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ECONOMIA | 26 marzo 2020, 12:20

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: 'crisi economica sottovalutata'

RESTIAMO A CASA - Al di là delle preoccupazioni per la salute e l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo tutti, fin da subito, probabilmente per deformazione professionale, il mio pensiero si è rivolto alla situazione economica e alla crisi che ci aspetta

Il commercialista Paolo Laurencet

Il commercialista Paolo Laurencet

La mia sensazione è che purtroppo la crisi economica verso la quale stiamo andando sia sottovalutata o comunque non venga presa nella giusta considerazione dalle Istituzioni.

Da un lato capisco che la situazione non abbia precedenti e si navighi a vista e soprattutto nell'emergenza sia ancora più complicato prendere decisioni, però la risposta della politica, mi riferisco soprattutto a quella nazionale, è del tutto insufficiente ed inefficace. Sto parlando del decreto Cura Italia che ritengo in primo luogo insufficiente nei numeri: 25 miliardi sembrano briciole rispetto ai 300 della Francia, i 500 della Germania e i 1.000 degli Stati Uniti. Inoltre è inefficace nelle misure.

Non mi riferisco a quelle sanitarie (non ne ho competenza) e mi auguro per tutti noi corrispondano a quanto il settore necessita. Sto parlando di quelle economiche: la sospensione delle scadenze fiscali è ridicola. E' arrivata con grave ritardo; nei momenti di emergenza servono soluzioni di facile applicazione, invece il Decreto ha previsto opzioni diverse a seconda dell'area geografica, del codice Ateco, del fatturato e della tipologia di imposta o tributo (le ritenute d'acconto sui lavoratori autonomi e la tassa sui libri sociali erano in scadenza il 20 marzo per tutti i contribuenti).

La sospensione poi rinvia il tutto di due mesi e mezzo, così imprese, artigiani, commercianti e liberi professionisti che nei prossimi due mesi e mezzo non avranno praticamente fatturato, si troveranno tra maggio e luglio a dover effettuare pagamenti allo Stato senza soluzione di continuità ogni 15 giorni.

Inoltre senza poter utilizzare i crediti da modello redditi in compensazione visto che l'ultima finanziaria consente l'utilizzo di quest'ultimi solo dopo aver trasmesso telematicamente le dichiarazioni. I 600,00 € a favore di artigiani, commercianti e liberi professionisti (esclusi tutti gli appartenenti agli ordini professionali) non sono sufficienti e io ho il serio dubbio che non tutti potranno ricevere l'indennità.

Si è evitato per fortuna il meccanismo del click day, ma quando sento il ministro Gualtieri dichiarare che sicuramente in tanti che pur avendone diritto rinunceranno ai 600,00 €, mi si gela il sangue e capisco che le risorse sono solo per alcuni. Sulla cassa integrazione in deroga non ci sono dubbi, lo hanno scritto e comunicato all'unisono i consulenti del lavoro, non ci sono risorse per tutti, varrà la regola popolare del "chi prima arriva meglio alloggia".

Incomprensibile il credito di imposta per la sanificazione dei posti di lavoro. E' un'operazione che ha bassissimi costi. Aziende con anche migliaia di mq non spenderebbero più di 1.500,00 €. Inoltre chi è chiuso ha altri problemi che pensare alla sanificazione. Non è chiaro perché il credito di imposta sulle locazioni sia circoscritto ai soli immobili appartenenti alla categoria catastale C1. Solo i negozianti sono in affitto?? Tutti gli altri imprenditori sono necessariamente proprietari dei locali in cui lavorano?.

Così come sono incomprensibili altre misure che destinano svariati milioni a soggetti non ben identificati, bloccando risorse che dovrebbero essere destinati alla parte produttiva del paese. Il tema che mi preoccupa di più è la mancanza di liquidità che colpirà tutti noi imprenditori. Mi spiego: tutte le attività imprenditoriali, nessuna esclusa (artigiani, commercianti liberi professionisti con e senza cassa, imprese industriali, manifatturiere ecc), sono caratterizzate dalla presenza di costi fissi.

Per fare qualche esempio: i canoni di locazione degli immobili strumentali, i leasing, le utenze, i software in concessione, la maggior parte delle manutenzioni, gli interessi passivi sui finanziamenti, gli abbonamenti a banche dati ecc Anche il costo del personale rientra tra i costi fissi, e considerati i fondi insufficienti di cui sopra, costituisce parte rilevante del problema. Nei prossimi mesi di chiusura forzata e di mancati incassi tutti questi costi continueranno a gravare su tutti gli operatori economici, che però, non saranno nella possibilità di generare il fatturato utile per coprire tali costi.

Il fatturato della maggioranza sarà pari a zero. Alcune aziende come per esempio i ristoranti o gli alberghi avranno l'ulteriore problema relativo alle scorte. Quando ripartiremo dovranno ricostituire le proprie scorte di magazzino, dovendo così sopportare ulteriori spese. In queste condizioni molti chiuderanno in via definitiva. Sono convito che questo sia un esito da scongiurare e che si debba fare di tutto perché ciò non accada.

Avrebbe degli effetti nefasti su tutto il sistema economico. Si ridurrebbe la forza produttiva del Paese, e soprattutto aumenterebbero in maniera esponenziale i soggetti per i quali dovrà provvedere lo Stato. Se chiudesse un'azienda con due dipendenti, lo Stato dovrebbe farsi carico di almeno tre famiglie con un minimo di 6 persone. Altri paesi europei e non solo hanno perfettamente capito lo scenario prevedendo, per sostenere imprese e consumi, diarie o assegni a fondo perduto. Volendo ragionare in termini locali e quindi pensando alla nostra Regione, i 3 milioni stanziati in data odierna non fanno che aumentare i dubbi e le preoccupazioni di imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti valdostani.

La sfida è affrontare la mancanza di liquidità che caratterizzerà il sistema economico nei prossimi mesi.

Mai come in questo momento politica e operatori economici dovrebbero dialogare per trovare insieme le soluzioni e le corrette misure da adottare. Mi sento di chiedere alla politica di farsi aiutare dal mondo imprenditoriale. Ne va del futuro comune. Devo registrare che a livello nazionale, purtroppo le richieste dei vari ordini professionali, di Confindustria, delle associazioni di artigiani e commercianti al momento sono rimaste colpevolmente non ascoltate.

Un altro elemento che mi preoccupa che ora si guarda con ottimismo ai 750 mld messi in campo dall'Unione Europea. Purtroppo questi serviranno solo alla finanza e non all'economia reale. Eppure le soluzioni ci sono.

Per citarne alcune: tra colleghi commercialisti stiamo ragionando sul proporre di considerare gli anni 2019 e 2020 come un unico anno fiscale; il mondo industriale sta lavorando per arrivare anche a misure di finanziamento a fondo perduto; da tante parti ci si chiede se la pubblica amministrazione, per la sol durata dell’emergenza, sarebbe disposta ad operare un taglio delle proprie retribuzioni per destinare i fondi alle imprese.

Come dice l’adagio popolare tra il dire il fare c’è di mezzo il mare. Forse ci vuole solo il coraggio di fare.

Paolo Laurencet

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