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ECONOMIA | 15 giugno 2020, 09:27

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Il Governo vuole investire ma non dice come siamo in grado di spendere. Investire è molto più complesso

Settimana scorsa, Vittorio Colao ha presentato il suo rapporto finale per il rilancio dell’Italia post-coronavirus alla presidenza del Consiglio. Le bocciature non sono poche, da chi lo definisce un libro dei sogni a chi chiede strategie per non renderlo inutile

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Il Governo vuole investire ma non dice come siamo in grado di spendere. Investire è molto più complesso

A prescindere dal contenuto, la principale critica al documento riguarda la mancanza di copertura finanziaria; non è come una legge di bilancio dove dopo ogni proposta c’è scritto quanto costa e dove si prendono i soldi. La parola “investire” compare più di 70 volte nel documento, ma non sappiamo né come né quando né a quali condizioni arriveranno questi investimenti, pertanto la fattibilità delle proposte dipende soprattutto dalla volontà politica di risolvere o meno quelli che spesso sono problemi atavici del Paese.

Quindi, con che soldi realizzarlo? Se è vero che ci saranno il Recovery Fund europeo con contestuale richiesta di una pianificazione di medio-lungo termine, il piano può esserne la base. Ma essendo denari in buona parte da restituire, bisognerà chiarire che lo Stato dovrà esser sempre meno presente. Dovrà risparmiare per tracciare un percorso di rimborso credibile.

Si può invece apprezzare il fatto che non ci sia stata la volontà di strafare, ma si è scelto di partire da quanto esiste, senza generare l'esigenza di provvedimenti, decreti attuativi e un insieme di apparati che ingesserebbero tutta la macchina produttiva. A questo proposito, ad esempio, ritengo fondamentale il superamento della "burocrazia difensiva" con una maggiore fiducia alle imprese accompagnata da meno vincoli e cavilli burocratici.

Altro aspetto positivo è l'aver messo al primo punto le aziende e il lavoro, perché per molto tempo abbiamo assistito ad atteggiamenti anti-impresa da parte del governo. Qualunque società complessa, che voglia guardare al futuro, parte dal lavoro e dalle imprese. Il documento ribalta il punto di vista che spesso è stata addebitata alla componente "grillina" della maggioranza, di esser contro le imprese. Spero che sia una svolta.

Se il governo vuole credere in questo progetto ogni schieramento deve abbandonare le sue rendite di posizione e aprire un confronto tra maggioranza, opposizione e parti sociali. Le critiche non hanno colore politico. Servirebbe un segnale immediato cancellando gli 80 euro, quota 100 e l'impostazione data alle politiche del lavoro con i navigator e il Reddito di cittadinanza. Lasciamo perdere i salvataggi costosissimi per Alitalia. Si può ragionare sul tema del Reddito di emergenza, senza però nascondersi dietro le card gialle delle Poste da distribuire agli elettori. Finalmente, si leggono anche misure di buon senso.

Mi riferisco allo scudo sulla responsabilità penale per i contagi, ai rinvii fiscali, e alla deroga al Decreto Dignità sui contratti a termine. Mancano, però, una tempistica certa e la definizione di obiettivi misurabili e quantificabili. Ci sono voluti due o tre mesi per elaborarlo, ora non diventi una minestra da riscaldare per anni. Vorremmo tempi certi per condividerlo e adottarlo. Il governo ha dimostrato di essere tanto bravo a fare enunciazioni, ma anche molto scarso a tradurle in pratica. L’esecutivo dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dire subito se crede o meno nel progetto.

La revisione del calendario fiscale, oltre che all’interno del documento programmatico di Colao, inizia ad essere presa in considerazione anche dal ministro Gualtieri. Siamo al 15 giugno, era ora!. Si legge nella stampa specializzata che con decreto si fisserà una prima finestra al 30 luglio per consentire l’approvazione di una proroga al 30 settembre. C’è da augurarsi che la decisione sia presa quanto prima.

