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FEDE E RELIGIONI | 25 febbraio 2020, 09:00

PAPA: Accoglienza e integrazione per rispondere a chi semina odio e paura

PAPA: Accoglienza e integrazione per rispondere a chi semina odio e paura

«Crocevia di interessi e vicende significative dal punto di vista sociale, politico, religioso ed economico» — ma anche «epicentro di profonde linee di rottura e di conflitti economici, religiosi, confessionali e politici» — il Mediterraneo non deve smarrire oggi la sua «vocazione peculiare»: essere «il mare del meticciato, culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione».

Da Bari, dove ha incontrato tutti i vescovi dei Paesi affacciati sul Mare nostrum, Papa Francesco ha lanciato un nuovo appello all’accoglienza e alla pace, esortando a porre fine ai «tanti focolai di instabilità e di guerra» che incendiano la regione e mettendo in guardia dai rischi dei nazionalismi e dei populismi che continuano a seminare «paura» e «odio»Nel capoluogo pugliese, dove ha trascorso la mattina di domenica 23 febbraio, il Pontefice si è recato per presiedere la conclusione dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace” che, per iniziativa della Conferenza episcopale italiana, ha riunito dal 19 febbraio una sessantina di presuli dei Paesi bagnati da quello che Giorgio La Pira definiva «il grande lago di Tiberiade».

Un’area oggi insidiata da numerosi conflitti a sfondo, politico, etnico o religioso, che il Papa ha denunciato ribadendo che la guerra è «una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare» e sottolineando che «la costruzione della pace ha come presupposto indispensabile la giustizia». Francesco ha espresso particolare preoccupazione per i tanti costretti ad abbandonare «la loro terra in cerca di una vita degna dell’uomo».

E ha stigmatizzato l’atteggiamento «di quanti si chiudono nella propria ricchezza e autonomia, senza accorgersi di chi, con le parole o semplicemente con il suo stato di indigenza, sta invocando aiuto». A coloro che innalzano muri e barriere, alimentando la paura «davanti a quella che viene strumentalmente dipinta come un’invasione», il Pontefice ha ricordato che «la retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio».

Da qui il pressante invito a lavorare affinché «questa amata area del Mediterraneo», già divenuta «cimitero» per tanti migranti in cerca di speranza, si trasformi in «un luogo di futura resurrezione» per tutti i Paesi che vi si affacciano.Prima di lasciare Bari il Papa ha celebrato la messa conclusiva con i numerosi fedeli riuniti in corso Vittorio Emanuele II.

E nell’omelia ha riaffermato che «chi ama Dio non ha nemici nel cuore», perché «il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio»: questa, ha detto, è «la differenza cristiana».

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