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Le Maitre contable | 29 giugno 2020, 11:26

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Mettere gli imprenditori in condizione di mantenere i livelli occupazionali

Per contrastare la crisi l’Ocse richiede ai governi un robusto sostegno fiscale, una spese pubblica mirata a sostenere l’occupazione e fornire gli investimenti necessari per una ripresa sostenibile

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Mettere gli imprenditori in condizione di mantenere i livelli occupazionali

Il Fondo Monetario Internazionale, la settimana scorsa, ha rivisto le stime di crescita per l’anno 2020 prevedendo una riduzione del PIL mondiale del 4,9%. Per l’Eurozona, la contrazione prevista è del 10,2% mentre l’Italia rischia una flessione del 12,8%, maglia nera del G7 e penultima, davanti solo alla Grecia, in questa triste classifica. C’è da chiedersi a quanto corrisponda una riduzione così drastica del prodotto interno lordo nazionale. Sono oltre 180 miliardi di Euro, più del doppio di quanto stanziato insieme dai decreti Cura Italia e Rilancio.

Per contrastare la crisi l’Ocse richiede ai governi un robusto sostegno fiscale, una spese pubblica mirata a sostenere l’occupazione e fornire gli investimenti necessari per una ripresa sostenibile.

Di tutto ciò cosa sta facendo realmente il nostro Paese? In tema di fiscalità, a parte l’annullamento del saldo e del primo acconto IRAP, ci si è limitati a sospendere e rinviare le altre scadenze fiscali e contributive nonché ad utilizzare diffusamente il meccanismo del credito di imposta. Certo l’intervento sull’IRAP rappresenta un passo avanti, purtroppo è anche l’unico concreto. Le altre imposte restano in scadenza e anche i relativi acconti sono dovuti. Almeno su questi ultimi si poteva ragionare dato che sono calcolati sul risultato realizzato nel 2019. A proposito di scadenze, il MEF ha ufficializzato il rinvio al 20 luglio dei versamenti per le partite IVA anche in regime forfettario. L’obiettivo è di guadagnare tempo per riorganizzare nuovamente il calendario fiscale e quindi le scadenze a settembre. Par di capire che lo Stato non abbia nessuna intenzione di rinunciare ai 29 miliardi di gettito che si attende di incassare da IRPEF e IRES. La strategia è dare più tempo alle imprese per ripartire e recuperare così le risorse finanziarie per far fronte alle pretese del fisco. Peccato che servirebbe ben altro. Non bisogna neanche dimenticare che sempre a settembre sarà riscosso quanto sospeso nei mesi da marzo a maggio, e terminerà anche la moratoria sui mutui, leasing, fidi e aperture di credito. In autunno ci sarà una vera e propria tempesta economica. Ci sarebbe il tempo per intervenire ed evitarla, basta volerlo. Rendere gli acconti volontari ed intervenire sul cuneo fiscale non solo riferito ai lavoratori dipendenti ma anche ad artigiani e commercianti, sarebbero una soluzione praticabile e concreta. 

Non convince neanche il sistema di crediti di imposta previsti, nonostante la cessione dei medesimi potrebbe essere un modo per immettere velocemente liquidità nelle casse (vuote) delle imprese. L’opportunità è offerta dal decreto Rilancio, che ammette la possibilità di trasformare in “moneta fiscale” una serie di crediti d’imposta, permettendo alle imprese di monetizzarli più velocemente in caso di capienza dei debiti da versare mediante modello F24. Volendo fare un esempio, il credito per la sanificazione degli ambienti di lavoro ovvero quello per l’adeguamento dei locali aperti al pubblico potranno essere ceduti a terzi (comprese banche, altri istituti di credito e intermediari finanziari), anziché essere utilizzati direttamente in compensazione di altre imposte. Al momento mancano i decreti attuativi e quindi le regole per cedere il credito. Il limite del meccanismo rimane comunque il fatto che ovviamente non si può obbligare nessuno all’acquisto. Si corre il serio rischio di aggravare la crisi di liquidità delle imprese che in più si troveranno ad avere crediti fiscali che non possono compensare.

