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ECONOMIA | 04 maggio 2020, 10:45

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: Necessario fondo investimento per imprese e partite iva

ATTENZIONE IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO - Non sono accettabili le giustificazioni che si sentono troppo spesso: “ è una situazione imprevedibile”;” siamo stati travolti da uno tsunami”; “ci siamo trovati di fronte ad eventi completamente nuovi”

Paolo Laurencet

Paolo Laurencet

Diario del capitano, data stellare 4 maggio 2020, Il momento che tanto abbiamo atteso in questi ultimi mesi è infine arrivato; inizia la fase due. Finalmente ci siamo, le imprese autorizzate possono tornare a produrre, altre, come noto sono ancora chiuse. Al di là della citazione al film Star Trek – Primo contatto -, mi soffermo sul “possono produrre”. Non c’è nessuna garanzia che effettivamente torneranno al lavoro. Ritengo ci siano almeno due fattori che determinano questo possibile, se non probabile, scenario.

Il primo risiede nella mancata gestione economica della fase uno. Ho la sensazione che sia stata maturata la decisione di chiudere senza avere allo stesso tempo una strategia per prevenire, o quanto meno, contenere l’inevitabile crisi economica che la serrata avrebbe innescato.

Mi spiace ma non sono accettabili le giustificazioni che si sentono troppo spesso: “ è una situazione imprevedibile”;” siamo stati travolti da uno tsunami”; “ci siamo trovati di fronte ad eventi completamente nuovi”.

Non mi permetterei mai di dubitare dell’impegno profuso, e nutro il massimo rispetto per chiunque lavori e ancora di più per chi lo fa in situazione di emergenza, però la sospensione delle rate dei mutui, l’indennità di 600 euro e i prestiti garantiti dallo Stato, per avere i quali serve un “atto d’amore” da parte delle banche, non sono interventi sufficienti ed efficaci, anche perché la maggior parte degli imprenditori è ancora in attesa dell’una o dell’altra misura “poderosa”.

Qualcuno grida al complotto, io propendo per l’incompetenza. Tra l’altro in merito all’indennità di marzo non è dato sapere se sarà rifinanziata e tutti i sussidi versati sui conti correnti dei richiedenti.

A descriverla così sembra, purtroppo, la solita storia della carenza di risultati generati dalla pubblica amministrazione perché imprigionata nei meandri della burocrazia. Invece la trama del romanzo si infittisce ed emergono nuovi elementi che dovrebbero farci tutti riflettere. Mi riferisco in particolare al fatto che sempre l’INPS ha recapitato tramite PEC, questa volta a tutti i commercianti e artigiani, le deleghe F24 per il versamento della prima rata dei contributi “fissi” in scadenza il 18 maggio (siamo in attesa della circolare che ne confermi il rinvio al 30 giugno).

Aiutatemi a capire: in due mesi il governo non è stato in grado di versare 600 euro a sostegno delle imprese chiuse per decreto e, ora, nel bel mezzo di una crisi di cassa senza precedenti, pretende che l’INPS riscuota contributi per somme che vanno dai 950 ai 1.000 euro. A scriverlo mi sembra follia, ma è la realtà. Sono solo un commercialista di provincia e non mi aspetto che raccontando questo paradosso qualcuno ci ripensi e decida di sospendere magari fino a novembre i versamenti dei contributi.

Mi rivolgo quindi alla nostra politica regionale; i nostri partiti sono l’espressione locale di quelli nazionali. Mi auguro, come peraltro qualcuno ha già fatto, si possa ragionare di questo meccanismo che pare pensato solo per fare cassa.

Confido che la politica, a nostra tutela, dimostrando nei fatti di non averci abbandonato, si assuma la responsabilità di sottoporre a chi di dovere il tema e di ottenere una revisione delle scadenze contributive. MI auguro che a ravvedersi sia l’INPS e non i contribuenti, altrimenti pioveranno anche interessi e sanzioni.

Il secondo fattore riguarda la certezza delle regole che le imprese necessitano per poter preparare e progettare la riapertura. In questo momento c’è troppa confusione.

Non penso solo al calendario fiscale, di cui ho già scritto e che ripeto non è sostenibile nella sua attuale concezione, ma soprattutto mi riferisco alle nuove regole, i protocolli che le imprese devono rispettare in termini di sicurezza e prevenzione del covid-19 sul posto di lavoro. Il rischio è che gli adempimenti siano troppi e così rigidi che alcuni imprenditori facendo un ragionamento di costo beneficio possano decidere di non aprire. Nessuno mette in dubbio che sia necessario utilizzare i DPI e garantire la sicurezza degli operatori, però non possiamo neanche dimenticare che ogni regola costituisce un nuovo costo fisso per le aziende.

