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Confcommercio VdA | 14 febbraio 2020, 15:08

Buoni pasto a rischio Fipe Confcommercio dicono basta allo sfruttamento di bar e ristoranti

Dominidiato ‘Stiamo tenendo a freno rabbia e preoccupazione dei nostri associati urge rivedere il sistema ed in questo senso siamo fiduciosi che i tavolo di Consip porti equità e giustizia tra aziende ed esercenti”

Buoni pasto a rischio Fipe Confcommercio dicono basta allo sfruttamento di bar e ristoranti

Monta rabbia e preoccupazione tra gli esercenti di bar e ristorante al nuovo sistema dei buoni pasti che lascia margini irrisori. “Abbiamo compreso che c’è chi – spiega Graziano Dominidiato, presidente di Confcommercio VdA e membro della Giunta nazionale Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi  - vuole far pagare il welfare aziendale a chi fornisce i servizi e avvantaggiare fiscalmente chi da ricorso ai buoni pasto” Anche in Valle, presto, sulle vetrine di bar, ristoranti e esercizi commerciali potrebbe comparire adesivi e manifesti con lo slogan di protesta: “I buoni pasto potrebbero non essere più buoni”.

Il sistema dei buoni pasto è distorto e vessatorio: alimentaristi, baristi, ristoratori ed esercenti si trovano costretti ad accettare sconti imposti che sfiorano il 20%, costi aggiuntivi di commissione e ritardo nei pagamenti. Per ogni 10 euro spesi, l’esercente ha un rimborso di 8 euro ed anche con ritardo. A fine anno la somma delle transazioni diventa un danno insostenibile per la piccola impresa. Per giunta un esercente dovrebbe avere un registratore per ognuna delle società emettitrici, ognuna delle quali  applica un aggravio dei costi per la gestione del buono pasto elettronico per la mancanza di un sistema di codifica unica (e quindi di un unico POS).

“Sono queste le ragioni – spiega Dominidiato – per le quali che contiamo sull’avvio dell’indagine conoscitiva di Consip che coinvolgerà amministrazioni, società emettitrici, associazioni rappresentative degli esercenti”. Infatti oggi i contratti di convenzionamento sono complessi e con clausole vessatorie poco trasparenti.

“I nostri associati, in prevalenza piccoli imprenditori – dice Dominidiato – hanno ragione anche perché si parte dagli sconti applicati nelle gare ad evidenza pubblica, nella Gara Consip otto hanno raggiunto un livello medio di troppo vicino al 20%”. Fipe si rende conto che la vertenza sarà dura e spiega: “Ci dispiace per i pubblici dipendenti, ma è intollerabile che lo Stato faccia risparmio pubblico sulla pelle e a scapito delle imprese della ristorazione. Il mercato dei buoni pasto, come segnaliamo da anni, va velocemente riformato, perché altrimenti rischia di implodere”.

Il sistema dei Buoni Pasti rischia di implodere e nessuno si rende conto, per questo, ribadisce, Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe, “La Federazione Italiana Pubblici Esercizi da sempre è vicina ai piccoli, piccolissimi esercizi, e continuerà a pressare Governo e Consip  affinché normativa di settore venga modificata per rendere il valore del buono pasto reale e non nominale”.

Una ricerca di Businessinsider spiega che ogni giorno circa 10 milioni di lavoratori pranzano fuori casa: di questi, 2,8 milioni sono dotati di buoni pasto e il 64,7% li utilizza come prima forma di pagamento ogni volta che esce dall’ufficio. Si stima che nel 2019 siano stati emessi in Italia 500 milioni di buoni pasto, di cui 175 milioni acquistati dalle pubbliche amministrazioni per un milione di lavoratori. In totale, ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, nei ristoranti, nei supermercati e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di euro in buoni pasto.

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