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CULTURA | 01 giugno 2020, 05:00

GIUGNO nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

GIUGNO nella storia dei Carabinieri

Bisognerebbe non farlo, lo so, la partecipazione emotiva non dovrebbe mai oltrepassare la divisa, però è più forte di me, quando si tratta di un reato sessuale, l’indignazione che provo diventa dolore, qualcosa di ancestrale mi scuote, come se in me si sollevasse la ferita di tutte le donne violate. Erano mesi che con i miei colleghi tenevamo sotto controllo quel circolo in provincia di Napoli, frequentato da uomini all’apparenza per bene, un’indagine di routine, sfruttamento della prostituzione, il proprietario era un anziano noto nel giro dei locali notturni.

Poi ricevetti la segnalazione di quel ragazzino, mi parlò della sua fidanzatina minorenne, voleva salvarla, negli occhi una sorta di panico. Ero preparata, sapevo a cosa andavo incontro la notte dell’irruzione. Eppure rimasi tramortita quando vidi quei corpi giovani, che si muovevano flebilmente come alghe perse in quel mare notturno e maleodorante, gambe magre come braccia, musi infantili bistrati come maschere.

Riconobbi quel sentimento, di morte forse, vedevo con i miei occhi la carie del mondo, l’innocenza uccisa tra posaceneri colmi di cicche. Provai un disgusto, troppo profondo da digerire. Pensai a mia figlia, a quando al mattino si tirava il piumone sulla testa per restarsene nei sogni ancora un po’. Chiusi gli occhi, poi li riaprii. Mi avvicinai a quella che sembrava davvero un uccellino avvilito, Tamara, romena, sedici anni. Non voleva parlare, si guardava intorno come cercando la mano che di lì a poco l’avrebbe uccisa. Le braccia erano ferite, cicatrici di sigarette spente nella carne. Le dissi che non aveva più niente da temere, l’avrei portata in un posto protetto.

Non mi credeva, lo sguardo sfacciato e cupo dei bambini traditi. Quando le dissi che ero una mamma, finalmente mi guardò, come se in quel degrado una immagine salvifica fosse tornata a farle visita, vidi una luce, qualcosa di sacrale in quel muso sudicio. Cominciò a raccontarmi di sua madre, era malata, le mandava soldi ogni mese a Timisoara, quei pochi che le lasciavano tenere. Mi chiese una sigaretta, le risposi di no, come avrei fatto con mia figlia. Sei troppo piccola per fumare, era davvero assurdo negarle una sigaretta in quella fogna, ma mi venne spontaneo farlo. Accettò quel rifiuto con un sorriso triste, che nascondeva un pensiero docile. Grazie mamma, disse. Ci allontanammo tenendoci per mano.

Margaret Mazzantini

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