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CULTURA | 29 gennaio 2020, 11:00

IL GIARDINO DI LILITH: Le donne vanno “interpretate”. No, vanno solo ascoltate

Lilith è Donna. È un aspetto - o più - del nostro carattere. È irriverenza verso un sistema che deve cambiare

IL GIARDINO DI LILITH: Le donne vanno “interpretate”. No, vanno solo ascoltate

Ma chi è Lilith esattamente? È una figura presente nelle antiche religioni mesopotamiche e nella prima religione ebraica. Nella religione mesopotamica, Lilith è il demone femminile associato alla tempesta, ritenuto portatore di disgrazie e malattie. Per gli antichi ebrei, invece, era la prima moglie di Adamo (antecedente ad Eva): fu ripudiata e cacciata dal Giardino dell'Eden, poiché si rifiutò di obbedire al marito che pretendeva di sottometterla.Alla fine dell'Ottocento, in concomitanza con la crescente emancipazione femminile in occidente, Lilith diventa il simbolo del femminile che non si assoggetta al maschile.

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Le donne vanno “interpretate”. No, vanno solo ascoltate

Come promesso nel mio ultimo articolo, “Uomini che non accettano il No”, affronterò oggi uno dei più grandi stereotipi che circondano la figura femminile: la necessaria interpretabilità delle parole di una donna.

Argomento spesso trattato con ironia, banalizzato e persino fatto proprio da alcune donne, da quanto viene sistematicamente riproposto: “se una donna dice NO, significa FORSE”.
Vi ricorda forse qualche Meme, detto popolare, o video sui social?

Ebbene, immaginatene l’applicazione e le crude conseguenze. Provate a pensare ad un uomo cresciuto con una simile convinzione: prenderà sul serio il rifiuto di una donna o insisterà, convinto che sia una modo per farsi desiderare? Non è forse questa l’anticamera della violenza? Vi siete dati sicuramente una risposta.
Il permesso, il consenso, passano dal linguaggio verbale: un linguaggio non verbale può essere frainteso, un “NO” non dovrebbe MAI esserlo.
Eppure è ciò che accade quotidianamente. Le parole di una donna vengono spesso sottovalutate, considerate complesse e ben poco dirette, banalizzate con la semplice scusa dell’andamento ormonale.

Le donne in primis si prendono poco sul serio e invalidano le proprie stesse scelte, perché convinte fin da piccole che i loro ragionamenti sono troppo intricati. Poniamoci però ora due domande: “Sono io ad essere troppo complessa, o la controparte maschile è stata educata a ragionare in base a schemi più semplicistici dei miei, tanto da non riuscire a capirmi?”; e altresì: “la mia risposta è complicata, oppure non sono in grado di esprimerla in modo più diretto perché mi hanno insegnato che non sono a conoscenza del mio reale volere?”.

Perché, purtroppo, bisogna prendere atto anche dell’altro lato della medaglia ed ammettere che spesso noi donne non abbiamo un’autostima sufficiente, al pari del genere maschile. Vuoi per educazione, influenza mediatica, retaggio o difficoltà delle opzioni sociali a nostra disposizione, siamo state abituate a un’insicurezza cronica. A una frustrazione di base da un lato e, dall’altro a un’aggressività che scaturisce da quella stessa frustrazione. Viviamo spesso in un limbo bipolare, che ci porta a dubbi costanti sulle nostre scelte, frequentemente in funzione di un giudizio che ci vincola moralmente più di quello per noi stesse.

Il punto è questo: qualsiasi sia il rifiuto che non viene rispettato come tale, diventa un supporto in più alla violenza di genere. Non esistono NO di minor valore.
L’ascolto, la comprensione e l’accettazione sono necessarie pretese.
Ogni situazione fraintesa che viene lasciata passare è come un mozzicone di sigaretta: lo gettiamo a terra pensando che uno in più non faccia la differenza. Ed invece è l’ennesimo mozzicone che inquina. Un pezzo in più nella montagna di spazzatura che sta avvelenando centinaia di donne e che potrebbe colpire anche la nostra, di salute.
L’educazione degli altri avviene prima di tutto attraverso i nostri comportamenti ed il cambiamento di noi stessi. Solo migliorandoci prima, diventando un esempio per altri poi, possiamo sperare in un reale cambiamento di rotta.

Cominciamo a pretendere rispetto per le nostre idee e le nostre scelte. Al contempo, iniziamo a combattere le stigmatizzazioni che hanno guidato la nostra crescita di donne, acquisendo maggior consapevolezza di noi stesse ed autostima.
All’essere umano in generale capita d’essere indeciso; di cambiare idea e opinione maturando; di avere il morale a terra. Non è un’esclusiva femminile che caratterizza il nostro, di genere.

Non siamo COMPLICATE, ROMPI-SCATOLE e nemmeno VOLUBILI.
Siamo DECISE, CONSAPEVOLI di ciò che ci fa stare bene e, soprattutto, LIBERE.

Isabella Rosa Pivot

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