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FEDE E RELIGIONI | 09 novembre 2019, 09:00

PAPA: Una rivoluzione culturale per contrastare ingiustizia, xenofobia e nazionalismo

PAPA: Una rivoluzione culturale per contrastare ingiustizia, xenofobia e nazionalismo

Per contrastare ingiustizia, xenofobia e nazionalismo — “mali” che «spesso s’incistano nelle strutture di una società» — urge una “rivoluzione culturale” in grado di produrre una «trasformazione del nostro sguardo collettivo, dei nostri atteggiamenti, dei nostri modi di percepirci e di situarci dinanzi al mondo».

L’appello di Papa Francesco è riecheggiato nella mattina di giovedì 7 novembre, nella Sala Clementina del Palazzo apostolico vaticano, durante l’udienza ai partecipanti all’incontro per il cinquantenario del Segretariato della Compagnia di Gesù per la giustizia sociale e l’ecologia, in corso a Roma.In un lungo e articolato discorso in lingua spagnola il Pontefice ha ricordato come i gesuiti, fin dagli inizi, siano stati chiamati «al servizio dei poveri» perpetuando quella tradizione «fino ai nostri giorni», grazie soprattutto a padre Pedro Arrupe, preposito generale dal 1965 al 1983.

«Per lui tutti i ministeri della Compagnia dovevano rispondere alla sfida di annunciare la fede e al contempo di promuovere la giustizia» — ha fatto notare Francesco nella sua rievocazione delle origini del Segretariato — al punto che «ciò che fino ad allora era stato un incarico per alcuni gesuiti, doveva divenire una preoccupazione di tutti».Da tali premesse è scaturita una riflessione nella quale il Papa ha messo al centro tre aspetti: i poveri, luogo d’incontro con il Signore; seguire Gesù tra i crocefissi; e aprire cammini alla speranza.

Dal primo, il Pontefice ha tratto l’esortazione a non smettere «di offrire questa familiarità con i vulnerabili. Il nostro mondo spezzato e diviso — ha detto — ha bisogno di costruire ponti affinché l’incontro umano permetta a ognuno di noi di scoprire negli ultimi il bel volto del fratello», che «esige nel suo bisogno la nostra cura e la nostra solidarietà».

Per il secondo tema il Papa ha preso spunto dalle «situazioni di ingiustizia e di dolore umano» che «in questo momento abbondano»: dalla tratta di persone, alle espressioni di xenofobia, dalla ricerca egoista dell’interesse nazionale, alla disuguaglianza tra Paesi e all’interno degli stessi, fino al maltrattamento e all’offesa della «nostra casa comune». Tutto ciò, ha esortato, «comporta un insieme di compiti» che va dall’accompagnamento alle vittime, all’attenzione ai bisogni umani. «Ma la nostra risposta — ha ammonito — non può fermarsi qui. Abbiamo bisogno di una vera “rivoluzione culturale”» e di un «lento lavoro di trasformazione delle strutture, per mezzo della partecipazione al dialogo pubblico, là dove si prendono le decisioni che condizionano la vita degli ultimi».

E poiché molti gesuiti «hanno avviato opere di servizio ai più poveri, opere di educazione, di attenzione ai rifugiati, di difesa dei diritti umani e di servizi sociali in molteplici campi», Francesco ha chiesto di continuare «con questo impegno creativo, sempre bisognoso di rinnovamento in una società dai cambiamenti accelerati».

Infine la consegna ad aprire cammini di speranza: in proposito il Pontefice ha di nuovo riproposto l’eredità di padre Arrupe, morto mentre rientrava dalla Thailandia, dopo aver lavorato in un campo di rifugiati, «con gli scartati», soffrendo «con quella gente, con quei gesuiti che stavano aprendo una breccia in quel momento».

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