A ciò si aggiunge anche la difficoltà a reperire alcuni dispositivi. A questo proposito non ha certo aiutato la comunicazione del nostro primo ministro, peraltro non ancora accompagnata da un decreto, con cui ha fissato a 0,50 euro il prezzo di vendita delle mascherine. Il risultato è stato che molti fornitori non potendosi permettere di vendere sotto costo hanno congelato le forniture. Tutti gli imprenditori stanno facendo uno sforzo enorme per essere in regola, sarebbe saggio che la pubblica amministrazione applicasse il buon senso nella sua attività di controllo.

Per qualche mese le strategie di cassa andrebbero dimenticate come andrebbe rivista la logica basata sui codice Ateco. Alla stessa categoria possono appartenere la ditta individuale come la multinazionale. Poi andrebbero previsti  rimborsi per le spese sostenute per l’acquisto dei DPI. Non ci si può limitare al credito di imposta annunciato con il Cura Italia e ancora in attesa del decreto ministeriale.

Come sempre, uno sguardo alla nostra Regione. Leggo della disponibilità di risorse per circa 120 milioni. E’ un passo avanti: c’è un budget di spesa. Indipendentemente dalla cifra, mi chiedo se non vi sia la possibilità di reperire ulteriori risorse. Comunque, è fondamentale che ci sia un budget ed è altrettanto importante come investirlo. La necessità di contributi a fondo perduto ormai è stata sdoganata anche dal Governo. Il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli, in un’intervista al Sole 24Ore, ha annunciato un fondo perduto per le PMI.

Diverse regioni, tra cui l’ultima il Piemonte hanno agito in questa direzione. La soluzione ottimale sarebbe suddividere le risorse fra le aziende prendendo in considerazione gli incassi non realizzati in questi mesi. Scrivo sarebbe, perché i 120 milioni non sono sufficienti a realizzare un simile risultato. Dobbiamo essere concreti e non illudere nessuno.

Allora che fare? Creare un fondo di “investimento” (non siamo spesa corrente) per le partite IVA valdostane che consenta di erogare aiuti a fondo perduto per un importo medio per ogni impresa, autonomo, artigiano, commerciante e libero professionista. Ovvio, bisogna allontanarsi dalla somma dei 600 euro pur prestando sempre attenzione al budget disponibile. Vanno considerate tutte le partite IVA , anche quelle che in questi mesi sono rimaste attive. La crisi di cassa ha toccato tutti, nessuno escluso.

Tutte le attività hanno subito una riduzione del proprio fatturato. Più in generale, proprio perché non ci sono risorse illimitate, sarebbe strategico riuscire a coordinare le misure regionali con quelle nazionali. Ragionare in termini di integrazione e coordinamento porterebbe ad un incremento dell’efficacia dei provvedimenti. Il ministro Patuanelli ha anticipato anche interventi sulle utenze e sugli affitti. Quest’ultimo è un tema che si deve avere il coraggio di affrontare, insieme al fondo perduto, allargando il concetto anche agli affitti azienda. Sono tra i costi fissi più onerosi. Intervenire sugli affitti significa poter sostenere con una sola misura almeno due categorie, locatori e locatari, sfruttando l’effetto leva dato dalla circolarità dell’economia. Servono pochi provvedimenti mirati e coordinati con quelli governativi. Disperdere nuovamente le risorse economiche in troppi articoli o misure avrebbe ricadute nefaste sul tessuto imprenditoriale valdostano.

Concludo con una riflessione sulla fase 2. I Governatori di alcune regioni richiedono più autonomia per gestire la ripartenza. La proposta è giustificata dalle differenze territoriali e dalla diversa incidenza dell’epidemia. L’autonomia è da sempre un tema centrale per la nostra Regione. Auspico che possa essere esercitata e gestire quindi la fase 2 con un diverso ritmo più congeniale al nostro territorio.

A questo proposito sono convinto che sia indispensabile creare una effettiva collaborazione tra pubblico e privato per progettare la “ricostruzione”. Credo sia giunto il momento di riscoprire competenza e preparazione, troppo spesso considerate superflue oppure acquisite di diritto insieme all’incarico ottenuto.

Infine sento spesso dire che la nostra vita non potrà più essere quella di prima del Covid e che cambieranno le nostre abitudini. Si dice anche che le nostre vacanze saranno diverse. A sentimento mi vien da pensare che la montagna sarà riscoperta da tanti. La Valle d’Aosta dovrebbe farsi trovare pronta.

Paolo Laurencet

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