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ECONOMIA | 14 gennaio 2020, 17:00

Redditi e disuguaglianze, in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri

Si allarga la forbice della disparità tra i redditi: la differenza era di 5,21 volte nel 2008, è diventata appunto di 6,09 volte nel 2018

Redditi e disuguaglianze, in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri

Poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. È un triste primato quello registrato dal nostro Paese che, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2018, vede il 20% della popolazione con i redditi 6 volte più alti dei ceti più bassi. Una forbice che nell’ultimo decennio si è allargata: la differenza era di 5,21 volte nel 2008, è diventata appunto di 6,09 volte nel 2018.

La lettura delle statistiche evidenzia anche una differenza tra il Nord e il Sud: il minor divario tra ricchi e poveri si registra in Regioni come Friuli Venezia Giulia (4,1) e Provincia di Bolzano (4), mentre la forbice è a livelli record in Campania e Sicilia, dove il 20% benestante ha un reddito 7,4 volte superiore al quintile più disagiato della posizione.

Tra e cause che hanno portato all’ampliamento della forbice vi sono le conseguenze indotte dagli anni delle crisi che si sono abbattute soprattutto sul ceto medio che è andato progressivamente assottigliandosi. Dal 2008, l’anno in cui è scoppiata la crisi negli Usa che ha lambito l’Europa solo nella parte finale dell’anno, il differenziale tra ricchi e poveri è aumentato di una ulteriore unità: se allora valeva 5,21 volte, nel 2016 si era saliti al 6,27 volte (un record), per poi ridiscendere al 5,92 del 2017 e sfondare di nuovo la soglia del sei, a 6,09 volte, nel 2018.

 Il 20% della popolazione ha un reddito 6 volte superiore rispetto agli altri ceti Nell’eurozona il divario complessivo è di 5,07 volte, quello dell’Ue a 28 di 5,17 volte. Nel confronto con il resto d’Europa, quindi, l’Italia è ben più su, messa poco peggio della Spagna (6,03 volte), mentre è molto minore la disuguaglianza in Germania (5,07 volte) e soprattutto nella vicina Francia (4,23 volte). L’Italia è la peggiore, per ampiezza del gap, tra le nazioni più popolose. Nella lista dei 28 aderenti – guidata da Serbia, Bulgaria e Romania, con un divario rispettivamente di 8,58, 7,66 e 7,21 volte – si piazza al settimo posto.  Peggio di noi solo altri 4 Paesi: Lituania, Albania, Lettonia e Macedonia.

Il dato per regioni evidenzia che il divario, oltre che tra ricchi e poveri, è anche tra Nord e Sud. Nelle Regioni storicamente benestanti, è  meno larga la forbice tra chi ha di più e chi ha di meno. In questo caso le informazioni si fermano al 2017, anno in cui il minor divario si registra a Bolzano (4 volte la differenza tra i redditi) e in Friuli (4,1), seguite da Veneto e Umbria (4,2 volte).

Il Lazio segna un indice del 6,5, la Lombardia si ferma a 5,4 mentre Sicilia e la Campania registrano i divari più ampi: il 20% dei più ricchi ha un reddito che è 7,4 volte tanto la corrispondente fascia dei più poveri.  In Calabria il divario è di 7,1 volte, in Sardegna di 6,7. Al Sud fanno meglio Basilicata e Puglia, dove la forbice è calcolata in un divario di 5,5 volte.

bruno albertinelli

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