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CRONACA | 10 luglio 2020, 11:23

Alle porte del Casino ora bussa il martelletto del giudice

Alle porte del Casino ora bussa il martelletto del giudice

Una doccia gelata, quella ricevuta dalla Corte di Appello di Torino che ha revocato il Piano di concordato, per la quale rischia una congestione la società Casino de la Vallée spa. "Stiamo valutando la situazione con i nostri consulenti -  si legge in una stringata nota - soprattutto per la tutela e nell'interesse superiore dei lavoratori e dei creditori sociali: le determinazioni che verranno assunte nei prossimi giorni terranno conto del fatto che la società risanata sta producendo risultati più che soddisfacenti e che il piano industriale e la proposta concordataria sono stati già per buona parte eseguiti".

I vertici della Casa da gioco fanno notare che il provvedimento dei giudici torinesi "non entra nel merito della procedura di risanamento, ma si limita a rilevare l'esistenza di un vizio procedimentale". Ma è davvero cosi? Non per due aziende creditrici, la 'Elle Claims' del gruppo D'Ovidio Lefebvre e la 'Valcolor' di Sarre. Entrambe nel 2019 si rivolgono agli avvocati milanesi Andrea Bettini, Filippo Pastorini, Maria Chiara Marchetti che si avvalgono della consulenza del commercialista Corrado Ferriani.

I legali e il professionista rilevano subito come, accedendo al concordato preventivo presentato al tribunale di Aosta - e accolto dai giudici per evitare il fallimento dell'indebitatissima azienda al 99% di proprietà regionale - il Casinò di Saint-Vincent di fatto escluda dai risarcimenti tutti i piccoli creditori, che rimangono con un pugno di mosche in mano. I piccoli creditori non ci stanno e chiedono il fallimento della Casa da gioco così come nel contempo fa anche la Procura di Aosta, che nel 2017 aveva indagato sei tra politici e professionsti per bancarotta fraudolenta e sta seguendo l'iter del procedimento in Corte dei Conti che ha condannato tanti politici valdostani proprio per le decine di milioni di euro erogati nel tempo al Casinò. La sentenza di Appello riaccende di fatto l'iter fallimentare; l'atto è stato inviato al Tribunale di Aosta e la decisione sul fallimento è attesa nei prossimi giorni.

"Ci siamo trovati in una situazione assurda- ha spiegato Corrado Ferriani - la proposta di concordato proposta dal Casinò di Saint Vincente e omologata dal Tribunale di Aosta era manifestamente illegittima e si poneva in violazione di legge. Ma soprattutto penalizzava i fornitori proponendo una falcidia del 30% dei loro crediti e un pagamento a cinque anni. Il tutto sotto il silenzio assordante del socio Regione Valle d’Aosta. Ma la beffa risiede in una procedura, quella del concordato preventivo, che è costata circa 5 milioni di compensi professionali: esattamente la somma decurtata ai fornitori”.

Motivando la sentenza, i giudici di Appello hanno scritto che il decreto di omologa è invalido "in quanto fondato su un precedente provvedimento di concessione dei termini per la presentazione del concordato pieno, emesso fuori dei casi previsti dalla legge" ovvero il nuovo Piano di concordato non può essere ammesso perchè qello precedente era stato respinto e tra le due istanze devono trascorrere almeno due anni.
Gli avvocati della Casino spa stanno correndo per presentare ricorso in Cassazione, atto che sospenderebbe la revoca del concordato. Al Tribunale di Aosta spetta la verifica sulla situazione finanziaria attuale, in base alla quale decidere se dichiarare o meno il fallimento.

p.g.

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