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CRONACA | 22 maggio 2020, 17:36

Processo Altanum, da 'Lenzuolo' a 'Crimine' 22 anni di continue inchieste

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO - La consapevolezza da parte della criminalità organizzata che la Valle d'Aosta era un terrreno fertile ma non facile: 'qui su 50 se la cantano in 51..."

Tutto iniziò con la operazione 'Lenzuolo'

Tutto iniziò con la operazione 'Lenzuolo'

Come per l'operazione Geenna della Dda di Torino, anche l'inchiesta Altanum dei colleghi antimafia di Reggio Calabria non sarebbe probabilmente esistita se prima i carabineri reggini e aostani non avessero condotto l'indagine 'Lenzuolo', avviata nel 1998. Furono scambi di informazioni tra investigatori dell'Arma, 22 anni fa,  a convincere la Dda della radicalizzazione di 'cellule' mafiose calabrese in Valle d'Aosta. Si svilupparono così le inchieste 'Crimine' e 'Tempus Venit' di cui parte degli esiti investigativi è confluita in Altanum, l'inchiesta della Dda che ha svelato lo scontro tra la storica cosca Facchineri e quella emergente di San Giorgio Morgeto; battaglia che si è svolta nel territorio calabrese di Cittanova e in Valle d'Aosta e per rispondere della quale 18 imputati compariranno, con accuse a vario titolo dall'estorsione allo spaccio e all'omicidio, in udienza preliminare lunedì 25 maggio al Tribunale di Reggio Calabria. 

L'inchiesta Altanum ha dunque valorizzato concretamente elementi acquisiti durante l'indagine denominata ‘Lenzuolo’, scaturita dalle dichiarazioni di Francesco Fonti, Salvatore Caruso e Annunziato Raso, tre pentiti che al pm Francesco Mollace della Dda di Reggio Calabria e ai suoi investigatori rivelarono due decenni or sono la presenza nella nostra regione di "un’associazione per delinquere di stampo mafioso con le caratteristiche gerarchiche tipiche dell’organizzazione criminale calabrese" e dedita "ad allacciare rapporti con il mondo politico locale" ed eventualmente "a pervaderlo anche con metodi intimidatori e forti pressioni".

Fecero nomi, ricostruirono vicende (anche quella relativa a un omicidio avvenuto in Valle nel 1991) portarono tanti di quegli indizi che finirono iscritte sul registro degli indagati 16 persone, 13 residenti in Valle e tre in Calabria.

L'inchiesta da Reggio Calabria fu però spostata a Torino dove l'allora pm Andrea Padalino prese in mano il fascicolo del collega calabrese e da 'arma letale’ contro le cosche lo trasformò in carta straccia: chiese al gip di archiviare tutto perchè "gli elementi acquisiti non consentono di ipotizzare la sussistenza di un quadro probatorio sufficiente a condurre ad un’affermazione di responsabilità (mafiosa ndr) a carico degli indagati". L'allora gip Gambardella lo fece, e sulla possibilità dell'esistenza organizzata della mafia in Valle calò, appunto, un lenzuolo.

Ma i carabinieri e la Dda non si sono mai arresi e hanno continuato ad aprire fascicoli e ad annotare intercettazioni, testimonianze, confessioni, accuse. Basti pensare che solo Altanum è scaturita da sette informative dell'Arma che vanno dal 2011 al 2014, piene zeppe di nomi, vicende, ricostruzioni, segnalazioni, verbali di interrogatorio e trascrizioni.

Come quella riportata a pagina 433 dell'ordinanza di custodia per Altanum, in cui tre pregiudicati 'contigui' ma non affiliati ad alcun clan parlano delle difficoltà ad avviare attività estorsive nei paesi valdostani per via di un contesto ambientale non propizio:

Uomo 1: "Ma scusa, ci vieni a dire di riunire le nostre forze, di farci delle squadre...ma che facciamo un torneo di calcio...mille persone, dove cazzo devi andare con mille persone..."

Uomo 2: "Ad Aosta non si può fare niente...un commerciante non accettera mai di pagare il pizzo, non è a Reggio Calabria che è nato con l'idea che deve pagare il pizzo...in Valle d'Aosta su 50 in 46 se la cantano..."

Uomo 1: "No, su 50 se la cantano in 51..."

Uomo 2: "Non mi hai fatto finire..in 46 se la cantano e tre ti mandano in galera...".

 

patrizio gabetti

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