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Panta Rei | 30 novembre 2019, 10:00

Traffici veicolari, politici e pedonali

Traffici veicolari, politici e pedonali

Raggiungere il centro Aosta, in auto, intorno alle otto del mattino presenta spunti di allucinante irrazionalità da ridere, non fosse che a quell’ora siamo tutti sull’incavolato aggressivo e quindi tendiamo ad ignorarci l’un altro per il bene comune. Il guaio è che quell’ignorarci sostanzialmente corrisponde a farsi gli interessi propri.

Sembriamo politici all’arrembaggio, apparentemente rispettosi delle altrui esigenze, in realtà decisi a mantenere il proprio posto nel pubblico a qualsiasi costo, fosse anche la guerra. La cosa bella, non vorrei dire l’unica, è il vigile volontario che assiste i bambini nell’attraversare la strada per andare alla scuola dell’Arco d’Augusto: presente da anni, imperturbabile e impettito nella sua giacca d’ordinanza, ci ricorda come il volontariato e la solidarietà, oggigiorno sempre più rari, funzionano ancora malgrado le incongruenze delle istituzioni.

Il primo ostacolo sono, manco a dirlo, le rotatorie: non bastassero moto e biciclette che incoscientemente ti sorpassano ovunque e comunque, sai benissimo che il tuo diritto alla precedenza è pura utopia. Brutto a dirsi, ma il novanta percento di chi ti taglia la strada sono donne. Assurdo pensare ad un rimasuglio del bon ton ottocentesco, quando la precedenza era dovuta per ragioni di cavalleria. Non sarà piuttosto l’influenza pubblica delle odierne donne in carriera che tendono a porsi a destra della scena politica? E quindi, figurarsi se lascio passare uno che arriva da sinistra….

Avete poi notato quanto i furgoni aziendali, dell’igiene urbana e non ultimi i bus pubblici siano diventati bellicosi? Non c’è stop, né alcuna basilare regola di “buona creanza” stradale che tenga, se vogliono passare lo fanno punto e basta. Prova ad obiettare e dai finestrini spuntano braccia minacciose, dita maleducate e, puntuale, la risposta “Ma io sto lavorando!”

Io invece non sto forse cercando di arrivare in orario al mio, di lavoro?

La solita guerra tra poveri: siamo tutti sulla stessa barca, che se collaborassimo arriverebbe sicura al porto designato, invece ci sparpagliamo in una miriade di egoismi personali che finiscono per bloccarci tutti nello stesso stallo. Non vi viene in mente una situazione simile nei palazzi della politica? Nelle vie mi accolgono, già da metà novembre, le luci natalizie con sempre più anticipo sull’anno precedente, una gara a chi scatena prima la kermesse bulimica degli acquisti di fine anno.

Proprio come certi politici che, appena fiutano l’aria di elezioni partono in quarta con la campagna elettorale anche se mancano mesi alle urne, pur di reclamizzarsi per tempo come il miglior panettone, pardon governatore possibile. Finalmente in centro, ecco l’apoteosi dell’ottusità: siamo in due file ininterrotte che si oppongono, stretti come sardine (ops…) e a passo d’uomo.

Il mio percorso mi obbliga a svoltare a sinistra, metto la freccia e aspetto. Aspetto… Aspetto… A chi mi incrocia lasciarmi passare non costerebbe un minuto, in compenso disintaserebbe la fila che si blocca dietro di me. Niente. Vorrei fotografare le facce di chi finge indifferenza e guadagna perentoriamente il mezzo centimetro che gli permette bloccare la mia svolta, disposto a passarmi sul cofano pur di non cedere sulla sua posizione.

Non vi vengono in mente alcuni personaggi d’assalto, che pur di non arrendersi all’avversario si affannano in insulti, sgarbi e cafonerie deliranti? Lo so, non mi è nuovo il raffronto tra l’andamento del traffico e quello politico.

Se tanto mi dà tanto, però, attualmente la situazione è peggiorata, anche nella nostra petite patrie: la politica litigiosa, sgomitante e costantemente pronta a cambiare rotta ha preso piede anche da noi influenzando l’animosità dei cittadini, che più si stufano della politica e più si sfogano sulla società.

Ma tant’è, ci tocca andare a lavorare e prima o poi anche a votare, provassimo a scendere a patti con la ragione in entrambi i casi?

Panta Rey

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