/ CULTURA

CULTURA | 02 marzo 2020, 11:00

Marzo nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

Marzo nella storia dei Carabinieri

Anche io credo di aver parlato con il sole, stordita, nelle nostre missioni, dall’Afghanistan alla Somalia, credo di avergli chiesto clemenza, per me e per i miei compagni, ma soprattutto per quelle persone maltrattate dai confini geografici. Quante volte devo averci pensato alla fortuna di essere nata in Italia piuttosto che in qualche striscia di deserto insanguinato.

Figure umane che non dimenticherò, donne e bambini, storti, malnutriti, lingue nere sotto il sole radente e bruciante, maestoso e crudele, figure come figurine di un presepio tragico e scostante. Eppure sono qui, ancora una volta, in missione. Non riesco a restare lontana da questo sole così diverso dal nostro. Il sole di Gerico è davvero indescrivibile, l’energia solare sembra creare un movimento, le cose fluttuano in una intimità dorata che sembra voler risarcire la terra.

Sono qui insieme alle mie compagne, nella nostra missione di training, addestriamo giovani poliziotte palestinesi. Ragazze toste, silenziose, sospettose forse. Osservano i nostri gesti con occhi ben aperti, li ripetono disciplinatamente. Forse temono di essere giudicate. Siamo diverse, straniere, loro vivono immerse nella Storia, in una realtà molto più drammatica della nostra.

Nella loro forza e abnegazione, riconosciamo un comune, profondo, senso di appartenenza. Al tramonto, quando il sole fa il suo giro miracoloso lasciando scie di polvere rosata, ci togliamo il peso degli scarponi, il carico del dovere, e ci ritroviamo a ridere come ragazzine, senza altro distintivo se non quello del comune entusiasmo verso la vita. Timida viene fuori la verità, sono permalose perché, a differenza di noi, nessuna di loro sa ancora guidare. Si sentono menomate, avvertiamo un grido di rivolta, soffocato sotto le divise. Chiediamo al nostro comandante di autorizzare dei corsi di guida.

Cominciamo a far tossire macchine ingolfate tra le dune, il rischio costante di finire contro quelle grosse palme che ci guardano dal cielo e quasi se la ridono di tutte queste donne pericolose al volante. Impararono tutte, rendemmo più completa la formazione militare delle nostre allieve, ma quelle ruote sulla sabbia segnarono qualcosa di più, la libertà ritrovata di tutte quelle ragazze palestinesi.

Quando partimmo, e dall’alto vedemmo quella terra, a noi parve di aver piantato il seme radioso dell’emancipazione femminile sotto quel sole lancinante.

Margaret Mazzantini

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore