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Il rosso e il nero | 22 gennaio 2020, 08:00

PENSIONI: CORRERE AI RIPARI (seconda parte)

PENSIONI: CORRERE AI RIPARI (seconda parte)

Se non si corre per tempo ai ripari, alla fine del prossimo anno, quando non ci sarà più la valvola di sfogo della famosa "quota 100" (62 anni di età e 38 anni di contributi), per andare in pensione ritornerà in auge con una sorta di "scalone" la soglia da raggiungere dei 67 anni e anche più per effetto dell'aumento nel tempo dell'aspettativa di vita dei lavoratori.

Questa è la situazione per far fronte alla quale sono in campo diverse soluzioni, che comunque comporterebbero, chi più chi meno, un aumento della spesa pubblica per pensioni. Tanto vale, dice qualcuno, tornare al passato, cioè a quando gli uomini andavano in pensione di vecchiaia a 65 anni e le donne a 60. Ma vediamole in dettaglio queste soluzioni alternative alla "quota 100".

C'è una proposta fatta dal prof. Brambilla, esperto in materia pensionistica e presidente dell'Istituto Itinerari Previdenziali. La sua ipotesi prevede una uscita a 64 anni di età, però suscettibile di aumento in funzione dell'adeguamento dell'età alla speranza di vita.

La proposta Brambilla richiede anche 37 o 38 anni di contributi versati e un calcolo della pensione col penalizzante sistema contributivo per tutti i periodi lavorativi, sia ante che post 1996. Una seconda proposta viene dal Partito Democratico che prevede la possibilità di andare in pensione a 64 anni di età con un minimo di 20 anni di contributi versati, ma anche qui con il calcolo contributivo per tutti e quindi con una perdita per chi ha anni di contributi versati col sistema retributivo.

Una terza proposta, infine, è quella elaborata dai Sindacati confederali: 1) età pensionabile a 62 anni. 2) 20 anni come minimo di contributi versati. 3) calcolo della pensione come previsto dalla riforma Dini del '95 e cioè, a seconda dei periodi lavorativi, col sistema retributivo, o misto, o contributivo.

Quest'ultima soluzione potrebbe essere la più soddisfacente per i lavoratori, magari -a mio avviso- con alcuni correttivi:

a) spostare il limite di età a 64 anni per tutti;

b) prevedere in compenso una pensione minima anche per chi va in pensione col sistema contributivo avendo iniziato a lavorare dall'1.1.1996 (in pratica le generazioni più giovani e le più penalizzate dal sistema in vigore);

c) stabilire degli incentivi pensionistici per i lavori più gravosi. Ma soprattutto è necessario eliminare, unico in Europa, il meccanismo dell'età pensionabile che aumenta  automaticamente con l'adeguamento alla speranza di vita.  (fine)                       

ROMANO DELL'AQUILA

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