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Chez Nous | 11 gennaio 2020, 12:31

Basta la parola

Basta la parola

Fino al 1974 la tv trasmetteva Carosello, un appuntamento con la pubblicità. E tra i messaggi pubblicitari era particolarmente gustoso. Era interpretato da Tino Scotti e riguardava la pubblicità di un confetto antistitichezza. Il tutto era riassunto da un ‘Falqui. Basta la parola’.

Già! Basta la parola. Basta la parola per perdere la credibilità di una vita. Basta una parola per distruggere moralmente una persona. Basta una parola per fare insorgere allarmanti dubbi su pericolosi collegamenti. Basta una parola per finire in un’inchiesta giudiziaria.

Al di là degli esiti giudiziari dell'operazione Geenna il fatto che ci sia chi è finito della trituratore mediatico perché intercettato a chiamare Capo i suoi conoscenti è preoccupante.

Non so come, né quando, né perché Antonio Fosson avrebbe in qualche modo avuto contatti per scambio di voti con alcuni degli indagati nell’inchiesta Geenna. Ma dalle intercettazione che vengono centellinate dai giornali pare che una delle accuse nei confronti dell'ex presidente della Giunta, sia basata, anche, sul fatto che chiamava ‘capo’ un artigiano imbianchino, non me abbia l’imbianchino. Ma è reato chiamare capo un artigiano imbianchino?

Che un imbianchino determinasse la linea e le  scelte politiche di Fosson, visto che conosco entrambi, mi sembra davvero incredibile. L’artigiano imbianchino per tanti anni ha gestito i lavori di tinteggiatura dell’ospedale Parini di Aosta. Per anni l’imbianchino è stato uno dei tanti che ha vissuto, per lavoro, nei reparti, nei corridoi e sulle scale dell’ ospedaliero facendo così conoscenze tra i medici, gli infermieri ed il personale in genere.

Con alcuni la conoscenza si sarà sicuramente trasformata in amicizia. E forse è  proprio allora Antonio Fosson, che è stato raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta Geenna, ha conosciuto l’artigiano imbianchino che chiamava capo perché dirigeva il cantiere.

Il ciclone che ha investito l’allora presidente della Regione, Antonio Fosson e altri, è giunto in Valle dopo alcuni ‘pensionamenti’ eccellenti e di potenti boiardi regionali con i quali sono saltati alcuni tasselli del consolidato potere nella nostra regionale.

Tutto questo quasi a confermare, come da anni predica Alberto Bertin, l’esistenza di uno spaccato impressionante della nostra società valdostana in cui professionisti, massoni, rivelano una  allarmante e disarmante contiguità al crimine e al malaffare.

Non è solo un problema di responsabilità penale (che sarà accertata nelle sedi competenti) ma il crollo di ogni riferimento valoriale.

La politica, che dovrebbe essere una fucina di uomini formati ai suoi ideali, è diventata, sempre più, ricettacolo di faccendieri che mettono a disposizione del malaffare la propria rete di conoscenze e di relazioni.

E forse ci sarà chi, chiuso il processo Geenna, pagherà a caro prezzo vendette trasversali e per aver toccato qualche santuario consolidatosi negli anni e come tale convinto di essere intoccabile.

Non c'è operazione giudiziaria che possa debellare questo malcostume diffuso capillarmente nella nostra Petite Patrie.

Serve  il ritorno ai valori che abbiamo dimenticato, quelli che hanno ispirato la Resistenza.

Basta una parola per essere distrutti o per rinascere.

piero.minuzzo@gmail.com

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