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AGRICOLTURA | 26 dicembre 2019, 05:00

Donnas: Dura e pesante j'accuse della minoranza 'comune trascura allevatori valdostani'

Agricoltori-speculatori di fuori Valle acqusiscono ampie superfici di pascoli anche magri, in posizioni disagiate per poi monticare animali che vengono abbandonati a se stessi per l'intera stagione, spesso già ammalati e lasciati morire per "fare Uba" e incassare cinicamente i premi

Donnas: Dura e pesante j'accuse della minoranza 'comune trascura allevatori valdostani'

Prende le mosse da Bruxelles la denuncia dei consiglieri comunali di Donnas del gruppo Partecipazione e Libertà che osservano come negli ultimi anni i pascoli degli alpeggi della nostra Valle sono diventati decisamente interessante per gli allevatori delle altre regioni grazie a dei meccanismi perversi dei contributi europei, previsti per i titoli Pac - Politica agricola comune.

Si tratta di contributi legati alla superficie disponibile e ai titoli dell’azienda (1 titolo per 1 ettaro di superficie), in Valle d'Aosta hanno un valore di circa 100 euro per ettaro pascolato, fuori Valle, raggiungono un valore che varia dai 200 ai 1.000 euro per ettaro pascolato.

"Ecco spiegato - commentano i una nota i Consiglieri - l'interesse ad acquisire ampie superfici di pascoli anche magri, in posizioni disagiate per poi monticare animali che vengono abbandonati a se stessi per l'intera stagione, spesso già ammalati e lasciati morire per "fare Uba" e incassare cinicamente i premi". E così si sta diffondendo un fenomeno speculativo, per cui i canoni di affitto degli alpeggi, ormai in quasi tutte le vallate del vicino Piemonte, sono lievitati sino addirittura al 500%; aumenti sproporzionati che determinano l'impossibilità per gli allevatori locali di presentare un offerta.

"Un problema - sottolineano i consiglieri - che pare di poco conto ma che sta generando danni enormi alla collettività, oltre che sotto il profilo economico, soprattutto sotto il profilo sociale e ambientale". Partecipazione e Libertà evidenzia ancora che "gli allevatori valdostani rappresentano il presidio del territorio, mantenendo le nostre montagne, sistemando sentieri, ru e irrigazione diversamente che il mancato pascolamento dei pascoli porta in montagna alla naturale invasione dei pascoli da parte di specie arboree ed arbustive infestanti".

Il punto è che gli allevatori locali vengono tagliati fuori perché gli speculatori puri, ma anche alcune aziende zootecniche di pianura, possono offrire alle aste pubbliche delle cifre impossibili per gli allevatori di montagna. Mano a mano che gli affitti arrivano a scadenza, i contratti per i fondi agricoli sono sottoscritti per 6 anni rinnovabili per una volta, se i comuni li mettono a bando senza porre adeguati paletti, arrivano gli speculatori. Per questo motivo l'Assessorato regionale all'agricoltura e il Celva, da alcuni mesi stanno lavorando attraverso la predisposizione di un bando tipo per contrastare questo fenomeno e per tutelare l'allevamento e il presidio dei pascoli d'alpeggio dando importanza alla tutela delle nostre montagne e al prodotto di qualità.

"Essendo il Sindaco informato dei lavori in questione - lamentano i consiglieri di opposizione - non capiamo come sia potuto accadere che il Comune di Donnas abbia deciso, in perfetta solitaria, di procedere mettendo l’alpeggio di Bonze a bando senza attendere la conclusione dei lavori per la predisposizione del modello di bando. L’ennesima scelta scellerata. Un bando, quello pubblicato dal Comune di Donnas, della durata di 6 anni, carente da tutti punti di vista e addirittura illegittimo".

Per i consiglieri di minoranza, inoltre "risulta irregolare che vengano indicati nel bando ben 391 ettari di pascolo, quando di pascoli certificati, a Bonze, ve ne sono 67 ettari ed il resto è roccia. Un bando che, in maniera assurda, non indica nemmeno l’obbligo di presenza dei capi in alpeggio per un numero minimo di giornate e nemmeno il numero massimo e minimo di capi e il tipo di bestiame da poter portare in alpeggio”.

Insomma, come spiega il Capogruppo Fabio Marra, “un bando perfetto per attirare l’attenzione di certe ditte di fuori Valle più interessate ai fondi europei che al pascolo e all’attività zootecnica, che difatti, ci dicono, si sono presentate alla porta del Comune con una offerta di canone di affitto superiore del 550% rispetto a quanto messo a bando”.

Nella nota si legge ancora: “A seguito della nostra richiesta di ritiro del bando ed invito ad attendere il bando tipo del Celva, l'amministrazione comunale si è detta contraria al ritiro dello stesso, l'assessore Curti ha addirittura abbandonato l'aula consiliare bollando l'argomento come di nessun interesse, mentre la segretaria comunale Longis ha ribadito la regolarità dello stesso e che anzi, non sarebbe d'accordo ad utilizzare un bando che possa limitare la concorrenza, neppure agli ‘accaparratori di alpeggi’. Inutile dire che ci saremmo aspettati ben altro da parte di una amministrazione attenta al proprio territorio ed ai propri allevatori”.

Per i Consiglieri di Partecipazione e Libertà si dicono “stupiti che Giunta comunale non abbia compreso fin da subito che, così facendo, si rischia di perdere una rete di presidi naturali che i nostri storici allevatori conservano e curano, favorendo diversamente imprenditori che guardano solamente al proprio profitto, dimenticandosi che quegli alpeggi sono il primo baluardo contro il dissesto idrogeologico delle nostre montagne”.

red. cro.

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