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Il rosso e il nero | 27 novembre 2019, 10:00

UN SECONDO STATUTO DI AUTONOMIA? (prima parte)

UN SECONDO STATUTO DI AUTONOMIA? (prima parte)

"Nel grande ambito europeo ciascun popolo sa di rappresentare una minoranza composita perché l'Europa nasce composita e la sua forza nasce dal saper unire le diversità", e ancora, "la memoria è la pietra angolare contro pericolosi virus che sono in agguato, sempre pronti ad infettare i tessuti vitali delle nostre società". Queste le parole del Presidente Mattarella  in una cerimonia commemorativa a Castel Tirolo (Bolzano).

Può allora la Valle d'Aosta, regione alpina a statuto speciale, aspirare a diventare "una piccola Europa nel cuore dell'Europa", come il Presidente Mattarella ha definito l'Alto Adige? E qui sovviene la memoria di ciò che sarebbe potuto essere e che invece non è stato. E' la annosa e dibattuta questione  della "garanzia internazionale" per la Valle d'Aosta.

Siamo nel 1946 ed è in corso la Conferenza di pace di Parigi per definire gli assetti geopolitici conseguenti al secondo conflitto mondiale e le vicende valdostane in quella Conferenza sono degne del teatro dell'assurdo. Federico Chabod, d'accordo con Mons. Joconde Stevenin, chiede (essendo lui impegnato a Roma proprio per lo Statuto d'Autonomia valdostana) ad Alessandro Passerin d'Entreves, "persona molto conosciuta negli influenti ambienti diplomatici inglesi",  di rappresentare con altri la Valle alla Conferenza per perorare la causa della garanzia internazionale. Ma Passerin ha molte riserve al riguardo e rinuncia, scrivendo all'amico Federico: "Tu sai che tutta la mia azione in passato è stata rivolta ad impedire che la questione valdostana venisse posta sul piano internazionale". (estratto dal libro di Sergio Soave su Federico Chabod politico. Ed. Il Mulino).

E', forse,anche  questo uno dei tanti motivi per cui la questione della garanzia internazionale per la Valle si è persa nel '46, tra mille incertezze e avvenimenti rocamboleschi, nei meandri dei conciliaboli ministeriali di Parigi, senza nessuna presa in considerazione (vedi anche il libro di G. Torrione, Tàppa lo ba. Ed. Musumeci). Eppure quello era il momento buono per una vera autonomia valdostana che, così, è rimasta incompiuta.

Chabod aveva capito che quella via supportava la sua "concezione di frontiera" quale raccordo, carrefour, tra nazionalità diverse con larga e proficua circolazione di idee, senza rischiare di finire in un cul de sac Secondo lo storico Soave "l'autonomia stessa per Chabod era intesa non  come la semplice espressione di un particolarismo da difendere in modo chiuso e protettivo, ma come la traduzione istituzionale di una diversità che, in quanto tale, poteva operare nel profondo delle relazioni di popoli e nazioni confinanti" (come del resto accaduto, grazie anche a De Gasperi, per l'Alto Adige).  (continua)     

Eomano Dell'Aquila

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