/ Panta Rei

In Breve

Panta Rei | 12 gennaio 2020, 19:14

Poveri cavalli se i politici si danno all'ippica

Poveri cavalli se i politici si danno all'ippica

Archiviate definitivamente le Festività, ci rendiamo conto che di festoso quest’anno c’è stato ben poco. Già depauperati da tempo del loro significato tradizionale che dava un senso alle celebrazioni, i giorni di festa sono passati sottotono, come gli addobbi di piazza Deffeyes, con l’albero mai così sparuto e senza neppure una pallina colorata ad illuminarlo di giorno. Profetica rappresentazione della crisi incombente?

Non bastasse la cronaca ad appesantire gli animi, la politica ci ha messo del suo a intristirci, proponendoci un “concerto di fine d’anno” davvero obbrobrioso. La cosa più penosa è stata vedere la foto, sui giornali, di un gruppo consiliare ridente e compiaciuto per aver messo al tappeto l’avversario, dolente e sanguinante nell’ultima seduta dell’assemblea. Incuranti del fatto che la loro presa di posizione stava gettando nel baratro anche i cittadini: ma come, si sta eseguendo un requiem in memoria della saggia amministrazione e tu intoni la marcia trionfale più svaccata e inopportuna?

Non è che il resto dell’orchestra trovasse l’armonia, ne abbiamo sentite di tutti i toni, soprattutto perché nessuno sembrava più sapere quale fosse la sua parte nello spartito. Hanno fatto di tutto, negli anni, per abituarci ai cambi di ruolo e di casacca, eppure continuano a volerci dimostrare che al peggio non c’è mai fine.

E’ pur vero che puoi dirti suonatore quando sei in grado di produrre suoni da uno strumento quale che sia, ma da qui a passare istericamente dai fiati, dove hai già dimostrato di saper strombazzare bene, alla grancassa, solo perché vuoi farti sentire più degli altri, eppoi inventarti di sana pianta un nuovo arnese senza collocazione….!

Se ti sei stancato del melodico e vuoi darti al rap, libero di farlo. Sennonché dovresti ricordarti che sei stato scelto in orchestra perché strimpellavi bene la pianola e ammetterai che vederti, di punto in bianco, inveire contro i compagni e fare corna a destra e a manca, un po’ di sconcerto nel pubblico delle grandi occasioni lo puoi anche creare. Poi è cominciata la solita litania monotona e fastidiosa del “non è stata colpa mia”, dello scaricabarile astioso e nevrotico fra gruppi ed ex gruppi.

Un fiume in piena di rivendicazioni stonate senza né arte ne parte, il cui risultato cacofonico ha fatto tappare occhi e orecchie ai cittadini,che hanno preso le debite distanze dall’abominevole spettacolo e, purtroppo, anche dalla politica. Tant’è, adesso entriamo in clima sanremese.

Cambia la musica ma non la solfa, tra candidature ed eliminazioni la polemica, ineluttabile come le elezioni, è già infuocata e non promette niente di buono, se non la solita stantia esibizione di facce che, vecchie o nuove che siano, puntano solo ad ammaliare la giuria e conquistare il mercato. Che poi disgraziatamente saremmo noi. Non ne possiamo più, non ci crediamo più, non li vogliamo più.

Ma se si dessero, come si suol dire, all’ippica? E buona notte ai suonatori, con buona pace per i poveri cavalli.

panta rey

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore