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ECONOMIA | 11 maggio 2020, 10:11

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: La crisi è di cassa, serve liquidità vera

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO - Durante questi due mesi nella nostra Regione è nato un nuovo partito politico e si sono affacciate alla ribalta nuove associazioni. Il caso più eclatante sono le “Partite IVA insieme per ricominciare”

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: La crisi è di cassa, serve liquidità vera

Quando frequentavo il liceo, spopolava a teatro e sui media il comico Paolo Rossi, che probabilmente in quell’epoca raggiunse l’apice della propria carriera. Uno dei suoi cavalli di battaglia si intitolava “ho fatto un sogno all’incontrario.” Questo ricordo è riaffiorato nella mia mente perché ho la sensazione che stiamo proprio vivendo un sogno all’incontrario, anche se il tutto ha più le sembianze dell’incubo.

Diversi esponenti del governo, così come i loro sostenitori, descrivono la fase uno come si trattasse di un successo, caratterizzato da provvedimenti emergenziali, ma comunque efficaci, propedeutici ad ulteriori misure , ancora più poderose, che saranno adottate nei prossimi mesi. La prima annunciata è l’ex decreto Aprile ora ribattezzato “Rilancia Italia”.

Non entro nel merito dei risultati in campo sanitario, mi riferisco. alla gestione della crisi economica. L’ho già scritto e lo ribadisco non è in discussione l’impegno profuso, e nutro il massimo rispetto per chiunque lavori e ancora di più per chi lo fa in situazione di emergenza, però propagandare risultati e autocelebrarsi per aver sopportato carichi di lavoro non previsti o preventivabili mi sembra francamente un po’ troppo.

Non possiamo non analizzare con lucido distacco l’accaduto e chiederci se abbiamo assistito alla proiezione della medesima pellicola. Ripercorriamo le fasi che hanno caratterizzato l’articolata procedura per la richiesta degli ormai famigerati 600 euro; non si può dimenticare la comunicazione del sito dell’Inps al Garante della Privacy (era il 3 aprile) del data breach. Non conosco il significato di tale termine ma, sommessamente, credo che mezza Italia abbia visualizzato tranquillamente i dati di alcuni soggetti che sono divenuti involontariamente famosi.

E, già questo non mi pare segnale di buon funzionamento. Ci sono stati alcuni highlander che hanno avuto la forza e la pazienza di trasmettere le domande di sussidio ad ogni ora del giorno e della notte, e questa è la beffa che spesso segue il danno, molti di loro non hanno ancora ricevuto neanche un euro. A sorpresa il Premier Conte si è scusato, però poi sono seguite le comunicazioni che addebitavano all’errata indicazione del codice IBAN da parte dei contribuenti il motivo della mancata ricezione dell’indennizzo. Secondo l’INPS, oltre mezzo milione di imprenditori avrebbe sbagliato a compilare la domanda. Sempre il decreto Cura Italia ha stanziato la cassa integrazione in deroga.

Secondo i dati forniti dal quotidiano “La Repubblica” solo un lavoratore su cinque è riuscito a beneficiarne, tuti gli altri sono ancora in attesa e sono trascorsi quasi due mesi. Anche in questo caso, anziché fare autocritica e riflettere sui propri errori, lo Stato si è affrettato a trovare un colpevole, ossia le Regioni. Questo provvedimento ha fatto emergere uno dei principali limiti del nostro Stato: l’incapacità di gestire i processi.

I burocrati, almeno in Italia, non ne hanno familiarità. La mancata erogazione della CIG in deroga non è responsabilità delle Regioni e neanche dell’INPS. I “colpevoli” sono coloro che hanno disegnato una procedura complessa, articolata e che ha visto il coinvolgimento di troppi attori.

Eppure, in tempi non sospetti, i consulenti del lavoro avevano avvisato il Governo che il meccanismo era troppo laborioso e pertanto incapace di produrre risultati in tempi brevi. Invece di dare vita ad una task force dopo l’altra sarebbe stato più utile un confronto con i professionisti del lavoro ed insieme creare una procedura più snella e semplice.

Sempre in tema dell’eventuale responsabilità delle regioni, La Liguria ha attivato un fondo di garanzia da 1,5 milioni di euro, che grazie alla collaborazione con il mondo bancario arriverà a 3 milioni di euro, per anticipare il pagamento della cassa integrazione in deroga ai lavoratori che devono ancora percepirla. In economia, non è come sui banchi di scuola, è lecito copiare. Anche la nostra Regione, che purtroppo in questo momento appare come uno studente distratto, potrebbe adottare una soluzione analoga.

