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Il rosso e il nero | 12 luglio 2020, 10:30

LA REPUBBLICA DELLE CORPORAZIONI

LA REPUBBLICA DELLE CORPORAZIONI

"Lo sviluppo non dipende da documenti di pianificazione, anche se ben fatti, ma dall'insieme dei soggetti operanti nella società." Così scrive il Censis di De Rita. Ma cosa impedisce davvero lo sviluppo? Sono i mille centri di potere in contrasto spesso tra loro, sono le lobby, le caste, le corporazioni!

Le Corporazioni

Queste esistono fin dal medioevo, sono state elevate a regime durante il ventennio fascista (la camera dei Deputati venne eliminata nel 1939 per essere sostituita dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni); ma, mentre il corporativismo fascista, almeno nelle intenzioni, puntava ad una sorta di consociativismo tra diverse categorie nell'interesse del bene comune, col passare degli anni, le corporazioni sono diventate una sorta di "piovra che controlla il sistema".

Sono ovunque. In politica dove, come scrive Tito Boeri, rappresentano (tra avvocati, medici,ingegneri, architetti, farmacisti, commercialisti ecc.) più di un terzo (338) tra senatori e deputati e sono in grado di condizionare decisioni politiche. Dinastie accademiche (dove prevale spesso il familismo), alta burocrazia, associazioni di categoria, sindacati (negli enti previdenziali i direttori sono nominati il più delle volte su indicazione sindacale), ed anche magistratura dove il gioco delle correnti, come abbiamo visto, ha evidenziato l'esistenza di una vera e propria corporazione. Si può quindi affermare che l'Italia è una Repubblica fondata sulle corporazioni, dove prevale opacità e assenza di trasparenza e, come afferma Serena Sileoni, dirigente dell'Istituto di ricerche socio-politiche Bruno Leoni, "in assenza di trasparenza talvolta chi decide finisce per entrare in contatto con il portatore di interessi meno preparato. Queste corporazioni tendono unicamente a difendere se stesse".

A questo punto possiamo, purtroppo, renderci conto del perché molte riforme restano bloccate,del perché questa situazione di stallo che ammorba la vita pubblica, del perché restiamo spesso impantanati tra rinvii e galleggiamenti di comodo. E se le cose stanno così, perché allora lamentarci del disinteresse dei cittadini, sempre più preda di rancorosi pessimismi, di lontananza dalla politica, di astensionismi elettorali purtroppo sterili ma senza alternative? E le realtà locali, compresa quella chez nous, somigliano maledettamente a quelle nazionali!   

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Romano Dell'Aquila

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