/ ECONOMIA

ECONOMIA | 18 gennaio 2016, 11:20

In Europa nessuno lavora meno di noi di notte

In Europa nessuno lavora meno di noi di notte

In Italia solo il 13,1 per cento degli occupati (circa 3 milioni di addetti) si reca in fabbrica o in ufficio e timbra il cartellino nelle ore notturne (dalle 22alle 5) almeno una volta al mese.

La media Ue, invece, si attesta al 19,1 per cento,mentre in Germania la quota di lavoratori notturni si attesta al 16,4, nel Regno Unito al21,7, in Spagna al 21,9 e in Francia al22,5. Sono dati diffusi recentemente dall’Ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati Eurofound (2015). Tradizionalmente i più interessati dal lavoro notturno sono le attività che prevedono il pieno utilizzo degli impianti, i giornalisti, i tecnici della comunicazione radio e Tv, i tipografi, gli addetti ai trasporti pubblici-privati e alla manutenzione delle grandi opere viarie, i netturbini, il personale medico e infermieristico occupato negli ospedali, la vigilanza, le forze dell’ordine, gli allevatori di bestiame, i pescatori, i lavoratori dei mercati ortofrutticoli e ittici all’ingrosso, i bar, i ristoranti, i night clube i locali di pubblico spettacolo, i call center e i centri di elaborazione dati.

Non sono da trascurare nemmeno molte categorie artigiane interessate da questo fenomeno: come i panettieri, i pasticceri, gli autotrasportatori, i taxisti, gli autonoleggiatori con conducente, i bus operator, i produttori-venditori di cibi da strada e le imprese di pulizia.

“La ragione di un’incidenza percentuale così bassa - esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - va ricercata nella dimensione media molto contenuta delle nostre aziende. Ricordo che in Italia il 98 per cento delle imprese ha meno di 20 addetti e in queste piccole aziende trova lavoro oltre il 60 per cento del totale degli occupati nel settore privato. Nel manifatturiero, ad esempio, solo nelle medie e grandi imprese è possibile organizzare l’attività produttiva a ciclo continuo, nelle micro imprese, invece, questoè estremamente difficile”.

Tuttavia, sostengono dalla CGIA, tutto ciò non costituisce un problema, anzi: “Chi lavora per molti anni di notte - prosegue Zabeo - vede pressoché stravolta la vita relazionale. Infatti, è molto difficile conciliare gli impegni familiari con quelli di lavoro”.

Se l’Italia è in coda nella classifica europea dei lavoratori occupati di notte, recuperiamo molte posizioni quando analizziamo la percentuale di addetti impiegati almeno una volta al mese durante il fine settimana. Rispetto ad una media europea del 53,7 per cento, in Italia la percentuale si attesta a quota 58, in Germania, invece, è al 48, 3 per cento, in Francia al 50,1 per cento e in Spagna al 55,9 per cento. Tra i big europei solo il Regno Unito (con il 58,9 per cento), presenta un risultato superiore al nostro.

el.ip.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore