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FEDE E RELIGIONI | 23 gennaio 2020, 09:00

PAPA: I migranti non sono numeri né una minaccia

PAPA: I migranti non sono numeri né una minaccia

È ancora rivolto ai migranti — che «a volte l’inospitalità rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti» — il pensiero di Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI. Come la settimana scorsa, anche la mattina del 22 gennaio, nel cuore dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, il Pontefice è tornato a denunciare «l’ostilità degli uomini» nei confronti di quanti oggi «affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà»: ostilità connessa con il fatto che «sono sfruttati da trafficanti criminali» e «trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti», con l’aggravante — rimarcata da Francesco con un’aggiunta a braccio di scottante attualità — che «tante volte non li lasciano sbarcare nei porti».

Dopo aver concluso il ciclo di catechesi sugli Atti degli apostoli, il Papa è tornato a prendere spunto per la sua riflessione dal racconto del naufragio di san Paolo a Malta, scelto quest’anno come tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ne è scaturita un’accorata esortazione a «protestanti, ortodossi, cattolici» a «lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile».

Perché ciò — ha assicurato — «renderà tutti noi cristiani... esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito» e «avvicinerà ulteriormente all’unità». Infatti, ha chiarito, «come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo». Da qui l’esortazione a «testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio».

Anche perché, ha fatto notare il Pontefice, «oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti». Lo testimoniano «in tutto il mondo uomini e donne migranti» che lasciano la loro patria e «come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità».

Al termine della catechesi il Papa ha rivolto un particolare augurio ai «molti milioni di uomini e donne» che «nell’Estremo Oriente e in varie altre parti», il prossimo 25 gennaio «celebreranno il capodanno lunare».

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