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L'arrière pensée | 24 giugno 2020, 08:00

Che cosa vuoi fare da grande?

Che cosa vuoi fare da grande?

L’ennesimo provvedimento “anti crisi” si fa attendere e dal Palazzo trapelano notizie di diatribe tra politici e burocrati. Nulla di nuovo sotto il sole, stessa storia della legge 5, questa volta, con una posta in gioco ben differente. Ma la vera notizia di questi giorni è l’agitazione dei sindaci valdostani (almeno dei più politicamente schierati) per gli emendamenti presentati al disegno di legge che ridisegnano gli stanziamenti previsti agli enti locali.

I sindaci sono così pronti a scendere in Piazza Deffeyes per consegnare al Presidente Prefettissimo le proprie fusciacche in segno di protesta. Tutto comprensibile, tutto prevedibile. Sai che ghiotto incasso avere a disposizione 300 mila euro in periodo pre-elettorale? Eh sì, perché con la scusa del COVID-19 (che ormai giustificherà anche le tempeste solari prossime), delle emergenze e forse del fatto che soldi così non se ne vedono da tempo tutto è (e deve) essere concesso. Per questo la dirigenza della corporazione dei sindaci suona la carica per impedire che alcuni cattivi del Palazzo destinino ad altre finalità quel ben di Dio.

Sicuramente i sindaci sono in prima linea da sempre, in tutte le emergenze, e il carico di responsabilità è da sempre gravoso. Ma considerando i tempi e, soprattutto, i problemi che la Valle d’Aosta dovrà affrontare nel prossimo tempo è bene fare un approfondimento su chi sta guidando la carica della rivoluzione delle fusciacche.

Cosa muove davvero questa agitazione? Non vogliamo essere maliziosi, dobbiamo esserlo! Chi si lamenta di questa possibilità, perché ad oggi gli emendamenti presentati non sono stati ancora votati o ammessi (almeno che si sappia), non è che forse nel passato ha contribuito in qualche modo a far venire meno importanti risorse a qualche suo collega, per il semplice fatto che la scelta doveva essere più politica che amministrativa.

L’attuale “scontro” tra consiglieri e potenziali tali (perché molti sindaci si stanno facendo i conti e i momenti di gloria si sa che durano poco) assomiglia molto al fatidico momento in cui annualmente viene divisa la torta della famigerata legge 48. Questo momento ci fa proprio pensare ad una “velina” che circolava tempo fa negli ambienti aostani che contano.

Sì, su di un adagio in cui due notabili sindaci discorrevano di come fosse necessario impedire che un determinato comune ricevesse una tal cifra che a loro giudizio non ci stava, non doveva proprio starci. Necessità amministrativa? Volontà politica? O semplice invidia dedita alla redistribuzione con altri termini delle risorse tolte al comune malcapitato.

Insomma, a dire, che cosa vuoi fare da grande? Il sindaco o il consigliere regionale? Certo è che la risposta non è semplice e forse a settembre (se si voterà) qualcuno si sdoppierà pure nella contesa (alla faccia della morale politica e del rispetto del proprio elettorato).

Ma, quel che resta, è il fatto che chi oggi muove questioni su possibili scelte politiche di organi superiori si scorda che alla fine a puntar il dito verso la luna si finisce, un giorno o l’altro, a trovare davanti a sé la luna stessa in punta di dito. In quel caso, si sa, le cose non vanno poi sempre bene…

Père Joseph

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