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ATTUALITÀ POLITICA | 12 febbraio 2020, 14:38

Negazionismo?

Prc e Pci prerndono posizione e scrivono: Abbiamo sentito, in occasione del “giorno del ricordo” diversi soggetti parlare di “negazionismo” fino alla grave dichiarazione sulle “piccole sacche di deprecabile negazionismo storico” del presidente della repubblica

Negazionismo?

Isolare la questione del “confine Orientale”, dal contesto in cui si è prodotta, è peggio che mentire. Le mezze verità, sono più ingannevoli delle menzogne.

La costruzione della memoria non serve a rivolgere uno sguardo nostalgico al passato, ma è dinamica per il presente ed il futuro

Allora non si può fare seriamente memoria senza ricordare una scomodissima verità:

Che in Slovenia l’ esercito italiano (non solo i fascisti, proprio il regio esercito) sotto la guida di Mario Robotti, Mario Roatta, Emilio Grazioli, ha commesso  crimini efferati come quelli commessi dall’ esercito tedesco nel nostro paese sotto la guida del maresciallo Kesselring.  Di Sant’ Anna di Stazzema e di “borghi inermi straziati dallo sterminio” in Slovenia ve ne furono a decine.

Una fonte certamente non schierata a sinistra, come il Corriere della Sera, pubblicava, nel 2008 un articolo,  “Crimini di guerra italiani, il giudice indaga                (per l’ edizione integrale, vedere QUI:  https://www.corriere.it/cultura/08_agosto_07/crimini_guerra_italia_indaga_messina_f6424ffc-6446-11dd-8c8a-00144f02aabc.shtml?refresh_ce-cp)

Nell’ articolo si denunciano circostanze precise. Il generale Roatta emanò, il 1° dicembre del ’42 la circolare 3c, definita, dallo storico H.J. Burgwin:”Una dichiarazione di guerra contro i civili”

(vedere QUI:  https://www.ingentaconnect.com/content/routledg/rmis/2004/00000009/00000003/art00005

 In esso veniva disposto “di fucilare non soltanto tutte le persone trovate con le armi in pugno, ma anche coloro che imbrattavano le sue ordinanze e di considerare «corresponsabili degli atti di sabotaggio le persone abitanti nelle case vicine».

Oppure il suo diretto sottoposto, Mario Robotti, sulle cui attività è disponibile una ricca documentazione,  in una nota ad un fonogramma del generale Ruggero del 5 agosto 42 annotava: “SI AMMAZZA TROPPO POCO !

E dai documenti ritrovati emerge, purtroppo anche il fatto “ che a macchiarsi di reati non furono soltanto le camicie nere o i vertici militari politicizzati. Ma ufficiali e soldati normali. Come gli alpini dei battaglioni Ivrea e Aosta, «che rastrellarono undici villaggi in Montenegro e fucilarono venti contadini».

Ovvero, come documenta Emilio Collotti a pag. 543 del suo L’ Occuapazione Nazista in Europa

sono state ritrovate lettere di soldati che scrivono a casa così:
«Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti. Uccidiamo intere famiglie ogni sera, picchiandoli a morte o sparando contro di loro. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore.[104]»  

Oppure: «Noi abbiamo l'ordine di uccidere tutti e di incendiare tutto quel che incontriamo sul nostro cammino, di modo che contiamo di finirla rapidamente.[104]»

La documentazione sui crimini commessi dal Regio Esercito è vastissima. I responsabili di quei crimini non sono stati processati, non hanno pagato per le loro colpe. Non c’ è stata quella rottura col passato che doveva produrre un’ Italia diversa da quella dei Savoia e del fascismo.

Certamente, la resa dei conti da parte dei partigini jugoslavi fu crudele. Come tutto ciò che accadeva quando la devastazione della guerra faceva sì che “Pietà l’ è morta”

Ma se i due soldati di cui sopra sono finiti fucilati ed i loro corpi gettati in una foiba, non possiamo piangerli come eroi o come martiri. Possiamo solo sperare  che qualcuno abbia pietà di loro.

Quando la trave nel proprio occhio è così grossa, non sta bene andare a vedere il bastone nell’ occhio del prossimo.

Francesco Lucat e Francesco Statti

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