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CRONACA | 14 dicembre 2019, 11:17

Inchiesta Egomnia: 'Noi siamo un pò in tutti i partiti...' Così la 'ndrangheta vinse le 'sue' regionali nel 2018

L'avvocato Sandro Sorbara, fratello del consigliere regionale sospeso agli arresti da gennaio, 'quando Marco è finito in carcere, quelli che volevano buttare via la chiave della cella sono quelli che oggi tirano in ballo la presunzione di innocenza per sé stessi'

Laurent Vierin e Alessandro Giachino in una delle tante fotografie scattate dai carabinieri

Laurent Vierin e Alessandro Giachino in una delle tante fotografie scattate dai carabinieri

"Noi mal che vada saremo in quattro...cinque parti...": così nella sua auto diceva la mattina del 21 maggio 2018, quando ancora non si sapevano i risultati dello spoglio delle elezioni regionali, Alessandro Giachino a Marco Fabrizio Di Donato, due dei 19 indagati nell'ambito dell'operazione Geenna della Dda di Torino, i cui nomi compaiono anche nella nuova inchiesta Egomnia dei carabinieri di Aosta assieme a quelli dei maggiori esponenti politici autonomisti. Un'inchiesta per la quale gli investigatori dell'Arma hanno notificato nelle scorse settimane avvisi di garanzia per il reato di voto di scambio al Presidente della Giunta, Antonio Fosson; agli assessori regionali Laurent Vierin (Turismo e Sport) e Stefano Borrello (Opere pubbliche) e al consigliere regionale Luca Bianchi (Uv). Accertamenti sono stati svolti e sono tuttora in corso anche su altri consiglieri e assessori regionali, ai quali però non sono ancora state formulate accuse.

Intercettati dai carabinieri con un sistema satellitare i pluripregiudicati Giachino e Di Donato si rallegravano perchè i candidati per i quali si erano impegnati erano stati tutti eletti; la strategia della presunta 'ndrina aostana era stata quella di 'puntare' su più liste autonomiste per far eleggere più candidati possibili, e si era rivelata vincente. Così ad esempio Alessandro Giachino il 4 maggio 2018 aveva messo a disposizione la propria abitazione per un incontro tra l'allora Presidente della Giunta e leader di Uvp Laurent Viérin e Roberto Di Donato, fratello di Marco e anch'egli arrestato lo scorso gennaio; ma lo stesso Giachino il 22 maggio ovvero due giorni dopo le elezioni regionali viene intercettato dai carabinieri mentre è al telefono con l'unionista Renzo Testolin al quale spiega, parlando anche a nome dei fratelli Di Donato, che "quello che abbiam potuto fare abbiam fatto" e Testolin gli risponde per due volte "grazie di tutto, grazie di tutto eh..." poi concordano di organizzare "una mangiata".

Scrivono i carabinieri nell'annotazione di polizia giudiziaria che "Testolin è stato l'unico degli eletti della lista dell'Union Valdotaine che ha incrementato il numero di voti rispetto alle elezioni regionali del 2013; in particolare ha avuto un aumento di più di 700 preferenze, passando dalle 1590 del 2013 alle 2291 del maggio 2018".

La 'pax valdostana' sembra finita...

Nel fascicolo di Egomnia tante sono le foto a corredo delle intercettazioni e delle annotazioni di pg perchè, secondo gli investigatori, "le immagini spiegano meglio delle parole il livello di penetrazione raggiunto dal 'locale' di Aosta" e per dar forza a questo concetto vi affiancano la foto (a lato, scattata da un incaricato dell'Ufficio stampa della Regione) di quella che considerano "l'emblematica stretta di mano tra Laurent Vierin, all'epoca Presidente della Regione e Prefetto, con Rosy Bindi, Presidente della Commissione parlamentare Antimafia". Era il 19 ottobre del 2017, qualche mese prima dell'avvio della campagna elettorale condotta per Vierin, secondo gli inquirenti, dai fratelli Di Donato. Bindi aveva svolto audizioni ad Aosta e si era detta stupita del fatto che in Valle non si fosse mai indagato per voto di scambio: "C'è (In Valle d'Aosta ndr) una presenza significativa di famiglie riconducibili in maniera particolare alla 'ndrangheta -  aveva detto Rosy Bindi - che ha assunto tutte le caretteristiche tipiche della presenza della criminalità organizzata nel Nord. Non ci sono atti di violenza, né atti di estorsione, qui sembra vigente il metodo della pax valdostana...". 

I quattro 'punti cardinali' che formano il voto di scambio

Non mancano nemmeno le spiegazioni 'didattiche', utili a capire come si è giunti alle accuse, nel fascicolo di Egomnia. Un capitolo è dedicato agli "elementi costitutivi del reato di scambio elettorale politico-mafioso": perchè si configuri, sono necessari "l'accettazione della promessa di procurare voti" da parte del politico; "la forza intimidatrice e il riconoscimento come mafiosi" imposti dai membri della 'locale'; "la condizione di omertà e assoggettamento" in cui si pone il politico dopo aver accettato lo scambio e infine "il contenuto dell'accordo", l'erogazione o la promessa di denaro o altra utilità.

p.g.

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