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CULTURA | 12 febbraio 2020, 11:30

IL GIARDINO DI LILITH: Anche gli uomini hanno un cervello

Lilith è Donna. È un aspetto - o più - del nostro carattere. È irriverenza verso un sistema che deve cambiare

IL GIARDINO DI LILITH: Anche gli uomini hanno un cervello

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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Ebbene sì.

Potrebbe apparirci assurdo, dopo almeno un secolo di svalutazione delle facoltà mentali maschili a favore di quelle sessuali, di frasi come “gli uomini ragionano con il pene” e “non si sanno controllare”; ma la verità è che hanno anche loro un cervello funzionante quanto il nostro (o, perlomeno, ciò è valido per la maggior parte della popolazione, sia maschile che femminile).

L’ironia della questione sta non tanto nel ritenere simili concetti come assodati, bensì nel valutarli punti di forza, oppure piccole debolezze da accettare con un sorriso, o ancora una scusante automatica per gli errori. Insomma, in primis gli uomini difendono la loro presunta carenza neuronale, a vantaggio di più libertà e meno giudizio. Sono felici di essere sminuiti e regrediti al livello di una scimmia e non vorrebbero di certo fare a cambio con la controparte femminile, ritenuta più acuta ma al contempo responsabile delle proprie azioni.

“La donna è più intelligente, è il vero traino della società” è una delle frasi tipiche del maschio <<finto femminista>>, convinto di fare un complimento e dissetare gli animi aridi delle donne insoddisfatte dei propri diritti. Invece, anche se spesso inconsciamente, sta alimentando uno dei più grandi alibi portati a discolpa dei reati maschili: “non si è trattenuto”, “ha perso la testa”, “la passione lo ha travolto”, “lei lo ha istigato”. Parliamoci chiaro: il pene non ha connessioni neuronali.

L’uomo che tradisce la moglie non è stato guidato da un istinto che perdura per giorni. Un esempio? Vedendo una bella fanciulla, non si è calato i pantaloni e ha illogicamente sbattuto i fianchi contro il muro, in preda a un’epilessia sessuale, giusto?! L’ha commentata con gli amici, ha bevuto delle birre, ha studiato come conoscerla. Ha lavorato, ha giocato con i bambini, è andato in palestra nei giorni in cui le scriveva. E se il suo organo sessuale fosse anche in grado di gestire simili attività, sarebbe da considerarsi una mente funzionale di tutto rispetto. I momenti di passione, la perdita di concezione del rischio e/o delle conseguenze, possono capitare ad entrambi i sessi. Se la donna se ne assume la responsabilità, non vi è motivo alcuno per il quale all’uomo debba essere invece concessa l’infermità mentale al processo delle relazioni.

Questo è lo stesso ragionamento che porta ad assolvere gli stupratori, a giustificare gli uomini violenti, a perdonare un femminicidio: l’istinto è predominante nell’uomo, la ragione è questione femminile… Diamo il via libera, con un simile preconcetto, a qualsiasi tipo di violenza. Questo, però, non è il solo motivo per cui, quella che pare una banale e divertente “verità” tramandata, nasconde in realtà pericolose conseguenze. Affermare che “l’uomo ragiona con i genitali” è davvero svilente. Gli uomini non sono animali, gestiti dalle pulsioni e dagli istinti.

Hanno una mente e delle capacità straordinarie e banalizzare i più per la poca voglia di assumersi la responsabilità, o per l’aggressività e la limitatezza di pochi, ha ben poco senso ed è palesemente ingiusto.

Smettiamo di fare questa considerazione alla stregua di una battuta, di continuare ad abituarci verbalmente ad una situazione illusoria e che era comoda per una società che non è più la nostra. Impariamo a fare più attenzione agli insegnamenti, ai proverbi e alle abitudini che assumiamo: non releghiamoci al ruolo di primati.

Isabella Rosa Pivot

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