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ECONOMIA | 22 giugno 2020, 10:00

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Il lavoro non si può creare attraverso i decreti

Un pensiero ad un vero eroe dei nostri tempi, che ci ha insegnato a concentraci su ciò che abbiamo e non su ciò che ci manca, che parla al presente e che ha realizzato risultati straordinari: FORZA ALEX ZANARDI!

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Il lavoro non si può creare attraverso i decreti

Le mezze stagioni non sono più quelle di una volta e c’è chi sostiene che non  ci siano più. Ma neanche le classi medie sono più le stesse e ciò, politicamente, socialmente ed economicamente, è una svolta epocale. Stiamo assistendo al collasso di quella che viene definita "lo zoccolo duro della democrazia e dello sviluppo economico". Secondo l’Ocse lo sviluppo è maggiore dove la classe media è più forte. Invece politica ed economie emergenti sono le due braccia della tenaglia che ha progressivamente strizzato le classi medie dei paesi europei e quindi anche dell’Italia.

Scrivo della classe media perché il protagonista indiscusso della settimana, mentre il governo era rinchiuso in villa, è stato l’ex deputato penta stellato, Alessandro Di Battista, che per l’appunto ospite del programma televisivo di Del Debbio ha dichiarato che per l’Italia è di vitale importanza puntare al rafforzamento della classe media. Mi sa che Di battista, da molti indicato come il nuovo leader dei cinque stelle, non si è accorto che la ricetta che promuove per risollevare il Paese è esattamente l’opposto di quanto proposto sino ad oggi dal governo Conte. Basti ricordare l’esclusione dal fondo perduto di autonomi e liberi professionisti che sono parte integrante proprio di quella classe che il “pasionario” invece vorrebbe rafforzare.

Di Battista, poi, pensa che alcuni settori, come le infrastrutture, debbano essere controllate dallo Stato a maggior ragione dopo che è crollato il Ponte di Genova. Su questo punto invece ritrova una qualche affinità con  l’esecutivo, il quale non nasconde i propri flirt con le grandi aziende, nelle quali vorrebbe entrare attraverso le ricapitalizzazioni proposte per decreto.  

Apro una parentesi, pur rimanendo in tema di ingerenza sull’economia privata da parte dello Stato. Tra le righe del provvedimento Rilancio si legge che al ministro Gualtieri sono accordati “poteri straordinari” che non hanno precedenti nella storia della Repubblica, almeno nella portata delle somme che può gestire senza dover rendere conto a nessuno. Per intenderci di sua iniziativa ha la facoltà, per esempio di privilegiare il monopattino o l’Alitalia, incrementando il budget loro dedicato,  a scapito di altri soggetti o alte misure. Il ministro dell’economia ha la piena e autonoma disponibilità degli 80 miliardi stanziati dai decreti Cura Italia e Rilancio. Siamo all’alba di una nuova stagione in cui lo Stato diventa imprenditore?

Il Di battista pensiero non si ferma alla classe media e allo Stato nelle aziende. L’ex deputato si dice preoccupato dall’attuale crisi economica, che giudica peggiore di quella del 2011 e che soprattutto ritiene destinata ad acuire la distanza tra ricchi e poveri, così come si dice convinto che d’ora in avanti la società non sarà più la stessa, alcuni lavori spariranno, ne nasceranno di nuovi, l’economia sarà sempre più mutevole e dinamica e pertanto serviranno nuove ed innovative soluzioni. Siamo alla scoperta dell’acqua calda, mi auguro che durante il suo anno sabbatico non abbia solo imparato che il mondo è in continuo movimento e che ciò che era vero ieri non necessariamente lo sarà anche domani.

Infine l’ex deputato, con una svolta ambientalista, lancia il suo piano green che definisce “Servizio Ambientale”. Non entra troppo nei dettagli e spiega che sarà come il servizio militare o civile e avrà ad oggetto la prevenzione ambientale. Ammette che l’idea non è del tutto farina del suo sacco ma che l’ha copiata da Franklin Delano Roosvelt. Meno male che servirebbero idee e strumenti nuovi per uscire dalla crisi pandemica. Siamo tornati indietro fino al 1933. A differenza del servizio militare, quello ambientale però sarà ben pagato e lo Stato dovrà farsi carico dell’assunzione dei lavoratori “green”. Si parla di circa 200 mila giovani. Siamo nuovamente al tema dello Stato datore di lavoro.

