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Chez Nous | 11 giugno 2020, 08:00

Chi ha fermato la Petite Patrie?

Oggi sembra di non capire chi rappresenta cosa, ma dal 2016 si ha la prova provata che buona parte degli eletti rappresentano la loro poltrona girevole che si ferma dove c’è il piatto

Chi ha fermato la Petite Patrie?

Già! Chi ha fermato la Petite Patrie? Un tempo carrefour e oggi una regione a fondo cieco. Perché tutto questo?

II 29 novembre 1996 la Regione adottò il Piano Territoriale Paesistico della Valle d'Aosta frutto di un preciso impegno programmatico, assunto fin dall'inizio di quella legislatura, di una forte iniziativa nella gestione oculata del territorio e nella programmazione degli interventi. Protagonisti dell’epoca il Presidente della Regione, Dino Vierin, e l’allora assessore all’Ambiente, Elio Riccarand.

All’epoca la Regione pubblicava una bella rivista: “Evironement – ambiente e territorio in Valle d’Aosta” che ricordava: “La presenza delle montagne più alte e più belle d'Europa, la permanenza di un paesaggio agropastorale ancora in gran parte integro e di un eccezionale patrimonio storico e archeologico, la ricchezza faunistica e floristica e il forte radicamento territoriale delle tradizioni e delle culture locali, fanno della Valle d'Aosta un territorio unico e inconfondibile, in cui la stessa varietà delle situazioni locali contribuisce ad arricchire l'immagine complessiva già fortemente caratterizzata e riconoscibile.

Queste peculiarità devono essere valorizzate per giocare un ruolo forte nelle dinamiche europee del prossimo futuro.

La vecchia immagine della ‘regione carrefour, che evocava l'importanza della posizione della regione rispetto ai sistemi di traffico internazionali, dovrà inevitabilmente cedere il passo a un'identità più complessa e moderna che tragga la sua forza dalle straordinarie risorse ambientali e culturali della Valle.

È un passaggio imposto da oggettivi cambiamenti sociali ed economici, ma che richiama le tradizioni più profonde della cultura montanara”.

Da allora a oggi è passato meno di un quarto di secolo ma quella Valle d’Aosta fotografata e prospettata da Dino Vierin e Elio Riccarand chi la ricorda più?

Ma peggio ancora la Petite Patrie ha perso identità, personalità, orgoglio, entusiasmo perché sopraffatta dall’affarismo, dal menefreghismo, dall’egoismo, dall’incoerenza, da una politica mestierante, da leader politici il più delle volte manovrati da vecchi marpioni.

Lo sviluppo sostenibile quale motore dello sviluppo economico era la chiave di volta di quel progetto che suggeriva le strategie volte a migliorare la posizione della regione nel contesto europeo devono saldarsi con quelle volte alla ricerca di forme più sostenibili e durevoli di sviluppo interno.

Quel Piano si occupava dell'agricoltura, “che può vincere i fattori di marginalizzazione che l'hanno duramente penalizzata e continuare ad esercitare il suo insostituibile ruolo ambientale, solo puntando sulla qualità e su innovazioni ecologicamente orientate”; dell’industria e dell’artigianato “che devono riuscire a produrre occupazione e valore aggiunto senza invadere le aree sensibili e riducendo i fattori d'inquinamento”; del turismo, “che può concorrere alla stabilizzazione socioeconomica e demografica, contrastando i processi d'abbandono e di dissesto ecologico e paesistico, solo se si diversifica e si diffonde in forme ‘soffici’ e adatte ai luoghi, radicandosi nei milieux rurali e basandosi sulla valorizzazione conservativa delle risorse”.

Oggi la politica di che si occupa? Si occupa di poltrone, di cambi casacca, di caccia all’uomo, di salti della quaglia. Ecco chi ha fermato la Petite Patrie.

Dal 2014 stiamo assistendo al peggio che la politica valdostana ha fatto vedere dal 1945 ad oggi. Nel 2018 c’è stato un tentativo di rinnovare la Petite Patrie, ma la politica esperta di poltrone, di cambi casacca, di caccia all’uomo, di salti della quaglia, ha fatto scendere le tenebre sull’alba, durata sei mesi, che avrebbe potuto dare nuova luce alla Petite Patrie.

La mancanza di leader carismatici ha soffocato le speranze dei valdostani che oggi vivono in uno stato di prostrazione che assomma in sé afflizione, avvilimento, depressione, sconforto, scoraggiamento, scoramento e sfiducia.

Se la politica si occupa di poltrone, di cambi casacca, di caccia all’uomo, di salti della quaglia, allora è tempo che la così detta società civile si assuma la responsabilità di far ripartire la Petite Patrie facendole riprende il ruolo di Carrefour d’Europe, togliendola dall’isolamento in cui l’hanno relegata.

Da nessun leader giunge una parola per far risvegliare l’orgoglio dell’essere Valdostani in chi vive e lavora in Valle d’Aosta. Questo non vuol dire omogeneizzazione politica, ma semplicemente attaccamento ad una terra ricca storia, di cultura e tradizioni.

Oggi sembra di non capire chi rappresenta cosa, ma dal 2016 si ha la prova provata che buona parte degli eletti rappresentano la loro poltrona girevole che si ferma dove c’è il piatto

Il sociologo Arnaldo Bagnasco parlando di Torino ha detto: “Serve una volontà condivisa e la società civile deve ricostituirsi attorno ad un progetto condiviso”. Anche la Valle d’Aosta sente l’esigenza di un progetto condiviso alla cui realizzazione partecipi il mondo della cultura, dell’economia, della finanza, gli imprenditori, i valdostani tutti.   

Solo così si sconfigge chi ha fermato la Petite Patrie.

piero.minuzzo@gmail.com

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