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ECONOMIA | 07 febbraio 2020, 21:49

Fallisce la trattativa sindacale ex art. 22 della BCC Valdostana

Eccessivi i sacrifici chiesti ai lavoratori per il risanamento della BCC. L’informativa ex art. 22 è stata inviata da CCB e dalla BCC il 3 giugno 2019 e prevedeva fra gli altri, un intervento di riduzione del costo del lavoro di 2,1 ml di euro pari al 27% o, come recita l’informativa stessa, pari ad un costo medio annuo di 31 dipendenti: una vera e propria cura da cavallo a carico dei lavoratori

Fallisce la trattativa sindacale ex art. 22 della BCC Valdostana

Nonostante l’ampia disponibilità al sacrificio da parte dei lavoratori e delle lavoratrici della BCC finalizzata alla garanzia dei livelli occupazionali e al mantenimento dell’autonomia della BCC, con grande sconcerto e rammarico vi informiamo che la trattativa sindacale ex. Art. 22 parte terza del CCNL collegata al piano di risanamento della BCC Valdostana si è chiusa senza accordo e questo, oltre a mettere in discussione il piano di risanamento stesso, rischia seriamente di incrinare le relazioni sindacali nell’intero Gruppo proprio in questo delicato momento di definizione del piano strategico. 

"Ricordiamo - spiega una nota congiunta delle organizzazioni sindacali - che la BCC Valdostana (116 dipendenti e 17 sportelli diffusi nell’intera valle) da qualche anno si trova a fronteggiare una situazione di notevole difficoltà tale da richiedere un importante supporto patrimoniale della Capogruppo per portare i parametri al di sopra del minimo previsto dalla normativa di vigilanza".

L’informativa ex art. 22 è stata inviata da CCB e dalla BCC il 3 giugno 2019 e prevedeva fra gli altri, un intervento di riduzione del costo del lavoro di 2,1 ml di euro pari al 27% o, come recita l’informativa stessa, pari ad un costo medio annuo di 31 dipendenti: una vera e propria cura da cavallo a carico dei lavoratori! 

"Già al primo confronto, avvenuto in luglio - precisano i sindacati - avevamo rigettato questa impostazione e dichiarato inaccettabili i tagli ai dipendenti. In quella sede abbiamo chiesto il dettaglio del piano di risanamento. Il 28 ottobre ci è stato presentato il piano che nel frattempo era stato deliberato dai CDA della Capogruppo e della BCC ma il sacrificio a carico dei dipendenti è rimasto immutato e, oltretutto, i lavoratori erano gli unici a sopportare il peso del risanamento. Infatti, poco o nulla veniva messo dai vertici della BCC (Consiglio di Amministrazione e Collegio Sindacale) e dalla Capogruppo. Nei successivi incontri utilizzando tutti gli strumenti contrattualmente a disposizione e con il significativo sacrificio da parte delle lavoratrici e dei lavoratori, abbiamo formulato una proposta che si avvicinava molto all’obiettivo del piano di risanamento e poneva le condizioni per il raggiungimento dell’accordo".

Alla BCC e alla Capogruppo non è bastato e, anzi, hanno richiesto ai lavoratori una ulteriore riduzione dell’orario di lavoro e della corrispondente retribuzione. Un sacrificio insostenibile e sbilanciato rispetto all’entità degli interventi posti a carico degli altri soggetti (Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale e Capogruppo) nonché incoerente rispetto al nuovo assetto del Credito Cooperativo". 

L’ostinazione delle parti datoriali non ha consentito di arrivare ad un accordo in sede aziendale e nemmeno in sede nazionale alla presenza di Federcasse e delle Segreterie nazionali. Infatti dopo quattro incontri svoltesi presso Federcasse, Cassa Centrale e i vertici della BCC non hanno modificato la loro posizione e non abbiamo potuto fare altro che chiudere la procedura con esito negativo. 

"Ora - annunciano i sindacati - non resteremo fermi ma chiederemo un incontro urgente direttamente all’A.D. di Cassa Centrale Banca per rappresentare tutto il nostro rammarico e sconcerto sulla vicenda ribandendo la volontà dei lavoratori di dare il loro contributo al risanamento e al rilancio della BCC ma con sacrifici sostenibili, compatibili ed equilibrati, insieme a tutti gli altri stakeholder (Soci, Governance, Capogruppo). Contrasteremo quindi ogni atto unilaterale da parte aziendale tendente a danneggiare i lavoratori ed a compromettere i livelli occupazionali perché metterebbe in discussione tutto l’operato del gruppo, costituendo un gravissimo precedente". 

red. eco.

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