A fine mese sono in scadenza IRPEF, IRES e addizionali. Il rinvio della liquidazione delle imposte a fine settembre dovrebbe necessariamente prevedere la possibilità per il contribuente di poter versare tributi e contributi previdenziali almeno in cinque o sei rate e pertanto concludere i pagamenti nell’anno 2021. Sarebbe deleterio per imprese e autonomi dover concentrare il tutto in due mesi. Considerate l’attuale crisi di cassa e la difficile ripartenza che stiamo affrontando sarebbe follia riproporre un autunno fiscale analogo a quello vissuto nel 2019.

Paradossalmente appare più sostenibile iniziare con i versamenti a fine luglio e poterli concludere a dicembre. Come avevo scritto ad aprile poiché, nel nostro ordinamento oltre a versare il saldo delle imposte si pagano anche gli acconti per l’anno successivo e partendo dal presupposto che la quasi totalità delle imprese nel 2020 avrà un reddito fiscale inferiore al 2019 si potrebbe prevedere che gli acconti vengano versati su base volontaria e senza vincoli di percentuale.

Perché aspettare che a fine 2021 si concretizzino i crediti di imposta legati al sistema degli acconti quando la liquidità è necessaria ora Un breve cenno alla nuova perdita di tempo della settimana: gli "Stati generali" dell’economia. Ricordo che storicamente hanno condotto alla Rivoluzione francese. A parte questo, siamo di fronte all’ulteriore tema che per qualche giorno impegnerà il dibattito politico. E’ già noto cosa non funziona in Italia, si tratta di assumersene la responsabilità e produrre fatti anziché proseguire con proclami e dirette facebook.

A proposito di comunicazione, servirebbe anche un cambio di passo in questo ambito.

Mi riferisco al presidente dell’INPS, Tridico, che ha definito gli imprenditori italiani dei pigri e degli opportunisti. Ritengo sia stata una “sparata infelice”, in stile Saviano, uno scivolone clamoroso. Un po' di autocritica sarebbe sana e dà sempre fastidio quando si spara nel mucchio. Le norme le hanno scritte loro, se sono fatte male e c'è stato opportunismo deve fare autocritica chi le ha prodotte. Comunque sia un presidente INPS deve comunicare e bene: faccia un elenco, ci dica nomi e cognomi e allora ne riparleremo.

Dopo gli Stati Generali de nos atre, considerato il numero di audizioni che si sono susseguite nell’ultimo mese, pare in dirittura d’arrivo il terzo pacchetto di misure regionali a favore delle imprese e delle famiglie. Vorrei sbagliare, ma la sensazione è che stiano prevalendo le dinamiche dell’assalto alla diligenza che trasporta il forziere da oltre 150 milioni di euro, e della distribuzione delle risorse secondo quel meccanismo che gli anglosassoni definiscono “helicopter money”.

Tante le misure, forse troppo articolate e quasi tutte riferite ad un orizzonte temporale di breve periodo. Se fossi un bookmaker direi che il Governo regionale non ha il coraggio di scommettere sulla Valle d’Aosta del dopo Covid. D’altronde come contenuto nella proposta di legge entro metà ottobre noi valdostani torneremo a votare per rinnovare l’attuale Giunta, che da molti è definita dimezzata.

Le risorse sono importanti nell’importo, l’occasione richiederebbe una manovra strutturale finalizzata a disegnare la Valle d’Aosta post pandemica, invece la primaria preoccupazione sembra il mantenimento dello status quo. Cui prodest (a chi giova) si chiederebbero i latini. Sicuramente non a liberi professionisti e autonomi iscritti alla gestione separata Inps che anche l’esecutivo regionale ha escluso dai finanziamenti a fondo perduto. Non so se la giustificazione sia la medesima del ministro Gualtieri.

Mi auguro di no, perché nella settimana in cui giustamente si è manifestato contro il razzismo e la discriminazione, stonerebbe apprendere che siamo esclusi perché “persone fisiche” e non imprese. Voglio sperare che non ci sia stato un errore da parte del legislatore che sa o dovrebbe sapere che per liberi professionisti e autonomi non è richiesta l’iscrizione in Camera di Commercio.

In conclusione, una cosa è certa: se sprechiamo questi 150 milioni di euro dovremo attenderci solo cattive notizie. Le giovani generazioni non possono accettare che questa politica getti al vento altre risorse, scaricando su di loro il rimborso.

Paolo Laurencet

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