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ECONOMIA | 08 giugno 2020, 10:00

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Tutti siamo in grado di spendere. Investire è molto più complesso

La Giunta ha approvato il terzo pacchetto di misure anti-crisi. Attenzione alla pioggia, perché quando finisce, l’arcobaleno dura pochi istanti e poi tutto torna come prima

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Tutti siamo in grado di spendere. Investire è molto più complesso

Agorà è il termine con il quale nell'antica Grecia si indicava la piazza principale della polis. Era oltre il 'centro' del potere religioso e commerciale della città soprattutto il luogo simbolo della democrazia del paese, tant'è che vi si riuniva l'assemblea della polis per parlare di politica.

Ho ripescato da un cassetto della mia mente l’Agorà ed il suo significato perché, quella appena conclusa, si può considerare la settimana delle piazze, sia reali che virtuali. Il 2 giugno, festa della Repubblica, il centrodestra ha scelto di radunarsi nelle piazze italiane, come si legge nel comunicato stampa, “per dare voce ai milioni di italiani inascoltati dal Governo Conte e dimenticati dai suoi provvedimenti”.

La manifestazione, come era lecito attendersi, non è stata risparmiata da critiche e ha generato molte polemiche rivolte, più che ai contenuti, all’assembramento che si è creato soprattutto a Roma e in altre località. Si può ragionare sul fatto che una celebrazione che negli anni è riuscita a restare unificante e non divisa, sia stata frammentata nelle piazze che hanno visto protagonisti partiti e movimenti, però colpevolizzare cittadini che civilmente hanno manifestato il loro dissenso al Governo non è accettabile.

Non si capisce come mai il movimento delle Sardine è stato celebrato perché il 14 dicembre 2019 ha riempito piazza San Giovanni a Roma, mentre ora si criticano o denigrano coloro che hanno scelto di manifestare contro l’attuale esecutivo.

La piazza rimane il simbolo della democrazia e pertanto dovrebbe essere praticabile da tutti e non solo da alcuni. Il Presidente Mattarella ha ricordato nel suo discorso che servono unità e coesione. Concetti che condivido, e credo anche che siano utili critiche e proposte costruttive. Unità non può significare rimanere in silenzio e non avere il diritto di dire che, per esempio, i decreti dell’emergenza sono tardivi, mal scritti, confusi, che sono stati distribuiti miliardi a pioggia spesso in modo veramente difficile da giustificare: penso all’Alitalia, oppure ai crediti garantiti dallo Stato concessi ad aziende che si fa fatica a definire italiane.

Il 2 giugno hanno manifestato anche alcuni movimenti, tra cui i gilet arancioni dell’ex generale Pappalardo. Personalmente non ne condivido contenuti e soprattutto il modus operandi. Attenzione però a rubricarlo come un movimento di pochi facinorosi, perché a Roma al loro corteo era presente anche tanta gente comune che si sente abbandonata dal governo Conte.

Credo che ci dovremmo abituare a piazze animate non più solo da movimenti, come quello delle sardine, peraltro eclissatosi in questi mesi di crisi, o dai sindacati, ma anche da nuovi attori, meno avvezzi o inclini ai cortei, e non per questo da discriminare o da non prendere in considerazione. Anche i liberi professionisti iscritti agli ordini, finalmente con uno scatto di orgoglio, hanno manifestato la settimana scorsa scegliendo la piazza virtuale. Il motivo è l’esclusione dai contributi a fondo perduto stanziati nel decreto Rilancio.

Il ministro Gualtieri si è, a dir poco, arrampicato sui vetri per giustificarne l’esclusione sostenendo che i liberi professionisti sono “persone fisiche” e non imprese. Mi pare di capire che nella maggioranza prevalga una visione anacronistica o comunque distorta della libera professione, come se fossimo dei privilegiati, che non hanno subito gli stessi danni di aziende e imprenditori. Rimane viva nell’esecutivo la visione del professionista che guida una fuoriserie e magari fa consulenza all’evasore o al riciclatore, come dimostrano le polemiche sul “caso” Saviano.

