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Chez Nous | 04 aprile 2020, 23:37

Coronavirus e cambiamento

RESTIAMO A CASA -

Coronavirus e cambiamento

Mi ha scritto un lettore: “mi trovo sovente a condividere in tutto e per tutto i suoi articoli sulla rubrica "Chez Nous". Questo vale anche per l'articolo "Dino&Augusto" che ho letto.

E' vero: manca un capovoga ma i vogatori fanno…! Tutti, sia quelli che fanno parte di squadre sportive (partitini e/o movimenti), sia quelli che agiscono individualmente e/o cambiano squadra quando non possono fare i capitani della squadra stessa.

L'incapacità di vogare tutti nella stessa direzione per salvare la barca Valle d'Aosta è ampiamente dimostrata da quanto successo negli ultimi mesi: è bene ricordare che i consiglieri sono tutti ‘decaduti’ e, senza questa triste e drammatica situazione, tra meno di un mese saremmo stati chiamati a ‘lasciarli tutti a casa’.

La cosa che più mi manda in bestia è sentire da queste persone, che non sono state capaci di fare quello per cui sono state votate, consigli e commenti di come affrontare il problema Coronavirus e di come deve essere affrontato il problema economico finanziario lavorativo. Che stiano in silenzio e cerchino di dare immediata attuazione alle richieste che provengono dai vari settori in crisi senza fare campagna elettorale.

La cosa che dovrebbero fare (sempre senza proclami e foto pubblicitarie) rinunciare al loro lauto stipendio per questi mesi in cui non stanno facendo "poco" e accontentarsi di quei 600 euro una tantum proposti dal decreto ministeriale”.

La lettera esprime l’opinione di tanti Valdostani delusi e angosciati da un momento davvero drammatico per la Valle d’Aosta.

Tanti Valdostani, infatti, non riescono a capire il perché invece di unire le energie per affrontare due nemici che ci condizioneranno la vita per i prossimi anni: il coronavirus che ha già distrutto intere famiglie e messo sul lastrico decine e decine di imprenditori; ed il dopo coronavirus che poterà una crisi economica da primo dopo guerra, si cercano le occasioni di divisione. Nessuno pare avere contezza e coscienza per agire di conseguenza. Oggi è il momento della coesione e della condivisione.

E' il momento della proposta e del confronto. E’ il momento delle scelte partecipate.

Qualcuno ha scritto: “Città vuote; scuole chiuse; persone bloccate in casa ma molti, troppi irresponsabili comunque in giro; borse e mercati finanziari che erano da chiudere subito e che invece sono ancora aperti e liberi di aggiungere danni a danni. Ci sono poi volute 18 ore di trattativa sindacale per convincere le imprese a prendere le più elementari misure a tutela della salute dei ‘loro’ dipendenti, ma settimane per arrivare infine alla chiusura delle imprese non strategiche”. Eppure la politica continua a dividersi su tutto e su tutti.

Il politologo Ilvo Diamanti definisce quella delle ultime settimane una “società senza tempo, deprivata di quei concetti di ‘prima’ e ‘dopo’ indispensabili per darci una prospettiva, perché non sappiamo quando sarà veramente finita. Ma se pensare al ‘prima’ ci può essere di sostegno per aggrapparci a certezze consolidate e legami consolatori, il termine ‘dopo’ ci consente di sostenere il peso di un presente di cui fatichiamo a comprendere la possibile evoluzione. In questo tempo sospeso, ciò che ci può dare conforto è la possibilità di guardarci dentro. E rimettere al giusto posto le nostre priorità di vita. Ma per ripartire nella maniera giusta, per rigenerarsi, occorre capire fino in fondo il momento attuale. Restando umani, usando testa e cuore. E consapevoli che nessun tempo è veramente sprecato, essendo comunque parte della nostra vita”.

È su questi tempi che la politica dovrebbe confrontarsi senza protagonismi, senza antagonismi senza velleità di primo geniture.

Dopo la crisi arriverà il cambiamento.

Ma nessuno sembra prenderlo in considerazione perché ognuno voga in proprio.

piero.minuzzo@gmail.com

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