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Il rosso e il nero | 27 dicembre 2019, 08:00

VOTO DI SCAMBIO E CONFLITTO DI INTERESSI

VOTO DI SCAMBIO E CONFLITTO DI INTERESSI

"Quanti sono gli affiliati?" Viene chiesto al Generale Pasquale Angelosanto, comandante del ROS dei Carabinieri. "Ci sono - lui risponde - "locali" ovunque: oltre che in Calabria ve ne sono in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Valle d'Aosta, Liguria e anche all'estero.

Ognuna, per le regole di 'ndrangheta, deve avere un numero minimo di 49 associati". Quindi, se tutto sta come sostengono le indagini in corso, ci troveremmo in Valle di fronte a circa 49 'ndranghetisti (altrimenti non si potrebbe parlare di "locale" valdostana)  che manovrerebbero da tremila a quattromila voti (secondo quanto sostenuto dagli stessi interessati) su novantamila voti che rappresentano l'elettorato valdostano. 

Tutti sul carro quadro a olio di Franco Grobberio

Ma il voto di scambio in Valle non può essere così circoscritto. Esso ha, a mio avviso,  altre contiguità, altri canali di riferimento, altre cellule (anche paramassoniche "in sonno"), che si appalesano in determinate circostanze e che trovano poi riscontro in occasione delle tornate elettorali.

Insomma, il voto di scambio in Valle è molto più ampio di quello recentemente emerso ed ha anche altre connotazioni. E qui è il caso di accennare alla seconda cancrena che ammorba la vita politica, qui come altrove ma che acquista in Valle una dimensione consistente: il conflitto di interessi! Voto di scambio e conflitto di interessi sono contigui e interscambiabili.

Secondo le definizioni correnti il conflitto di interessi è una condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un'alta responsabilità ad un soggetto che ha interessi personali in contrasto con tale responsabilità. Ebbene, in una realtà dove ci si conosce tutti data la ridotta dimensione demografica della regione, il conflitto di interessi si annida dappertutto.

Nei partiti dove le scelte dei dirigenti avvengono quasi sempre col metodo della cooptazione; nelle nomine per le aziende pubbliche controllate dove spesso  si realizza la figura del controllato/controllore di se stesso; nelle alte dirigenze burocratiche che nelle situazioni di crisi acquistano sempre più potere, aiutate in questo dalla scarsa competenza di molti politici amministratori; nella proliferazione di doppi e tripli incarichi pubblici in conflitto tra loro perché in capo alla stessa persona.

Se non si adotta un vero e proprio patto etico con nuove e rigide regole per far fronte a queste metastasi della vita pubblica sarà difficile venire a capo di una situazione dove molti, pur di salire sul carro del potere, giocano disinvoltamente le loro carte sulle spalle e sui bisogni dei più deboli.

Romano Dell'Aquila

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