D’altronde quando si sostiene che la preparazione, la professionalità e l’esperienza non servono a nulla è difficile aspettarsi risultati diversi. A modo suo, il Premier Conte, è sceso in piazza il 3 giugno, annunciando l’iniziativa degli Stati generali dell’economia: una convocazione governativa di parti sociali, associazioni di categoria e “singole menti brillanti” per ragionare sulla “rinascita” del Paese e mettere a punto una serie di iniziative, coordinate nel piano di rilancio economico, per la ripresa dei settori più colpiti, nell’economia, nel lavoro e nella società, dalla serrata per decreto.

Non era il caso di pensarci prima? Anziché istituire una task force dopo l’altra. Il confronto con gli addetti ai lavori mi pare tardivo e rischia di non portare nulla e far perdere ulteriore tempo. Ormai sono stati spesi circa 80 miliardi e quindi il confronto avrebbe ad oggetto le risorse economiche provenienti dall’Unione Europea, le quali sono ancora da definire e mi par di capire saranno prevalentemente a disposizione dal 2021.

Il tema non possono essere le disponibilità economiche ma la loro gestione. I vari decreti approvati in questi mesi, non erano carenti nel quantum ma lo erano nell’amministrazione delle risorse. Governo e politica dovrebbero riscoprire la capacità di amministrare e gestire. Faccio un esempio: uno slogan molto diffuso tra opposizione e anche maggioranza recita “burocrazia zero”.

Affermazione sulla quale immagino si possa essere tutti d’accordo, però non basta uno slogan od un titolo per portare a casa il risultato. Non si tratta solo di spendere, magari fondi europei, ma significa investire, che è un concetto diverso e soprattutto richiede capacità amministrative e gestionali, sempre più un optional per l’attuale classe politica. Non solo, la “burocrazia zero” richiede un salto di paradigma che non mi pare essere nelle corde dell’attuale maggioranza, ossia si deve dare fiducia alle imprese e professionisti, abbandonando la logica per cui siccome esistono i “furbetti” allora si devono elaborare procedure caratterizzate da così tanti controlli preventivi che tutto rimane bloccato per mesi sulle scrivanie dei burocrati.

Senza dimenticare che la burocrazia impiega oltre 3 milioni di dipendenti. Un bel bacino di voti direi. Il modello Genova, per capirci, richiede di assumersi il rischio della gestione e di fare scelte che vanno oltre il risultato delle elezioni. Anche in Valle d’Aosta il 2 giugno è stato giorno di piazza. A far discutere non è stato tanto l’appartenenza politica di chi ha manifestato, quanto piuttosto il fatto che il centrodestra non era riunito nel medesimo luogo e allo stesso orario.

Non entro nel merito, mi chiedo solo se questa situazione non costituisca un vantaggio concesso agli avversari politici. Tra sabato e domenica ho letto la notizia relativa alla “pioggia di milioni per la Valle”. La Giunta ha approvato il terzo pacchetto di misure anti-crisi. Attenzione alla pioggia, perché quando finisce, l’arcobaleno dura pochi istanti e poi tutto torna come prima. Ribadisco non è solo una questione di risorse, ma soprattutto di come queste vengono amministrate e gestite.

Tutti siamo in grado di spendere. Investire è molto più complesso. Attenzione alle distribuzioni di quattrini finalizzate unicamente alla massimizzazione del consenso politico, senza riguardo al merito e senza alcun progetto di società o strategia di risanamento. Mi auguro che non sia l’ennesimo annuncio in stile Premier, ma che effettivamente seguano provvedimenti concreti ed efficaci. La contrapposizione tra la realtà e notizie come questa inizia ad essere insopportabile.

Ad oggi solo un quinto delle domande presentate sul primo pacchetto è stato evaso e tutti gli altri stanno ancora aspettando. Alcuni provvedimenti, come il contributo ad integrazione della CIG, non è nemmeno attivo. Per non dire che il testo della legge del 5 marzo, una volta emanato, è stato corretto in alcune sue parti perché palesemente errate e inapplicabili. Sono dell’idea che nessuna variabile, più del tempo, comandi e guidi l'economia.

Peccato che il tempo non può essere speso o risparmiato ma solo gestito. Sotto questo aspetto dobbiamo prendere atto che la generalità dei provvedimenti economici nazionali e regionali o sono arrivati tardi o ancora devono essere implementati. Governo e Regione dovrebbero assumersi la responsabilità di gestire tempo e risorse. Come si dice “chi ha tempo non aspetti tempo”.

Paolo Laurencet

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