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CULTURA | 15 aprile 2020, 10:30

IL GIARDINO DI LILITH: LO STUPRO SILENZIOSO DEI NOSTRI DIRITTI

Lilith è Donna. È un aspetto - o più - del nostro carattere. È irriverenza verso un sistema che deve cambiare

IL GIARDINO DI LILITH: LO STUPRO SILENZIOSO DEI NOSTRI DIRITTI

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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LO STUPRO SILENZIOSO DEI NOSTRI DIRITTI

L’aborto è un diritto e, a quanto pare, risulta necessario doverlo rimarcare. Ancora.

È un tema che avevo già affrontato in un articolo precendente e che credevo avrei ritrattato solo per approfondire la necessità di combattere l’ “obiezione di coscienza”, uno dei concetti baluardo del sistema patriarcale e che ci distanzia dall’evoluzione illuminata degli altri paese occidentali.

Purtroppo, l’attuale emergenza ha presentato un’ulteriore necessità di parlarne, denunciando una terribile situazione: con il Covid-19 è arrivata anche l’impossibilità quasi totale di ricorrere a questo nostro diritto. E il silenzio assordante che circonda questa gravissima involuzione è forse ancor più preoccupante.

I reparti vengono chiusi, per essere convertiti in centri accoglienza per i malati di Coronavirus.

I consultori non ricevono e le donne vengono respinte. I pochi anestesisti non obiettori sono tutti impegnati nell’emergenza.

Donne disperate, spesso vicine alla scadenza, costrette a spostarsi e a tentare in altre città nella speranza di essere accolte. La tragica situazione è stata ben esposta da La Repubblica, in un articolo dell’8 aprile, riportando la denuncia e la lotta portata avanti dalla Laiga (associazione nata per difendere la legge 194).

La proposta di utilizzare la pillola abortiva Ru486 è però una soluzione incompleta: sono molte le donne che non possono farne ricorso, senza rischiare serie complicanze.

L’emergenza del Covid non può relegare l’aborto a un intervento di routine da poter rinviare a tempi meno fragili: è un DIRITTO, conquistato in anni di lotte sociali, che hanno salvato la vita a moltissime donne. È un intervento non rinviabile, non giudicabile, innegabile.

Non possiamo stare con le mani in mano, mentre ci viene annullata, con la scusa della pandemia, una libera scelta. Non possiamo permettere che la democrazia e i nostri diritti, vengano spazzati via in toto da uno stato di emergenza.

Donne che subiscono violenze domestiche, già imprigionate con il loro aguzzino, che non possono nemmeno chiedere aiuto e si vedono svuotate delle poche difese concesse loro da una società ancora fortemente maschilista.

Stiamo toccando il fondo, l’abisso, e il rischio di non ritorno è elevatissimo: quando un diritto viene negato, è solo l’inizio di un effetto domino che può raggiungere dimensioni spropositate; tirando giù con se l’inimmaginabile.

Ciò appare chiaramente come la dimostrazione della debolezza del diritto, del valore che la società gli attribuisce. Le nostre scelte valgono, per lo Stato italiano, quanto scelte di serie B. Ancora una volta, il corpo della donna non è importante, ma può essere messo da parte con facilità e senza nemmeno interrogarsi su delle alternative per permettere la sussistenza dei suoi diritti.

È stato automatico, non ha nemmeno necessitato di un’imposizione.

Nel totale silenzio si è compiuta la morte del diritto e nel vuoto si è disperso l’urlo di ribellione. Pochi articoli, poche azioni: forse dovute a un mancato riconoscimento del significato di ciò che sta accadendo nel nostro paese.

Avete forse sentito, nei telegiornali, la denuncia fatta all’Italia da Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa? Ha aspramente criticato la situazione nel nostro paese, eppure il suo discorso è stato taciuto.

“Un silenzio assordante che non ci fa onore”, come ha dichiarato Anna Pompili, ginecologa e co-fondatrice di AMICA, gruppo di medici pro-choice.

La verità è semplice: siamo un paese ancora molto retrogrado, che concede diritti sulla carta, per darne valore solamente in forma teorica.

Siamo un pasese che non ha nemmeno bisogno di impegnarsi a ledere i diritti delle donne, perché ben conscio di avere un popolo disinteressato e forti differenze di genere ancora ben aggrappate al tessuto sociale.

Non stiamo ferme dinanzi all’ennesima violazione del nostro valore, genere e status.

Non accettiamo silenziose l’anticipazione di un ritorno spaventoso al passato, anziché procedere verso la tanto agognata parità.

Qui sotto troverete un link per una petizione che intende portare il problema dinanzi al Governo.

Non tacete: utilizziamo i social media per far sentire la nostra voce, per far sentire che siamo tante e forti. Per sostenere le donne che si trovano in una condizione di difficoltà.

PER LA PETIZIONE

Isabella Rosa Pivot

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