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CRONACA | 05 dicembre 2019, 14:30

La notte di San Kloas, ai bambini di Gressoney porta mele noci cioccolato

Come un severo vescovo proveniente dall'attuale Turchia è diventato il gioviale dispensatore di doni natalizi che cala dal Polo Nord

La notte di San Kloas, ai bambini di Gressoney porta mele noci cioccolato

Per i bambini di Gressoney il 6 dicembre è sempre stato il giorno più atteso dell’anno: arriva San Kloas (San Nicola) a portare i doni! Nei tempi antichi, alla vigilia della festa, i bambini si ritrovavano dopo la scuola per andare di casa in casa, portando un bigliettino (welpe) sul quale ognuno scriveva il proprio nome e la frase “Passerà San Kloas?” Quasi sempre veniva loro risposto di sì; il padrone di casa raccoglieva i bigliettini e li riponeva in una scodella, in cui al mattino dopo si ritrovavano, dono di San Nicola, noci, nocciole, mandorle, una mela o un’arancia, a volte un pezzo di cioccolato e, se qualche bambino era stato un po’ disobbediente, una verga!

A casa della propria madrina, ogni bimbo trovava sempre qualcosa in più: un quaderno, una penna, una scatola di colori e talvolta una scodellina di latte d’asina, animale che accompagnava sempre il Santo nella sua distribuzione di doni. Delle strenne regalate da San Kloas si poteva consumare tutto, tranne le noci: si racconta infatti che quando nevicava abbondantemente, i bambini, sapendo che sarebbe stato difficoltoso rincasare da scuola, portavano con sé pane di segale e noci, da sgranocchiare per pranzo.

Inoltre credenza comune era che quelle noci fossero benedette dal Santo e che pertanto potessero proteggere da ogni pericolo coloro che le tenevano in tasca. La festa, ispirata alla tradizione germanica, è una usanza walser ancora molto sentita dai bambini che aspettano con trepidazione l‘arrivo di San Nicola.

San Nicola era  un greco nato intorno al 280 d.C. che divenne vescovo di Mira, cittadina romana del sud dell’Asia Minore, l’attuale Turchia. Nicola si guadagnò la reputazione di fiero difensore della fede cristiana in anni di persecuzioni e trascorse molti anni in prigione finché, nel 313, Costantino emanò l’Editto di Milano che autorizzava il culto.

red. cro.

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