Rimanendo in tema di “sogno all’incontrario” il decreto Cura Italia ci ha portato la liquidità immediata. Faccio un ulteriore riferimento agli anni ’90, alla fine dei quali, soprattutto nelle televisioni private di seconda fascia si impose la categoria dei tele – imbonitori; commercianti garibaldini che promuovevano prodotti a sentir loro miracolosi.

Forse sarà accaduto solo al sottoscritto ma quando ho sentito il Premier parlare di misure poderose, potenza di fuoco, 400 miliardi e provvedimenti mai assunti in precedenza la mia mente è tornata indietro di quasi trent’anni e con nostalgia ho rivissuto per un istante il periodo dell’università quando su Tele Lombardia si commercializzavano le merci più strabilianti. A parte l’amarcord, la CGIA di Mestre ha reso noto che meno dell’uno percento dell’aziende che potevano accedere al finanziamento “dei 25 mila euro” ne ha fatto richiesta; di queste meno di un terzo hanno ricevuto il prestito.

Per capirci, il 99% del mercato ha bocciato il prodotto miracoloso pensato dal governo e le banche dimostrano di non fidarsi delle garanzie statali. Tutto ciò meriterebbe una seria riflessione. Evidentemente proporre alle aziende chiuse per decreto di indebitarsi non è una soluzione, al contrario del fondo perduto. Purtroppo però questo è ormai un tema trito e ritrito. Intanto i governanti litigano su questioni di lana caprina e i provvedimenti sempre più urgenti per l’economia sono costantemente rinviati. Tra l’altro, nelle anticipazioni al decreto ex Aprile pubblicate, leggo un ricorso reiterato al meccanismo dei crediti di imposta. La crisi è di cassa, serve liquidità vera. Nel frattempo si è trovato il tempo per nominare la sedicesima task force.

E’ proprio un sogno all’incontrario!

Se Atene piange, Sparta non ride.

Mi riferisco a quanto sta accadendo in Valle d’Aosta. La Nazione ha riscoperto i tele – imbonitori, nella Petite Patrie qualcuno sta parlando di venditori di pentole. Gli aiuti alle imprese latitano; ora non c’è nemmeno cognizione di quante siano le risorse a disposizione, mentre solo nelle settimane scorse si faceva riferimento ad un budget di circa 120 milioni. Lombardia, Piemonte, Molise e Marche sono solo alcune delle regioni che sono intervenute con finanziamenti a fondo perduto a sostegno delle imprese, mentre noi, dopo dieci giorni di audizioni, stiamo ancora aspettando di conoscere se e quali provvedimenti saranno destinati alle partite IVA valdostane. Alcune aziende hanno già chiuso.

Quanto dovremmo ancora aspettare?

Mentre l’economia valdostana sprofonda nella recessione, si è trovato il tempo per nominare la Commissione per la Fase 2 sanitaria. La Regione si allinea alla strategia governativa delle Task Force. Una domanda: se questo sistema nazionale non sta portando alcun risultato concreto, perché a livello locale l’esito dovrebbe essere differente? Invece di rimanere concentrati sul delicato tema economico, la nostra politica preferisce scontrarsi sulla nomina della Commissione. Qualcuno si stupisce del fatto che, da consuetudine, gli addetti ai lavori ne siano stati esclusi .

Non rimane che prenderne atto: competenza e preparazione non sono considerati requisiti utili per partecipare ai gruppi di lavoro che dovrebbero gestire l’emergenza. Durante questi due mesi nella nostra Regione è nato un nuovo partito politico e si sono affacciate alla ribalta nuove associazioni.

Il caso più eclatante sono le “Partite IVA insieme per ricominciare”. In poco tempo hanno raggiunto oltre 1.400 adesioni.

Questo fenomeno dovrebbe portare la politica e il mondo dell’associazionismo di categoria ad interrogarsi sul futuro. In economia le domande, le criticità sono sempre le stesse, cambiano però le risposte. Forse il nuovo che avanza ha saputo capire meglio la situazione e sta fornendo le risposte. Non lasciamo cadere i suggerimenti nel vuoto perché distratti da altri temi e questioni. Uno spot pubblicitario di grande successo in questo periodo recita “È il buongiorno di un’umanità ritrovata. Viviamolo insieme”. Aggiungo io Svegliamoci!

Paolo Laurencet

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