Non basta il  flop del reddito di cittadinanza, sfruttato dai furbetti che se ne stanno sul divano, percepito dai criminali, ora avremo anche il reddito ambientale. D’altronde del reddito di cittadinanza nelle ultime settimane si è detto di tutto, e prevale un forte pessimismo sull’efficacia della misura. Solo fino a qualche mese fa il sussidio era la misura cardine del Movimento 5 Stelle e pure del primo governo Conte, di cui il partito di maggioranza relativa andava fiero. Oggi invece anche gli esponenti del movimento non ne parlano più, probabilmente riconoscendo i problemi incontrati nell’attuazione. Doveva trovare un lavoro per i poveri. A questo doveva servire secondo la comunicazione dei suoi promotori. Ma si tratta di un obiettivo irrealizzabile. E il rischio è che a pagarne le conseguenze sia proprio chi sta peggio.

Peccato che il lavoro non si può creare attraverso i decreti, ci vogliono aziende e imprenditori. Non serve a nulla l’ennesima forma di reddito statale. Si tratta di creare le condizioni perché le imprese possano crescere e quindi assumere.

Il male oscuro dell’Italia è la bassa produttività e quindi abbiamo bisogno di politiche economiche serie per la crescita. Invece di spendere miliardi per il reddito di cittadinanza sarebbe meglio separare i fondi dedicati all’assistenza sociale e alle misure per combattere la povertà dai sussidi di disoccupazione investendo il resto delle risorse in sgravi fiscali. Servono un piano industriale, una reale semplificazione e una vera riforma fiscale. Non credo però questi interventi siano alla portata di un governo guidato da neofiti impreparati. Concordo con quanto dichiarato dall’imprenditore Massimo Perotti, presidente e amministratore delegato dello storico cantiere navale Sanlorenzo: “non possiamo prendere sottogamba la formazione della classe dirigente politica, come abbiamo fatto in questi anni. Non ci possiamo trincerare dietro il disinteresse o il non voto. Perché abbiamo sperimentato purtroppo con durezza, che la qualità della nostra vita e la nostra felicità dipendono proprio dalla preparazione e dal livello di chi governa, indipendentemente dal colore politico. Salute, economia e istruzione sono tre cardini fondamentali che affidiamo a chi governa”.

In tema di fiscalità mi tocca constatare che siamo ormai al 22 di giugno e il Governo ancora non si è espresso sulle scadenze di fine mese, trattasi di liquidazione dell’IRES e dell’IRPEF oltre alle addizionali. Mi domando come aziende che sono state chiuse per mesi e con difficoltà hanno riaperto potranno farvi fronte. La sospensione dell’IRAP da sola non è sufficiente. Poi non comprendo perché l’agevolazione riguardi solo quest’ultima. Forse perché è un imposta regionale e non statale. Più facile rinunciare a fondi che sono destinati ad altri. A meno di ripensamenti dell’ultim’ora lo Stato si attende di incassare tra giugno e luglio circa 29 miliardi. Quattro in più di quelli stanziati con il decreto Cura Italia. A settembre conta anche di recuperare i versamenti sospesi in primavera. Ci attende una estata calda sotto ogni punto di vista. In compenso, dagli Stati Generali, si apprende, bontà loro, che il Governo sta ragionando ad una riduzione dell’IVA.

Ormai il premier Conte ha abbandonato il lessico del poderoso o del mai visto, purtroppo però continua ancora a coniugare i verbi al futuro oppure utilizzando il gerundio. Chissà quando il Governo potrà comunicare di aver fatto o realizzato qualcosa di concreto. Chi vivrà vedrà…

Infine un pensiero ad un vero eroe dei nostri tempi, che ci ha insegnato a concentraci su ciò che abbiamo e non su ciò che ci manca, che parla al presente e che ha realizzato risultati straordinari: FORZA ALEX ZANARDI!

Paolo Laurencet

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