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Il rosso e il nero | 21 maggio 2020, 08:00

LA SCUOLA VALDOSTANA

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO -

LA SCUOLA VALDOSTANA

Un gruppo di insegnanti precari valdostani si è costituito in Comitato per sollecitare la Regione ed il suo assessore alla Pubblica Istruzione ad assumere iniziative che facciano valere la nostra Autonomia in materia di pubblico impiego.

E sì, perché la Valle d'Aosta, è bene ricordarlo, ha potestà legislativa primaria per lo stato giuridico ed economico dei propri dipendenti. Ma questo sembra non valere per il il settore scolastico per il quale continuano a vigere norme nazionali con il beneplacito degli stessi sindacati regionali del settore scuola.

Anni fa era stato sollevato il problema della regionalizzazione del settore scolastico valdostano ma, sia dalla parte politica che dalla parte sindacale, sulla questione si è preferito calare una sorta di silenzio assordante.

 

 

 

 

 

 

Scuola di Atene di Raffaello Sanzio

La realtà dei fatti, però, finisce sempre col porti, prima o poi, di fronte alla necessità di scelte coraggiose. Ma il coraggio, chi non ce l'ha...! E così i nodi vengono al pettine. Il settore scolastico valdostano vanta duemila insegnanti (i cui stipendi sono tutti a carico della Regione e non dello Stato), una consistente parte dei quali vive in estrema precarietà.

Si tratta di persone che insegnano da anni e che, in mancanza di procedure concorsuali negli anni passati, è stata costretta a vivere di contratti a tempo determinato che iniziano con incarichi decorrenti dall'inizio dell'anno scolastico e che terminano a giugno con la fine dello stesso. Queste persone sono così costrette ogni anno a ricorrere all'indennità di disoccupazione per i mesi estivi, per poi riassumere un nuovo incarico a settembre.

Una precarietà incredibile e umiliante, nonostante sentenze della giustizia europea che  sollecitano una stabilizzazione di questi insegnanti. E questo meccanismo kafkiano si ripresenta oggi in occasione di un bando di concorso sul cui svolgimento (in piena calura agostana) è lecito nutrire forti dubbi. Il concorso straordinario per precari prevede una prova scritta con risposte multiple a crocetta: sarà come dover compilare una schedina del totocalcio.

Insegnanti che insegnano da anni, alcuni da un decennio, si dovranno così giocare la loro abilitazione all'insegnamento come se non avessero mai insegnato, come se non avessero già dimostrato sul campo le loro capacità docenti.

E noi? In una Valle autonoma da 70 anni ci accodiamo alle norme nazionali, mentre il Trentino, forte della sua Autonomia, ha varato una legge che effettuerà il concorso a cattedre solo per titoli e anzianità di insegnamento precario.

Intanto si aspetta ancora il bando regionale per le cattedre scoperte in Valle. Di Azzolina ci basta e avanza quella nazionale, evitiamo almeno una emulazione regionale!   

Romano dell'Aquila

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