Per quanto riguarda il sostegno all’occupazione il Governo è intervenuto con la cassa integrazione in deroga ed il blocco dei licenziamenti. 

Sulla CIG credo ci sia poco da aggiungere: è stato un disastro annunciato. Ancora prima che venisse formalizzato il meccanismo, la categoria dei consulenti del lavoro aveva provato ad informare il Governo che la procedura scelta era farraginosa e molto probabilmente i fondi sarebbero arrivati sui conti correnti dei dipendenti con gravissimo ritardo. Così è stato. Siamo ormai a luglio e ancora ci sono lavoratori che non hanno visto manco un euro. Eppure le indicazioni non erano arrivate dall’opposizione ma dai professionisti di riferimento che meritavano di essere ascoltati e presi in considerazione. 

Almeno a livello regionale, la politica, segnatamente l’opposizione di centro destra è intervenuta sul tema con un recente ordine del giorno, proponendo la costituzione di un fondo di garanzia che permette ai lavoratori dipendenti di ottenere un anticipo sulla CIG qualora l’INPS sia ancora in ritardo con i pagamenti.

Il blocco dei licenziamenti, pur comprendendone la ratio, non rappresenta affatto una soluzione ed è solo un modo per buttare la palla in avanti e sperare come al solito che a risolvere il problema ci pensino gli imprenditori. Quando scadranno i termini alcune aziende non potranno fare altro che rivedere la propria organizzazione e saranno costrette a licenziare. Ciò non accadrà perché l’imprenditore è “cattivo” o altro, ma semplicemente cercherà di salvare il salvabile per garantire almeno l’occupazione di alcune famiglie e mantenere in vita la propria attività. Così come non rappresenta una soluzione il bonus regionale proposto per evitare i licenziamenti. Quando saranno esaurite le risorse cosa pensate che accadrà? Si tratta, invece, di mettere in condizione l’imprenditore di mantenere il proprio livello occupazionale. Bisogna avere il coraggio di intervenire sul famoso cuneo fiscale e come suggerito da Colao nel suo programma, ormai sparito dai radar, rivedere il decreto dignità prolungando la scadenza dei contratti a tempo determinato.

L’occupazione si sostiene, inoltre, investendo nelle imprese e adottando misure in grado di sollecitare la domanda e quindi i consumi. Investire significa anche erogare contributi a fondo perduto. Con grave ritardo ci siamo arrivati. Il ritardo è sia di concetto che strategico. Il fondo perduto andava erogato nel periodo di serrata. La riapertura richiede altre forme di investimento e di intervento. Le imprese degli altri paesi dell’eurozona hanno ricevuto decisamente prima tale supporto e in questo momento appaiono più pronte sul mercato rispetto alle aziende nazionali. A livello locale, poi, il fondo perduto è ancora oggetto di confronto politico. C’è da augurarsi che la platea dei beneficiari sia estesa anche ai liberi professionisti e autonomi e soprattutto che sia scongiurato il meccanismo da click day. Il sostegno alle imprese valdostane non può ridursi ad una questione di minuti o secondi, e tutti colori che hanno i requisiti devono poter beneficiare dei contributi. Non si può ripetere quanto accaduto con il fondo di rotazione della finanziaria valdostana Finaosta. Dopo 15 minuti le risorse sono terminate e molte imprese hanno scoperto di aver buttato via del tempo per predisporre una pratica dalla quale non riceveranno nulla.

Infine sempre in tema di confronto politico locale, durante questo fine settimana la Giunta è stata impegnata con gli emendamenti al DDL regionale avente ad oggetto gli ulteriori aiuti ad imprese e famiglie. Pare che la maggioranza abbia presentato ben 40 emendamenti. Ma il DDL non l’hanno scritto loro? Vero è che già avevano dovuto correggere gli errori commessi nella stesura della Legge Regionale del 5 marzo. D’altronde errare è umano mentre perseverare è diabolico.

Paolo Laurencet

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