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera)ancora troppi Ospedali sono vecchi. Oltre il 30% delle strutture sono state realizzate prima   del 1940, mentre l’età media dei circa 800 nosocomi presenti sul territorio nazionale è superiore ai 50 anni.

L’Ospedale Mauriziano di Aosta di anni ne ha esattamente 78 essendo stato iniziato nel 1938 e finito nel 1942. Strutturalmente è uno tra i più vecchi d’Italia.Fattori diversi, a livello nazionale e locale, hanno ritardato il rinnovamento della rete ospedaliera. Di fatto ci troviamo con una dotazione ormai vecchia e gli Ospedali vecchi (lo dice lo studio già citato dell’Unione Europea) sono più costosi da mantenere oltre che meno efficienti sotto il profilo dei consumi energetici.

La realizzazione di nuove strutture in sostituzione delle esistenti o il retrofit di quelle esistenti per renderle energeticamente efficienti, può quindi tradursi (oltre che in un layout pandemic compliant) anche in una riduzione dei costi operativi in modo importante.

Si stima che in un Ospedale nuovo si abbattano i costi energetici almeno del 20%. (concetto sul quale ritorneremo perché importante in qualsiasi tipo di valutazione comparativa)In questa direzione va anche uno studio effettuato 10 anni fa (2010) dalla Fondazione Veronesi insieme alla Fondazione CERBA e all’Università Bocconi di Milano intitolato proprio “L’Ospedale del futuro” (EGEA Edizioni), nel quale, sostanzialmente, già si diceva che - e'preferibile costruire ospedali ex-novo piuttosto che ristrutturare per motivi di efficienza e di economicità e per evitare condizionamenti che impediscono soluzioni ottimali per la gestione e anche per non imporre i disturbi e i rischi che un cantiere importante provoca alle attività non interrompibili per tempi prolungati(spesso la ristrutturazione comporta incertezza e maggiori costi.

In questa logica non si può più rinviare una nuova e approfondita analisi orientata a creare in Valle, fuori dal perimetro urbano, un Ospedale totalmente nuovo in un luogo ben accessibile anche per l’elicottero, costruito in base ad un’analisi delle necessità della popolazione della Valle d’Aosta secondo moderni criteri di efficienza, flessibilità ed economicità, con reparti e percorsi modulabili in base alle esigenze contingenti, con aree destinate ai pazienti acuti e di grande complessità ed aree destinate all’assistenza dei pazienti nel post acuzie, dei pazienti con patologie croniche che non possono essere assistiti sul territorio, dei pazienti che necessitano di interventi riabilitativi.

Il nuovo Ospedale deve rispondere oltre che a principi di efficacia, efficienza ed economicità, a principi di interazione e collaborazione operativa, di integrazione ed interattività con il territorio, di umanizzazione impostata sulla centralità della persona,(sia essa utente oppure operatore sanitario)di affidabilità, di appropriatezza e di sicurezza, di ricerca, di innovazione e di formazione.

Deve essere dimensionato in base a standard nazionali, a criteri epidemiologici ed ambientali, all’affluenza turistica, potendo rappresentare motivo di attrazione della sanità valdostana. Uno studio del Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS Bocconi) conclude dicendo che un nuovo Ospedale, una volta in funzione, è in grado di ridurre fino al 20% la spesa annuale di gestione. Considerato che in un decennio sono stati spesi circa cento milioni di euro per manutenzione ordinaria, adeguamento tecnologico e ristrutturazioni (mentre erano previsti circa 150 milioni per la costruzione della nuova struttura) riteniamo che questa sia l’occasione per avviare un progetto per un nuovo Ospedale più economico e funzionale che potrebbe essere ripagato nel giro di pochi anni evitando tutti i problemi di una struttura vecchia di più di 70 anni, eccessivamente costosa da manutendere, oltre che inefficiente sotto il profilo dei consumi energetici.

CONCLUSIONI

Qualcuno ventila che visti “gli atti” già adottati ed i contratti in essere cambiare direzione e riprendere in mano l’ipotesi di un Nuovo Ospedale possa aprire la strada a pericolosi contenziosi. Il timore maggiore riguarderebbe, poi, un eventuale intervento della Corte dei Conti. A questo proposito sarebbe forse utile sottolineare come l’ipotesi di ampliamento iniziale (quella su cui ancora oggi poggiano gli “atti” citati dall’Assessore alla Sanità), fosse indirizzata ad un’unica struttura nell’area dell’ex-Mauriziano e che, quindi, avendo aggiunto un nuovo corpo ad Est sull’area dell’ex-parcheggio forse neppure questo progetto è in piena sintonia con l’allora quesito referendario.

In ogni caso pare utile richiamare proprio una relazione della Sezione Centrale di Controllo della Corte dei Conti che nella sua delibera del 9 marzo 2018 dice –la scarsità delle risorse di bilancio disponibili (o l’uso improprio di taluni fondi, potremmo aggiungere noi) per gli investimenti pubblici determina ripercussioni di particolare impatto nel settore sanitario come il crescente affidamento a strutture private di quote di prestazioni.

Ed è ancora la Corte dei Conti, questa volta in un documento più recente (Il Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica), a dire che, da un lato, la concentrazione delle cure ospedaliere in grandi strutture specializzate e, dall’altra, anni di tagli alla spesa sanitaria, hanno causato una sostanziale debolezza della rete territoriale,lasciando la popolazione senza protezioni adeguate.

Questo è un rischio di cui pochi, al momento, si sono occupati, ma presente e reale. Come uscire da questa difficile situazione locale? Noi le idee le abbiamo e, in estrema sintesi, qualcosa abbiamo già descritto in questo documento.

Ricordiamo soltanto, in chiusura, che a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è entrata recentemente in vigore la “Legge Milleproroghe”. Al suo interno, tra i tanti bonus, prevede anche un capitolo dedicato all’Edilizia Sanitaria che rimanda ad un prossimo DPCM la definizione della lista di interventi urgenti in materia da realizzare con investimenti INAIL.

Speriamo che la nostra Regione arrivi preparata a questo appuntamento visto che, già in passato, opzioni simili non sono state raccolte mentre l’INAIL ha investito ingenti fondi a sostegno di progetti per nuovi Ospedali (o riconversioni) in tutta Italia. 

Gruppo Promotore PER UN OSPEDALE NUOVO

Link per aderire alla petizione on-line https://www.change.org/NuovoOspedale2030 

red.

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