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CULTURA | 01 maggio 2020, 17:00

MAGGIO nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

MAGGIO nella storia dei Carabinieri

A Ginostra il vulcano domina sul mare, come un gigante assonnato in posa dentro una cartolina. È una scintillante giornata d’estate sulla nostra motovedetta Monteleone, sotto le divise si fatica a resistere, verrebbe voglia di farsi una nuotata. Nessuno di noi si aspetta il boato che irrompe dallo scenario magnetico.

È un attimo, un rigurgito violento atterrisce il mare, viscere terrestri si rovesciano in fiamme, una valanga di rocce impazzite e di lapilli cola lungo il fianco del vulcano. Il calore si solleva come fiato ardente. Gli yacht parcheggiati nelle calette mettono in moto e si allontanano. Dalla terraferma salgono le urla della gente in fuga che si riversa nel mare, come in una scena biblica. La Centrale ci segnala due turisti dispersi, stavano facendo una escursione sul vulcano, in un’area libera, a Punta dei Corvi.

Uno è stato travolto dalla lava, ma l’altro è ancora lassù, raggiungibile solo via mare. Prendo il binocolo ma non vedo altro che fumo, la terra è inaccessibile come un inferno. Dal cielo salutiamo come una benedizione il Canadair della Protezione Civile che fa i suoi giri sopra al fuoco per domare gli incendi scaturiti dai lapilli.

Ci tuffiamo in mare sotto una pioggia incandescente. Saliamo lungo una mulattiera, il calore è quello insopportabile di una fornace a cielo aperto. Camminiamo verso il sopravvissuto nella speranza di raggiungerlo prima che sia troppo tardi. È nero come una statua di fumo, ha inalato vapori tossici, è ferito e sotto shock, l’amico gli è morto tra le braccia.

Non parla italiano, ma la disperazione è un lamento universale, comprensibile a chiunque. Ascoltiamo quelle parole in portoghese, che sembrano un lamento ancestrale, piange, le labbra disidratate tremano come spugne corrose. Ha il corpo insanguinato, bruciato, sembra il superstite di una guerra, ci guarda e ancora non sembra aver realizzato cosa sia accaduto, continua a ripetere il nome dell’amico.

Dobbiamo allontanarci in fretta da quel luogo minaccioso che ancora ribolle. Riusciamo ad imbarcarlo sulla Monteleone e a dargli i primi soccorsi, mentre il Capitano si dirige in una zona più sicura. A bordo il ragazzo sembra riconoscere qualcosa, i nostri volti, alcuni giovani come il suo. Adesso sei in salvo, gli dico, e stavolta la salvezza è arrivata dal mare. Ma anch’io sto pensando al suo amico, a quel corpo carbonizzato che abbiamo lasciato indietro, vorrei chiedergli scusa per non essere riuscito a portare in salvo anche lui.

Margaret Mazzantini

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