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Il rosso e il nero | 15 gennaio 2020, 12:07

PENSIONI: EVITARE IL BAGNO DI SANGUE (prima parte)

PENSIONI: EVITARE IL BAGNO DI SANGUE (prima parte)

"Smettiamola di fare cassa con le pensioni, il ricalcolo contributivo è un bagno di sangue"! Così afferma Domenico Proietti, segretario confederale UIL. E credo che abbia ragione. Provate a immaginare: un lavoratore che vive con 1500 euro netti al mese, se andrà in pensione col sistema contributivo (cioè in base ai contributi versati e non alle retribuzioni percepite),  dovrà accontentarsi, nella migliore delle ipotesi, di una rendita pari a 750-800 euro al mese, cioè di circa la metà di quella percepita durante la sua attività lavorativa. E ciò proprio nella delicata fase finale della sua esistenza, quando i bisogni di assistenza aumentano...e costano. E' questo il tema che interessa milioni di lavoratori prossimi alla pensione.

E si tratta di un tema inter - connesso all'altro tema di attualità: la famosa "quota 100" in vigore fino al 2021 e con la possibilità di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Ma torniamo un po' indietro per avere il quadro preciso della situazione. Sulla base delle riforme che si sono succedute nel tempo, il sistema attuale  di calcolo della pensione è tripartito.

C'è un sistema "retributivo puro" (almeno fino al 2012) che favorisce chi al 31.12.1995  aveva già versato almeno 15 anni di contributi. C'è un  sistema "misto" per chi a quella data aveva meno di 15 anni di contributi versati e avrà la pensione in parte calcolata  col sistema retributivo fino al 31.12.95 e in parte contributivo per i contributi versati dopo quella data. C'è infine il calcolo "contributivo puro" per chi ha cominciato a lavorare dall'1.1.96.

E' ovvio che la maggiore fregatura riguarda proprio  questi ultimi lavoratori che, oltre ad andare in pensione (sempre nella migliore delle ipotesi) con circa la metà della loro ultima retribuzione, non potranno beneficiare neanche della "minima", cioè dell'integrazione della pensione ad una soglia minima di reddito, ora fissata a circa 600 euro al mese. E sì, perché con l'introduzione del calcolo contributivo della pensione (calcolata solo sulla base dei contributi versati) è saltato anche il diritto alla pensione minima, diritto che invece sopravvive - pensate un po'- per quelli più favoriti che andranno ancora in pensione col calcolo retributivo.

Ma i guai non finiscono qui. C'è, infatti, il problema dell'età pensionabile e cioè: quando si potrà andare in pensione? Subentra e si sovrappone, come dicevamo in precedenza, a questo punto il tema del dibattito odierno: quale futuro per le pensioni dopo il 31.12.2021, quando la famosa "quota 100" avrà esaurito la sua spinta propulsiva verso la pensione anticipata a 62 anni?  (segue)                   

ROMANO DELL'AQUILA

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