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AMBIENTE | 11 giugno 2020, 08:16

Legambiente VdA, 'basta truffe sui pascoli valdostani, alpeggi siano accessibili ai nostri allevatori'

Legambiente VdA, 'basta truffe sui pascoli valdostani, alpeggi siano accessibili ai nostri allevatori'

"Scoperchiata la pentola con le inchieste giudiziarie chiediamo che si apra un dibattito al fine di offrire, anche grazie ai nuovi premi di recente istituiti dalla Regione (200 euro per ogni capo monticato), l’accessibilità agli alpeggi da parte degli allevatori locali e la fine di speculazioni inaccettabili".

Così Legambiente VdA interviene commentando i primi esiti dell'inchiesta 'Pascoli d'oro' della Procura di Aosta, con un allevatore indagato per truffa aggravata e falso perchè portava le sue bestie in alpeggi piemontesi invece che valdostani, come aveva dichiarato per poter ottenere i fondi comunitari.

"Fin dai primi anni 2000 -  ricorda Legambiente - nel quadro della Politica agricola comunitaria-Pac, vengono offerti cospicui contributi dall'Europa alle aziende agricole che assicurino il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali attraverso il pascolo corretto, che contribuisce alla cattura di CO 2 e apporta benefici al clima e alla biodiversità".

Questo obiettivo per l'Associazione ambientalista "sembra tuttavia essere largamente disatteso da alcuni grandi speculatori e commercianti di bestiame che accumulano ricchi contributi europei adottando pessime pratiche agronomiche o mettendo in atto altri tipi di truffe".

Un meccanismo "perverso, declinato in modi diversi, con il sovrapascolo, con la sottoutilizzazione o addirittura con la mancata gestione del territorio, è venuto a galla grazie alle testimonianze di allevatori locali, sia in Valle sia in altre località delle Alpi e degli Appennini, dove ormai le inchieste giudiziarie su questo tema non si contano più. Nei nostri alpeggi si vedono ogni anno salire enormi camion carichi di bovini, soprattutto vitelloni da carne di razze non autoctone, non adatte al clima e al terreno, e di fieno, di provenienza ignota, trasportati con costi notevoli e in gran quantità dalla pianura. Evidentemente il guadagno ottenuto con i contributi Pac è largamente superiore".

Legambiente evidenzia "l’eccessivo calpestio, il brucamento ad alta quota in pascoli chiamati, e non a caso, 'l’erba delle pecore', sui quali un tempo nessun allevatore serio avrebbe mai portato le vacche, sono un danno, e quindi una truffa". Altri danni e altre modalità criminali "sono stati messi in luce dall'ultima inchiesta in corso in Valle d’Aosta denominata 'Pascoli d’oro': superfici brucate solo parzialmente, animali mai arrivati negli alpeggi, ovini e asini incustoditi, dispersi e poi trovati morti, usati solo per giustificare sulla carta i contributi percepiti".

Un meccanismo contributivo che per Legambiente "facilita solo chi dispone di grandi risorse finanziarie e fa salire artificiosamente il prezzo degli affitti dei pascoli, rendendo impossibile ai piccoli allevatori competere per la monticazione del loro bestiame. A ciò si aggiunga che spesso sono proprio le amministrazioni locali che, per rimpinguare le casse comunali, mettono all’asta i propri alpeggi, che vengono accaparrati da chi - in genere personaggi provenienti da fuori Valle - è in grado di garantire affitti spropositati, inarrivabili per i i piccoli allevatori locali già in difficoltà per molti altri problemi". 

red. cro.

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