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Le Messager Campagnard | 12 giugno 2020, 13:46

Gregge di pecore costretto a lasciare l'alpeggio per la presenza del lupo

A nulla sono servite le misure di prevenzione consigliate, anche se in parte finanziate, solo per l'acquisto del materiale, ma non per il tempo necessario per la loro messa in opera, che hanno dimostrato tutti i loro limiti di efficacia in situazione montana come la nostra

Foto Roberto Bagnod

Foto Roberto Bagnod

Demonticato intero gregge di pecore dopo 7 giorni dalla monticazione.  È quello che sta accadendo ad un allevatore di Ayas e continuerà ad accadere se non si prendono delle efficaci  precauzioni per risolvere il problema lupo.  In Valle d’Aosta la maggior parte del territorio è destinato a pascolo, unica coltura possibile a causa delle  elevate quote altimetriche. 

"A nulla sono servite le ripetute grida d'allarme e le preoccupazioni espresse dagli allevatori in questi anni che  - spiega Dino Planaz, Presidente dell'Arev - lamentando un susseguirsi di avvistamenti in prossimità degli allevamenti e delle abitazioni mettevano in  chiara evidenza la necessità di intervenire prima che la situazione degenerasse, con gravissimi rischi per  animali, popolazione e territorio". 

Infatti a nulla sono servite le misure di prevenzione consigliate, anche se in parte finanziate, solo per l'acquisto del  materiale, ma non per il tempo necessario per la loro messa in opera, che hanno dimostrato tutti i loro limiti  di efficacia in situazione montana come la nostra. 

"Si sta assistendo - commenta il presidente degli allevatori - a scelte di non utilizzare grosse porzioni di pascolo perché giudicate pericolose per gli animali  domestici, si è giunti anche alla demonticazione anticipata degli animali a causa degli attacchi, a quando il  definitivo abbandono degli alpeggi?"

L’allevatore non alleva animali per farseli predare e perderli durante l’estate, non solamente per motivazioni  di carattere economico ma soprattutto per difendere un patrimonio genetico e di savoir-faire costruito nel  tempo. Inoltre il tema del benessere degli animali che suscita così tanto interesse appare solamente riservato  ai selvatici e di scarsissimo interesse quando si tratta di specie allevate. 

"Chiedo a gran voce a nome di tutti gli allevatori - sollecita Dino Planaz - di prendere misure finalmente efficienti e non solo interventi  palliativi di tipo economico, che intervengono a danno avvenuto. Mantenere in sicurezza gli animali in  montagna oggi significa affrontare dei costi insopportabili per necessità di personale e di strutture non    efficaci data la conformazione del territorio".

Non è neppure pensabile rimanere fisicamente presenti accanto  agli animali per 24h su 24h.  "Oggi - conclude con amarezza - non è più il predatore che rischia l'estinzione, ma sta rischiando l'estinzione l'intero comparto dell'allevamento di montagna. Già normalmente ogni giorno dobbiamo confrontarci con leggi e regole che  non vengono incontro alle esigenze pratiche del mondo rurale di montagna, leggi scritte da burocrati che non  hanno conoscenza della realtà di montagna, e si aggiunge adesso la forte problematica delle predazioni". 

red.pi.

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