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CRONACA | 21 febbraio 2020, 10:42

Abbonamenti pirata su internet, la Finanza denuncia 223 clienti. È la prima volta

La Guardia di Finanza ha denunciato all’Autorità giudiziaria 223 persone per aver comprato abbonamenti pirata su internet con cui vedevano in modo illegale film, serie tv ed eventi sportivi

Abbonamenti pirata su internet, la Finanza denuncia 223 clienti. È la prima volta

È la prima volta in Italia che vengono denunciati dei cittadini per aver comprato abbonamenti pirata su internet che permettevano di vedere i contenuti delle principali piattaforme televisive a pagamento (film, serie ed eventi sportivi).

Il Nucleo Speciale Beni e Servizi delle Fiamme Gialle ne ha identificati 223. Secondo la legge sul diritto d’autore, rischiano la confisca dei beni (tv, computer, smartphone e quant’altro abbiano usato), la reclusione fino a otto anni e 25 mila euro di multa. «Il mercato della pirateria – dice la Guardia di Finanza –riveste un business molto fiorente che si poggia su una vasta platea di clienti che lo alimentano, molto spesso ignari delle conseguenze cui si espongono e degli ingenti danni economici che tale pratica comporta sia ai titolari dei diritti sia all’economia nazionale».

Cosa si rischia L’operazione, tuttora in corso, ha permesso finora di trovare 223 persone responsabili di aver comprato abbonamenti pirata per accedere ai canali a pagamento. In questo modo i clienti si rendono responsabili del reato di ricettazione.

La legge sul diritto d’autore, ricorda la Finanza, prevede la confisca degli strumenti utilizzati per la fruizione del servizio; di conseguenza, ai 223 clienti in caso di condanna verranno confiscati il proprio televisore, computer e smartphone. Le sanzioni per il cliente prevedono, inoltre, la reclusione fino ad otto anni ad una multa di 25.000 euro, oltre le spese legali.

L’attività delle Fiamme Gialle è diretta allo smantellamento dell’Internet Protocol Television, la principale modalità di distribuzione illecita dei contenuti. Con questi sistemi i “pirati” «acquisiscono e ricodificano i palinsesti televisivi delle maggiori piattaforme a pagamento – DAZN, Sky e Mediaset Premium su tutte – per poi distribuirli sulla rete internet, sotto forma di un flusso di dati ricevibile, dagli utenti fruitori, con la sottoscrizione di un abbonamento illecito ed un semplice PC, smart-tv, tablet, smartphone o decoder connesso alla rete».

I clienti che comprano gli abbonamenti vedono illegalmente eventi sportivi, film e serie, palinsesti televisivi pay per view e «alimentano il circuito criminale», evidenzia la Finanza. Finiscono inoltre per condividere con delle realtà criminali i propri dati personali, quelli anagrafici e bancari, lasciano traccia delle attività illecite fatte e si espongono a rischi informatici. La Pay Tv illegale è un fenomeno sempre più presente in Italia!

La pirateria è una forma di illegalità che porta a un  incremento delle tariffe a carico di chi si abbona in modo regolare alle tv a pagamento.

bruno albertinelli

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